Settimana Santa. Enna: I Riti e una Pasqua d’altri tempi

Inserita da il Feb 14th, 2013 e archiviata in *Home Gallery Foto 1, Settimana Santa Enna. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo tramite RSS 2.0.

I riti iniziano la mattina della Domenica delle Palme dalle pendici della città. Da Papardura i confrati della Passione rievocano l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Tra gli osanna viene celebrato il rito della benedizione delle palme, nel pomeriggio il Collegio dei Rettori, che fu istituito nel 1714 per decreto del viceré di Sicilia, composto da tre rappresentanti di tutte le confraternite, muove dalla chiesa di Montesalvo (a pochi metri dal centro geografico della Sicilia) e rispettando l’ordine delle precedenze, si reca in duomo per l’ora di adorazione. Subito dopo inizia la tradizionale processione delle quindici confraternite, che da Domenica sino a Mercoledì si recano in duomo, ad intervalli di un’ora l’una dall’altra.

La confraternita, che nella parlata ennese viene chiamata “ura”, appunto per il predisposto orario in cui ognuna di esse giunge in duomo, procede con le insegne abbrunate, con il vestiario tramandato dal costume spagnolo: un camice bianco, un cingolo ai fianchi, uno scapolare, la mantellina colorata (in dialetto mantiglia dallo spagnolo mantillas), i guanti bianchi, il cappuccio con la visiera abbassata e una corona di vimini in testa. Le croci, le insegne, i lunghi lampioni, chiamati blannuna (dallo spagnolo blandon), cioè cerone, sono portati in processione e disposti secondo un ordine che è tradizionale. Dalla chiesa di S.Giovanni parte la prima Confraternita della Compagnia Maria SS. del Rosario. Fondata intorno al 1687, sciolta nel 1782 e ricostituita nel 1787, nuovamente sciolta nei primi anni del 1900 fu ancora una volta ricostituita nel 1932, ha la mantellina bianca. Sempre domenica segue la Confraternita del SS. Crocifisso di Pergusa, fondata nel 1973, ha l’antico costume spagnolo, è l’unica che non usa la mantellina, utilizza un cappuccio a punta rigida e muove dalla Chiesa di S. Leonardo. Continua la Compagnia della Passione, fondata nel 1660, i primi confrati erano 33 come gli anni di Cristo. E’ loro privilegio portare i ‘Misteri’ simbolo della passione e la loro mantellina è di colore rosso scarlatto. I ‘Misteri’ disposti su vassoi seguono un ordine preciso, ventiquattro sono di numero. Chiude la giornata di domenica dalla chiesa del SS. Salvatore, l’omonima confraternita istituita nel 1261 sotto la denominazione sveva, è la più antica confraternita, la loro mantellina è di colore giallo intenso. I riti della prima giornata si chiudono con il rientro della processione dell’Ecce Homo nella chiesa di S.Leonardo. La mattina del Lunedì Santo dalla chiesa di Montesalvo la Confraternita di Maria SS. della Visitazione, meglio conosciuta con il nome di ‘Nudi’ o ‘Ignudi’. Fondata nel 1874 il vestiario avuto nel 1600, da cui risale, è composto dalla ‘cammisa’ e dalla ‘vistina’ bianca e da una mantellina di colore azzurro. Nel pomeriggio, dalla chiesa di S.Agostino, la Confraternita Maria SS. delle Grazie, istituita nel 1835 dalla fusione di tre congregazioni: il Collegio di San Nicola di Bari del 1608, la Congregazione di Santa Monica degli Agostiniani del 1660, e la Compagnia di Maria SS. della Cintura. La loro mantellina è di colore rosa pallido. Dalla chiesa di S.Tommaso è la volta della Confraternita della Compagnia del SS. Sacramento, ricostruita nel 1935 ma già esistente nel 1687 come compagnia dei ‘Bianchi’, la loro mantellina è bianca. Chiude il giorno di lunedì dalla chiesa della Donna Nuova l’omonima Confraternita, fondata nel 1531 ebbe numerosi privilegi dai Re di Spagna e attestati che andarono perduti durante il bombardamento del luglio 43, la mantellina è di colore celeste; sotto di essa uno scapolare e una fascia dello stesso colore, con due risvolti a nappe che pendono dal lato sinistro. Martedì inizia la Confraternita dello Spirito Santo, fondata nel 1800 ha la mantellina di colore amaranto, sul camice una fascia verde, e verdi pure i guanti. Segue l’Arciconfraternita delle Anime Sante del Purgatorio, istituita nel 1615, nel 1712 fu onorata dal viceré di Sicilia dei titoli di Venerabile, dal 1789 ha il privilegio di portare le ‘mazze d’argento’ con gli stemmi simbolo della città. Muove dalla chiesa delle Anime Sante, la mantellina e i guanti sono di colore nero con a sinistra lo stemma del teschio con due ossa incrociate. Dal Santuario di S. Giuseppe parte la processione del collegio di questa chiesa, fondato nel 1580 dall’unione di tre collegi: la Passione di S. Giuseppe del 1509, S. Apollonia del 1557 e S. Girolomo del 1516, la mantellina è di colore verde oliva.
Il Mercoledì Santo è l’ultimo giorno in cui le confraternite si recano in duomo per l’ora di adorazione, la prima a muoversi è la Confraternita di Maria SS. di Valverde, fondata alla fine del 1700 e ricostituita nel 1935, si presuppone che sia stata la prima comunità cristiana ennese, la mantellina è di colore verde intenso. Dalla chiesa di S.Maria del Popolo muove la Confraternita del Sacro Cuore, fondata nel 1839, il vestiario comprende una mantella in pregiato tessuto rosso damascato. Originariamente il camice dei confrati del Sacro Cuore di Gesù aveva la coda. Dalla chiesa dell’Addolorata la sfilata dell’omonima confraternita, con le code dei camici che strisciano per terra, la mantella di colore viola, fu fondata nel 1875. L’ultima confraternita è la Compagnia di Maria SS. Immacolata, muove dalla chiesa di S.Francesco. Fondata nel 1754 e approvata nel 1785, riuniva due confraternite: ‘delli Cordigeri’ del 1400 e di ‘S.Orsola’ del 1613, la mantellina è color latte. In Duomo dopo l’arrivo dell’ultima confraternita si svolge la messa e la benedizione sotto il portale di S.Martino, in seguito l’ostensorio viene portato in processione. Giovedì Santo nelle chiese parrocchiali la consueta lavanda dei piedi, la serata è interamente dedicata ai ‘sepolcri’, ogni chiesa, grande o piccola che sia, ha il suo sepolcro, che viene visitato dai fedeli fino a tarda notte. Venerdì Santo la banda, che ha preceduto nei giorni precedenti ogni confraternita, al suono sommesso di struggenti marce funebri, dalla chiesa di S.Leonardo rileva la Confraternita della Passione che muove fino alla chiesa dell’Addolorata, dove nel contempo si sono riunite tutte le altre confraternite, il fercolo dell’Addolorata viene portato in processione fino al Duomo, lo stesso dalla chiesa del SS. Salvatore l’urna di Cristo Morto.

Dal Duomo inizia la solenne processione, che in un’aura di commosso silenzio e raccolto misticismo fra riverberi di luci tremolanti e sfavillio di fercoli dorati, si snoda, sulle basole consunte di antichi percorsi, in un variopinto corteo con le confraternite disposte secondo l’ordine delle precedenze con le visiere abbassate percorrono la città, partecipa il clero, sotto il baldacchino, viene portata la Croce reliquario che, secondo la tradizione, contiene un pezzetto della croce e una spina della corona di Gesù. La processione ritorna al Duomo, poi l’urna del Cristo morto viene riaccompagnata nella propria chiesa, mentre il fercolo dell’Addolorata, preceduto da tutte le confraternite fa ritorno nella chiesa di Via Mercato S. Antonio.
Le manifestazioni della Settimana Santa ennese si concludono la Domenica di Pasqua con la ‘Festa della Resurrezione’ nella chiesa del SS.Salvatore, nel pomeriggio la processione della ‘Paci’, le statue della Madonna e del Cristo Risorto, portate a spalla dai confrati, si incontrano nella Piazza del Duomo. Nel momento in cui, nell’alto della piazza, appare Cristo Risorto il velo nero che ha ricoperto l’Addolorata cade, e dal quel momento i due fercoli corrono l’uno verso l’altro, appena accanto vengono portati all’interno del Duomo dove rimangono per una settimana.
Il sabato successivo la ‘Festa della Donna Nuova’ e l’indomani la tradizionale funzione della ‘Spartenza’, i due simulacri ritornano nelle loro chiese di appartenenza.

* * * * *

A mezzogiorno del Sabato Santo in tutte le chiese di Enna venivano sciolte le corde delle campane, rimaste legate per tutta la Quaresima. Dai campanili il festoso suono si diffondeva in tutti i quartieri, nelle pendici e nelle valli, annunciando il Cristo risorto. Le strade si animavano, i ragazzi – giulivi e vocianti – si rincorrevano per i vicoli, lungo le strade e le piazze. Il calzolaio usciva sulla soglia della sua bottega il suo deschetto di lavoro, martellando sulla suola con più lena. Al termine della Quaresima, le ragazze aprivano le persiane canticchiando la canzonetta più in voga. Tutto diventava più gioioso.

Tutte le Parrocchie avevano la propria “tileddra”; la più imponente era quella del Duomo, dove la “caduta” generava l’effetto “boato”, oltre a un gran polverone. Dentro le chiese, le campane poste sull’architrave delle sagrestie venivano suonate a festa dai chierichetti prima dell’inizio del rito Pasquale. Il gioire nel sentire le campane suonare a festa, la felice partecipazione della gente nelle case, nelle strade, nelle botteghe, nei circoli, a scambiarsi voti augurali di buona Pasqua, nel ricordo della Trasfigurazione del Signore, aveva una valenza particolare che oggi riesce difficile immaginare se non si è vissuto quel periodo. La celebrazione della Risurrezione a mezzogiorno del Sabato Santo durò pochi anni (tutto il periodo bellico e post bellico).

Scaturì da una disposizione delle autorità civili ed ecclesiastiche per motivi di ordine pubblico dovuti al coprifuoco e al conseguente oscuramento della città e dei borghi, decisione che ebbe un largo consenso nella popolazione, specie in quella giovanile. Poi, sul finire degli anni quaranta, si tornò alla “normalità”: la Risurrezione ritornò ad essere solennizzata allo scoccare della mezzanotte tra il sabato e la domenica di Pasqua. Da molti anni ormai non si alzano più le “tele” nelle chiese di Enna né si nascondono i Crocifissi con veli neri o panni color viola. Nelle case degli ennesi non si nasconde alla vista Gesù in croce né si velano gli specchi, così come la tradizione suggeriva. I tempi cambiano e le antiche credenze si sono via via affievolite. In quegli anni, a cavallo della seconda guerra mondiale, durante la Quaresima, la partecipazione dei fedeli ai riti penitenziali era molto sentita. Molti uomini e donne si recavano nelle chiese ad ascoltare i predicatori. I riti della settimana santa erano e sono ancora curati dai confrati appartenenti alle varie confraternite.

Difficile dire quanti sono i partecipanti alle processioni, comunque tanti, tantissimi, si dice che siano oltre tremila gli “incappucciati”. Non sempre però nelle confraternite si sono avute tante adesioni come negli ultimi decenni. Nell’immediato dopoguerra e fino agli inizi degli anni ’60 accadeva che qualche confraternita effettuava l’ “Ora” di adorazione al SS. Sacramento “vestendosi” direttamente al Duomo. Due i motivi: o perché erano in pochi, o perché non avevano la possibilità di pagare il cachet alla Banda Municipale che di solito accompagnava (e accompagna ancora oggi) le confraternite al Duomo. Quando il Comune, nel 1963, si accollò l’onere finanziario della Banda per tutte le confraternite, nessuna esclusa, le stesse incominciarono ad incrementarsi numericamente, cosicché oggi molte oltrepassano i duecentocinquanta iscritti, tra professati e novizi. Se si pensa che fino alla metà degli anni ’50 la Vara dell’Addolorata era portata a spalla da appena sedici confrati, più quattro anellieri, si ha l’esatta percezione delle poche adesioni alle congreghe in quegli anni. Moltissimi sono gli ennesi e tanti i turisti che assistono, oggi come allora, ai riti della settimana santa e in special modo alla processione del Venerdì, caratterizzata da un’atmosfera colma di mestizia e di dolore.

Ad Enna il maggior numero di Confraternite sono state istituite nell’arco di tempo che va dal 1531 (Maria SS. La Donna Nuova) al 1875 (Maria SS. Addolorata). Quella del Santissimo Salvatore, fra tutte la più antica, è stata fondata nel 1261, mentre regnava in Sicilia Manfredi, l’ultimo re svevo. La più recente è quella che porta il nome di S.Anna, che si aggiunge alle 15 Confraternite esistenti, fondata nel mese di aprile del 2011, voluta dal parroco dell’ omonima parrocchia di Enna Bassa. In passato le confraternite erano ben radicate nel tessuto sociale; erano piccole comunità di fedeli organizzate su base corporativa, poi divenute, dal tardo Seicento, associazioni religiose che, con la dominazione spagnola, presero gli usi e i costumi della “Semana Santa” della Regione Andalusa e di Siviglia in particolare. Fu dopo il concilio di Trento (1542 -1563) che si ebbe la maggiore espansione di questa forma di “associazionismo”. Enna (allora Castrogiovanni) non si sottrasse a questa “spinta”, tanto che nel 1740 se ne contavano ben 34 tra collegi, compagnie, confraternite, arciconfratenite e congreghe”. Meno della metà, quindi, sono giunte fino ai nostri giorni. Molte le confraternite, quindi, che nel tempo si sono sciolte o si sono aggregate tra loro. Tra quelle scomparse: la Compagnia dei Bianchi, istituita nel 1542 come organo del sant’Uffizio spagnolo; il Collegio di San Vito del 1612, fondato con lo scopo di elargire elemosine e la Compagnia del Carmelo, nata nel 1644, che ebbe la sua prima sede presso l’oratorio della chiesa di S.Lucia, demolita negli anni ’30. Si aggregarono, invece, alla Confraternita di Maria SS. delle Grazie in S. Agostino (costituita nel 1835) il soppresso Collegio di S. Nicola di Bari, fondato nel 1608, che curava la sepoltura dei poveri, e le disciolte Congregazioni di Santa Monica degli Agostiniani e di Maria SS. della Cintura. Nel 1580 confluirono nel Collegio di San Giuseppe in S. Benedetto il Collegio di Santa Apollonia e le Confraternite di S.Girolamo e di S.Apollonio istituite nei primi decenni del XVI secolo. Affluirono infine nel Collegio dell’Immacolata, fondato nel 1754, la quattrocentesca Confraternita “Delli Cordigeri” e il Collegio di S. Orsola, sorto nel 1613, la cui chiesa si trovava nei pressi del convento dei francescani e sul cui sito venne edificato l’Albergo Belvedere.

Nella prima metà del Seicento nacquero la Confraternita di Maria SS. del Rito e il Collegio di San Pietro la cui sede era nella chiesa dei santi Pietro e Paolo che si trova dietro l’abside del Duomo, ora dissacrata, ristrutturata e riadattata a locale di fruizione pubblica per incontri e conferenze. Inoltre, la Congregazione della Misericordia (1610) ebbe sede nella chiesa di S.Antonio de la Plaza che sorgeva nei pressi di via Mercato S.Antonio (tra gli scopi della congrega, il trasporto degli ammalati nei luoghi di cura), mentre quella di S. Maria di Loreto trovò ‘ospitalità’ nella chiesa conventuale di S. Francesco di Paola, dove si conserva una pregevole statua marmorea del Gagini raffigurante, appunto, la Madonna di Loreto. Significativi gli scopi di alcune di loro: il Collegio di S. Sebastiano, fondato nel 1630, istituì, con atto notarile, “una dote annuale di maritaggio” per le ragazze povere; il Collegio di Maria Maddalena, fondato nello stesso anno, aveva lo scopo di rifocillare e accogliere i pellegrini in una locanda che si trovava nei pressi della loro omonima chiesa sita tra il Belvedere Marconi e la via Grimaldi, abbandonata e diroccata sin dai primi decenni del secolo scorso. Su quell’area venne edificato, alla fine degli anni ’50, un edificio di civile abitazione. Infine, i confrati di Sant’ Eligio, la cui chiesetta sorgeva in fondo la via Vittorio Emanuele, nei pressi dell’attuale Istituto d’arte, partecipavano alle processione a cavallo. Si hanno inoltre notizie di altre Confraternite da tempo non più esistenti: di S. Onofrio, di Sant’Agata, di S. Nicolò, di S. Maria d’Itria, di Santa Agrippina, di S.Giuliano, di Santa Sofia, della SS. Trinità, di S. Antonio del Cretario o Critazzu e di Santa Teresa che fece la prima uscita nel 1937 per volere del rettore Giuseppe Fiorenza, poi definitivamente sciolta nel 1964. Altre quattro istituzioni, sorti tra il XVII secolo e il XVIII, furono: l’opera “Turno della sera” (1626), l’opera “Delle 40 ore” (1690), l’opera “Degli agonizzanti” (1703) e la “Congregazione della carità” (1710), che svolsero prevalentemente un’attività a carattere religioso.


Salvatore Presti





Video del Centro Video Mediterraneo di Enna relativi alla Settimana Santa e la Pasqua ennese. Regia di Paolo Andolina

Riservati tutti i diritti – copyright (P) 1996 – Centro Video Mediterraneo











   Clicca e Condividi su Facebook |

Clicca per consigliare questo articolo sulla ricerca Google

Clicca per condividere questo articolo su OKNOtizie OkNotizie



Invia per mail l'articolo o stampalo in PDF

Contribuisci con una donazione all'Associazione ViviSicilia ViviEnna



Pubblicita'

Associazione ViviEnnaViviSicilia aderisci come sostenitore o partner

ViviEnna


Photo Gallery


Associazione ViviSicilia ViviEnna - C.F.: 91056290868 - Giornale telematico registrazione Tribunale Enna n.100 del 2002 - ROC 26063 - Riconoscimento giuridico Prefettura Enna (registro n.19)

Non si assume alcuna responsabilità per quanto riguarda il materiale contenuto nel sito, né per gli eventuali problemi derivanti dall'utilizzazione dello stesso o di eventuali siti esterni ad esso collegati. Tale materiale: non è sempre necessariamente esauriente, completo, preciso o aggiornato; è talvolta collegato con siti esterni sui quali non si ha alcun controllo e per i quali non assume alcuna responsabilità; non costituisce un parere di tipo professionale o legale. Non si garantisce che un documento disponibile in linea riproduca esattamente un testo adottato ufficialmente. Sulla riproduzione dei materiali e contenuti è gradita la citazione della fonte e relativo indirizzo web. Le immagini pubblicate, quasi tutte tratte da internet, e quindi valutate di pubblico dominio.

La responsabilità degli articoli è dei singoli autori. La collaborazione è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita.


Accedi


mail: vivisicilia.it@gmail.com | Versione VEBLU 1.2ab | Supporto Tecnico e Hosting Bluermes Comunicazione Integrata