Enna. Circa il 90 per cento dei cittadini della provincia ha pagato l’Imu, hanno capito che poteva servire a tutto il paese, hanno risposto positivamente, un dato molto significativo perché dimostra grande responsabilità e senso del dovere. Enna è il comune ad aver ritoccato l’aliquota dell’Imu per la seconda casa, ma per la prima casa ha apportato delle modifiche cercando di venire incontro a coloro i quali hanno magari una buona casa, ma un introito modesto. Enna, tra l’altro è il comune che solo da poco è uscita dal dissesto finanziario. Da una ricerca fatta è emerso che alcuni comuni, nonostante sia scaduta la prima rata ancora non hanno neppure deciso, facendo sì che la prima rata comprendesse quanto previsto dalla legge, senza aggiungere o ridurre qualcosa , mentre altri, come Leonforte, ancora non hanno neppure approvato il bilancio di previsione. Sul capoluogo ennese l’aliquota approvata è del 0,4 per cento sulla prima casa (proprio come previsto dalla legge per chi ha solo una proprietà), e del 0, 86 per cento per la seconda. La novità, che differenzia il capoluogo dal resto della provincia – quantomeno tra le città più grandi – è proprio quest’ultima: altrove è del 7,6 per mille, il minimo previsto dal decreto Monti, noto in particolare per aver introdotto, con il nome di Imu, la vecchia Ici sulla prima casa. Il capoluogo si mantiene al minimo, appena l’1 per cento, invece, l’Imu sulle proprietà rurali per non danneggiare il mondo dell’agricoltura. A Nicosia, ancora le aliquote non sono state determinate. E così i nicosiani hanno pagato a giugno le aliquote minime a 4 e 7,6 per mille – in attesa che si deciderà, presumibilmente, entro la fine dell’estate, quando tornerà a riunirsi il consiglio comunale. Il discorso è assimilabile a Leonforte, dove però la situazione è complicata per quel che riguarda il bilancio. “Ancora il consiglio deve stabilire l’aliquota – ha dichiarato il sindaco– lo farà prima del bilancio, che scadrà il 30 agosto, dunque tra la fine di luglio i primi di agosto”. L’esercizio finanziario, nella cittadina leonfortese, è in ritardo in particolare perché gli amministratori hanno atteso per comprendere quali saranno i prossimi tagli ai trasferimenti: non ci sono particolari certezze sulle previsioni in entrata, per cui è possibile che le aliquote subiscano un ritocco. Anche a Piazza Armerina, Barrafranca e Pietraperzia, per il momento, le aliquote restano bloccate al minimo previsto dalla legge. Un minimo per cui, tra l’altro, i comuni non ottengono il “massimo”, tutt’altro: sull’aliquota del 7,6 per mille prevista per le “seconde” case – ma anche per le terze o quarte, e così via – la metà va a finire nelle casse dello Stato. Ad Agira, altra cittadina dove il consiglio deve ancora decidere, il presidente del Consiglio sottolinea: “La volontà è consultare i cittadini e le forze politiche, per adottare una tariffa che sia condivisa. Comunque cercheremo di portare il provvedimento in consiglio il prima possibile”.






