On Venturino. Treni, trenini e slow motion

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treno-thomasDa qualche tempo, prima con le proposte di Rutelli ed oggi con alcune dell’On. Venturino, leggiamo sulla stampa di treni, di collegamenti sia gommati che su rotaie, di turismo “ecologico” e lento.
Proprio in ragione della nostra posizione ci pare opportuno chiarire al pubblico alcune cose che riguardano queste modalità di trasporto ed in particolare la tratta Dittaino-Piazza Armerina che, delle suddette progettualità, sarebbe cuore.
Il trasporto su rotaia, e lo ha dimostrato in brevissimo il cedimento del viadotto Imera sulla A19, è caratterizzato in Sicilia da un lato da linee ferrate antiquate e quasi ovunque a binario unico, dall’altro, come avviene su ogni linea ferrata elettrificata, dalla possibilità di far viaggiare, seppure lentamente rispetto le potenzialità intrinseche, mezzi comodi, veloci, modulabili, con un netto vantaggio sulle autolinee gommate.
La Sicilia centrale ha riscoperto il treno ed ha compreso quanto allo stesso non si possa rinunciare.
Questo noi ambientalisti lo abbiamo sempre sostenuto. Purtroppo la Sicilia è stata probabilmente la regione maggiormente colpita dalla scure dell’ammodernamento dei trasporti che ha visto recidere diverse linee considerate morte. Tra queste, per restare fuori dall’abito ennese, la Noto Pachino, ad esempio, che oggi sarebbe invece una importantissima infrastruttura interna ad un comprensorio turistico di tutto rispetto. In provincia di Enna, la scure cadde sulla Schettino Regalbuto, una linea ferroviaria che seguendo la bassa valle del Salso Cimarosa portava il pubblico dei paesi verso Catania e che oggi avrebbe consentito di unificare anche a fini turistici centri con notevoli possibilità quali la stessa Regalbuto con il lago Pozzillo, Centuripe, Càrcaci e Paternò con il suo spettacolare centro storico, centri capaci di rappresentare un vero e proprio “polmone” per l’utenza turistica in generale e catanese in particolare.
nicosia_ferroviaL’altra vittima fu la lunga ferrovia a scartamento ridotto (aveva una larghezza tra i binari inferiore a quella standard delle linee FF SS), Nicosia, Dittaino, Piazza, Caltagirone.
Questa linea, arditissima in alcune sue soluzioni, non arrivò mai a collegare interamente i territori, ma per decenni rappresentò una insostituibile infrastruttura per il pubblico da Leonforte sino a Piazza per rimanere nel nostro territorio, e per la movimentazione dello zolfo dai grandi centri minerari assorini e ennesi.
Quel trenino, rimasto in uso sino all’avvento dell’autostrada, venne raccontato dalla arguta penna di Lanza e rimase nei ricordi dei tanti pendolari, soprattutto delle scuole, che ad esempio da Valguarnera quotidianamente andavano a Piazza.
Poi la Sicilia scelse di andare su gomma, di abbandonare, in favore delle autolinee, la ferrovia, compiendo così un gesto esattamente opposto alla tendenza dell’intero continente europeo e sacrificando infrastrutture importantissime.
Le ferrovie vennero dismesse da un giorno all’altro e, senza alcun controllo, nel breve giro di qualche anno, di esse rimase il sedime. Non più un binario, non più un infisso nei tanti caselli, molte stazioncine vendute o occupate. A Nord, già la guerra mondiale aveva fatto fuori alcune opere, ad esempio il bel ponte che scavalcava la gola del Salso Cimarosa sotto Nicosia, del quale ancora oggi si vedono i piloni, mentre a Sud l’allargamento della SS117 bis passò indiscriminatamente sul sedime e ne cancellò diversi tratti rendendone impossibile una veloce riapertura.
Nel 1992, la Provincia Regionale di Enna, prima in Sicilia, mise a punto un piano di fattibilità nel quale si delineava la possibilità di un ripristino delle due linee chiuse sia per l’uso ferroviario, che in subordine, per quello ciclabile e di ippovia.
L’idea venne seguita anche dalla frazione calatina della linea e i comuni di San Michele, Mirabella e Caltagirone, realizzarono una ciclabile proprio lungo la ferrovia.
L’idea venne in seguito sviluppata dalla Provincia con un progetto (ad oggi esistente), presentato a valere su finanziamenti europei, considerato idoneo e però non finanziato per mancanza di fondi adeguati. La greenway del tratto Valguarnera-Floristella-Grottacalda-Furma-Ronza è progettualmente una realtà ad altissimo dettaglio che non merita certamente di rimanere nei cassetti e che, me lo si lasci dire, dimostra la importanza di un ente intermedio nelle questioni di programmazione sovracomunale.
stazione ferroviaria piazza armerinaOggi, se si dovesse provvedere a rispristinare l’utilizzazione ferroviaria da Dittaino sino a Piazza avremmo intanto bisogno di riconnettere le tratte superstiti con quelle fagocitate da un lato dalla SP 4 e dall’altro dalla SS 117 bis, con la acquisizione in esproprio di lunghe fasce di terreni, la costruzione delle opere di sedime ed infine la costruzione del sistema ferrato del tutto scomparso dal momento della chiusura.
Dovrebbero essere ripristinate le stazioni, almeno quelle terminali e qualcuna relativa alle soste turisticamente valide (Valguarnera, Floristella, Grottacalda, Ronza). Di contro mi parrebbe veramente poco serio continuare a mantenere una visione squilibrata tra l’area sud e quella nord del territorio con l’intervento sulle tratte Dittaino Piazza, senza considerare quelle Dittaino Nicosia (alcuni dei pezzi sono oggi inseriti nel progetto delle tratte della SS117 Nord Sud). Qui, alla incredibile valenza paesaggistica di alcune delle opere si lega anche una richiesta precisa da parte del pubblico che riconosce già il tracciato come greenways e che ne ha chiaramente individuato una appetibilità. In tal senso non posso non citare il lavoro fatto da anni da Sibilla Giangreco per la valorizzazione delle tratte assorine e leonfortesi della linea.
Se dovessimo scegliere quindi, non potremmo che propendere per una riattivazione di una lunga Greenway da Nicosia a Caltagirone con il ripristino leggero dell’intera linea con percorsi di affiancamento delle parti fagocitate dalle strade, e con la creazione di un sistema che consenta l’uso della linea a turismo someggiato, trekkers, cicli e cicli a pedalata assistita.
Una simile scelta garantirebbe un notevole plus valore alla appetibilità del territorio del centro Sicilia con una facile interfacciabilità delle diverse modalità di viaggio presso la stazione di Dittaino.
vagoni ferroviari per bicicletteL’eventualità che si possa riattivare ai treni la tratta Dittaino-Piazza, la accogliamo con favore, ma, ad oggi, appare più come una chimera, sulla stessa, però, ribadiamo che la scelta non potrebbe passare che dalla multivalenza delle strutture consentendone una fruizione anche ciclabile (l’uso di vagoni capaci di ospitare i cicli e di stazioni ciclabilmente attive è oggi diffusissimo in tutta Europa e facile da progettare, realizzare e gestire).

Giuseppe Maria Amato
Presidente Regionale CEA SIcilia







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