ANCHE LA CULTURA NON PUÒ FARSI A COSTO ZERO

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La dico a brutto muso: i giornali sono in crisi e non possono permettersi di regalare spazi, che debbono essere riservati alle notizie e agli approfondimenti. Eppure i tanti convegni che fioriscono in Sicilia pretendono di ottenere sui giornali e sulle tv private uno spazio ‘congruo’ in nome della cultura, senza pensare che il giornale è un’azienda con professionisti e tecnici che ogni giorno lo formano e che costano. Costa tutto, costano gli stipendi, costano i canali di informazione. Invece i convegni si sentono esonerati da qualunque peso, perché ogni argomento trattato viene considerato ‘importante’.

Avviene che a moderare i dibattiti venga chiamato un giornalista di un certo nome, nella previsione che poi scriverà magari il pezzo sul convegno, trovando lo spazio ‘adeguato’ a costo zero. Con in più il fatto che questo giornalista, che per arrivare alla sua posizione di prestigio ha dovuto faticare per un’intera carriera, solitamente non viene retribuito. Sempre in nome della cultura. Non vogliamo dire come Tremonti che ‘con la cultura non si mangia ’ perché i dibattiti veramente importanti una loro collocazione, piccola o grande che sia, la meritano, però diciamo che attorno a questi convegni girano soldi attraverso le sponsorizzazioni, anche degli enti locali . E dunque pretendere attraverso sollecitazioni amichevoli che lo spazio sui giornali debba essere gratis e che i moderatori debbano partecipare gratis, non ha alcun senso.

Fossimo in tempi di vacche grasse, potremmo dare spazio a tutti, ampliando la foliazione, ma questo non è più possibile. Quindi vanno bene convegni e dibattiti, ma anche questi debbono pagare un prezzo alla pubblicità. Perché, vedete, la pubblicità è ossigeno per i giornali che vogliono mantenere la loro assoluta indipendenza. Senza la pubblicità, senza la sponsorizzazione degli eventi, ne soffrono tutti, giornali, organizzatori di convegni e lettori. Occorre quindi cambiare mentalità e pensare che i giornali non possono regalare spazi, né fare operazioni culturali a perdere.
Anche la cultura ha un suo prezzo, e gli spazi pure.

TONY ZERMO

La Sicilia 2 marzo 2011








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