Purgatorio dantesco per Piazza Armerina

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Purgatorio dantesco per Gela, Piazza Armerina, Niscemi e Licodia Eubea

di Massimo Greco

 

I-love-piazza-armerinaE’ arrivato il momento di fare outing. L’autonomia speciale della Sicilia è un lusso che questa classe dirigente non può più permettersi . La scadente qualità del potere legislativo esercitato negli ultimi due lustri ne è la dimostrazione. Rare sono le occasioni in cui l’Assemblea Regionale Siciliana è impegnata ad approvare disegni di legge degni di questo nome. Ogni tentativo di esercizio del potere legislativo regionale, puntualmente sprovvisto di analisi d’impatto di regolazione, presenta non pochi profili d’illegittimità costituzionale. piazza-armerina-palio normanniL’ennesimo esempio ci viene offerto dal disegno di legge attraverso il quale si determinano i nuovi confini derivanti dalla scelte referendarie dei Comuni di Piazza Armerina, Gela, Niscemi e Licodia Eubea di staccarsi dagli originari Liberi consorzi comunali per transitare nella Città metropolitana di Catania e nel Libero consorzio comunale di Ragusa. piazza armerina palio normanniIl legislatore siciliano, infatti, dopo avere cambiato solo nome alle Province regionali – mantenendone l’ardito status di ente territoriale di governo – e dopo avere consentito la celebrazione di referendum popolari senza stabilire un quorum minimo di partecipazione democratica, sembra adesso, melius re perpensa, non volere dare il proprio assenso alla connessa variazione dei confini territoriali dei nuovi enti.
Bianco e MiroddiIn questo contesto di palese schizzofrenia istituzionale si registrano le patetiche dichiarazioni del Sindaco della Città metropolitana di Catania, pronto ad accogliere “a braccia aperte” i transumanti Comuni. Sì, quello stesso Sindaco Bianco che nel ‘93/’94 chiamò in causa la Corte costituzionale per fare acclarare l’incostituzionalità dell’istituzione dell’Area metropolitana di Catania perché non prevista dall’art. 15 dello Statuto siciliano. Ma per carità, solo gli stupidi non cambiano idea, a condizione però che l’illuminato Sindaco di Catania ci faccia sapere, al netto dei quotidiani cinguettii elettorali, qual’è la sua attuale idea di governo del territorio in genere e di quello delle aree interne in particolare, visto che ad oggi registriamo solo una solenne, anch’essa dal sapore elettorale, sottoscrizione di “patti” unicamente per le città metropolitane di Catania e Palermo (chissà poi perché è stata esclusa Messina). In attesa di ciò i transumanti Comuni rischiano di trascorrere un periodo di tempo indefinito in quel “purgatorio”, in cui Dante collocava “i vizi dell’amore mal diretto”.







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