Tutti presenti i componenti del consiglio regionale dell’Assostampa al tribunale di Enna, per mettersi a fianco dei due giornalisti Giulia Martorana de “La Sicilia” e Josè Trovato del “Giornale di Sicilia”, accusati di favoreggiamento nella vicenda dell’omicidio del venditore ambulante armerino, Carmelo Governale, avvenuto il 20 ottobre del 2007, e la cui prima udienza si è svolta questa mattina prima con il Gup David Salvucci, che si è dichiarato incompatibile in quanto sta trattando il processo a carico degli autori di questo omicidio, i fratellastri Umberto ed Enrico Castronovo.
Martorana e Trovato, come scrive il pm Marcello Cozzolino “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso e in qualità di giornalisti pubblicisti e per tanto non esonerati, ai sensi dell’articolo 200, comma 3, del codice di procedura penale, dal rivelare le fonti delle notizie di carattere fiduciario ricevute”, rivelarono attraverso i rispettivi quotidiani del 9 settembre del 2008 che il cadavere carbonizzato, rivenuto 11 mesi prima, era quello di Carmelo Governale ucciso con quattro colpi di pistola.
Il processo è passato velocemente al giudice monocratico, Giovanni Milano, che ha consentito, nella fase preliminare, all’avvocato Salvatore Timpanaro del foro di Nicosia di trattare la legittimità costituzionale di questo processo, sostenendo con dati di fatto, con giudizi in Cassazione, con articoli della Costituzione italiana e quella europea che non vi è differenza sostanziale tra giornalisti professionisti e pubblicisti, specie quando questi giornalmente lavorano nel campo della cronaca giudiziaria. Un preliminare, durante il quale, l’avvocato Timpanaro, difensore di Trovato, condiviso dall’avvocato D’Alessandro, difensore della Martorana, molto importante perché ha consentito all’avvocato Timpanaro dimostrare, senza ragionevole dubbio che non può esistere divisione tra le due categorie di giornalisti, perché entrambi hanno la stessa funzione e, quindi hanno il diretto di avere lo stesso trattamento, così come ha dichiarato la Corte Costituzionale con la sentenza n.39 del 2008, e non sono tenuti a rivelare le proprie fonti di informazione. Il giudice monocratico Giovanni Milano ha ascoltato con grande attenzione l’arringa dell’avvocato Timpanaro, e quindi si è riservato di dare una risposta, rinviando l’udienza al prossimo 3 giugno. Accogliere la legittimità costituzionale, avanzata dall’avvocato Timpanaro, e condivisa dall’avvocato D’Alessandro significherebbe equiparare i giornalisti pubblicisti ai professionisti, e quindi, avere il diritto di non citare le proprie fonti di informazione. “Si tratta di un atto di solidarietà scontata verso i colleghi imputati – ha dichiarato Alberto Cicero – ma è anche la chiara testimonianza di un sindacato in prima linea vicino a tutti i colleghi in difesa della libertà di stampa”. “La categoria – ha detto il presidente del consiglio regionale Daniele Billitteri – ha urgente bisogno di una nuova legge che sia specchio fedele dei tempi e che tuteli i giornalisti che svolgono questa professione”. “Aver sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione all’attività dei giornalisti pubblicisti – ha commentato Gigi Ronsisvalle, vicesegretario nazionale della Federazione Italiana della Stampa – conferma la vetustà e l’inadeguatezza della legge istitutiva dell’Ordine, ormai troppo lontana dalla realtà dei veri giornalisti, impegnati giornalmente dentro e fuori le redazioni, e l’inadeguatezza di un ordine professionale incapace di interpretare le reali esigenze dei colleghi e di rappresentarli e difenderli adeguatamente. Una seria e profonda riforma non può più essere ormai solo uno slogan ma è un obbligo per l’intera categoria”.






