Inchiesta Codacons su parchi, riserve e aree marine in Sicilia

Inserita da il Nov 21st, 2016 e archiviata in ° Sicilia. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo tramite RSS 2.0.

parchi-siciliaIn poco più di un trentennio di costante impegno, oggi la Sicilia vanta un notevole patrimonio di Aree Protette, alle quali è affidata la tutela di circa il 12% dell’intero territorio isolano. La realizzazione di tale patrimonio, allo stato costituito da 5 Parchi regionali, da oltre 70 Riserve Naturali, 6 Aree Marine Protette, circa 200 tra Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale, ha richiesto grande impegno e soprattutto una puntuale ed attenta opera di comunicazione indispensabili per superare momenti di grande avversione da parte di enti locali e cittadini che, ritenendosi limitati nella disponibilità della proprietà o addirittura espropriati, a lungo si sono opposti con veemenza alla loro istituzione. Fortunatamente il convincimento che le Aree Protette avrebbero portato sviluppo e benessere ha modificato nel tempo l’iniziale atteggiamento di rifiuto che a lungo si è mantenuto a livelli prossimi al 75%.
Sul finire degli anni ’90 a poco a poco si diffuse il convincimento che Parchi e Riserve avessero i requisiti per affermarsi come soggetti positivi in grado di svolgere un importante e insostituibile compito propositivo di iniziative finalizzate alla crescita sociale ed economica del territorio: infatti, a cavallo degli anni 2000 si registrò un considerevole sviluppo del turismo internazionale verso le aree ad elevata naturalità con una consistente crescita di domanda di servizi verso le aree naturali. Tale tendenza esaltava il ruolo economico delle Aree Protette che avrebbero potuto acquisire le caratteristiche, anche sotto il profilo occupazionale, di soggetti strategici capaci di innescare nuovi e significativi processi durevoli di sviluppo socio-economico.
Purtroppo, ancora una volta la nostra isola brucia un’ottima occasione per il recupero, la promozione e la fruizione dei valori naturalistici e culturali del proprio territorio in un’ottica di sviluppo socio-economico sostenibile. Infatti, nonostante le sue grandi potenzialità, il mondo delle Aree Protette si è rapidamente afflosciato ed oggi si ritrova incamminato mestamente verso il suo totale declino.
In Sicilia, come peraltro in tante altre regioni d’Italia, esaurita l’iniziale spinta dell’entusiasmo, i soggetti incaricati della gestione di Parchi e Riserve si sono rapidamente impigriti e si avviano e diventare ennesimi inutili carrozzoni e carrozzine che hanno perso di vista i compiti istituzionali delle aree naturali a loro affidate in gestione ed oggi sopravvivono con l’unico scopo di mantenere il privilegio del loro foraggiamento pubblico. E così oggi la Regione Siciliana si ritrova ad elargire annualmente una lauta risorsa economica a 5 Enti Parco, con tanto di Presidente, Direttore e Personale vario e ad una lobby di 8 Associazioni ambientaliste alle quali è stato riconosciuto il privilegio di gestire oltre una ventina di Riserve Naturali con altrettanti Direttori e più del doppio di Operatori di Riserva.
Ed ancora, oltre alle risorse economiche per il personale, la Regione Siciliana mette a disposizione degli enti gestori anche una dotazione annuale per lo svolgimento di attività varie, in particolare di vigilanza del territorio e di accoglienza dei visitatori ma anche di ricerca, divulgazione, promozione e fruizione sostenibile dei suoi valori. Come se ciò non bastasse, gli enti gestori di Parchi e Riserve Naturali sono anche abilitati ad attingere a cospicui finanziamenti comunitari.
Malgrado questi allettanti incentivi, Parchi, Riserve Naturali e Aree Marine Protette non hanno fatto niente di più che svolgere fumose e stantie iniziative sempre più autoreferenziate e fine a sé stesse, magari con qualche vaga velleità di carattere educativo ma totalmente incapaci di mantenere le aspettative di coinvolgimento dei locali e di crescita occupazionale che ci si attendeva da loro.
C’è da chiedersi, quale sia il valore aggiunto in termini di sviluppo sostenibile che i 5Parchi Regionali di Sicilia, quello dei Nebrodi, delle Madonie, dell’Etna, Fluviale dell’Alcantara e dei Sicani, hanno portato alle popolazioni locali le cui proprietà sono sottoposte ai rigidi vincoli del regolamento del Parco.

R I S E R V E N A T U R A L I
Ancora più desolante appare il panorama delle decine e decine di Riserve Naturali terrestri che costellano tutto il territorio di Sicilia, per non parlare di SIC e ZPS. Inizialmente, negli anni ’90, alcuni enti gestori hanno preso sul serio il loro compito e, consapevoli dell’importanza di coinvolgere i locali nella vita e nella gestione condivisa delle riserve naturali a loro affidate, hanno utilizzato i fondi regionali per dotarsi di centri di accoglienza dei visitatori e di strutture museali per divulgare le conoscenze del patrimonio naturalistico e culturale del territorio. Purtroppo, tutto questo fervore è durato poco e ben presto i soggetti gestori hanno ridotto sempre più i contatti con il territorio, hanno ridotto drasticamente i servizi di vigilanza, hanno chiuso i centri di accoglienza e smantellato le strutture museali, spingendo così il mondo delle Aree Protette di Sicilia verso uno stato di colpevole abbandono che oggi appare insostenibile. L’Oasi del Simeto, la Timpa di Acireale, le grotte Immacolatelle e Micio Conti di San Gregorio, il Fiume Fiumefreddo, Fiume Ciane e Saline di Siracusa, la Grotta Monello, le Saline di Priolo, i Pantani della Sicilia sud orientale, il Biviere di Gela, l’Isola di Capo Passero, l’Isola Bella, il Vallone di Piano della Corte, le Saline di Trapani e Paceco, sono solo alcuni dei tanti esempi che testimoniano lo stato di colpevole degrado in cui versano le Riserve Naturali di Sicilia.

A R E E M A R I N E P R O T E T T E
Non molto diversa è la situazione delle Aree Marine Protette la cui competenza non è regionale ma del governo centrale tramite il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. La Sicilia, assieme alla Sardegna, è la regione che vanta il maggior numero di Aree Marine Protette che tutelano circa 100 mila ettari di superficie marina. Isola di Ustica, Isole Ciclopi, Isole Egadi, Isole Pelagie, Capo Gallo-Isola delle Femmine, Plemmirio. Anche in questo caso tante risorse annualmente sprecate per mantenere in vita strutture ormai completamente avulse dal territorio e che sopravvivono defilate solo per gli interessi di pochi e non certamente delle collettività.

E i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS)? In Sicilia si contano oltre 200 di queste aree per le quali sono state impiegate cospicue risorse economiche per definirne i valori istituzionali, la perimetrazione e per redigerne i rispettivi piani di gestione. Tutto si ferma lì.

Per concludere questa prima breve panoramica. A distanza di tanti anni dalla loro istituzione, ancora ci si aspetta che le promesse vengano mantenute, che Parchi, Riserve Naturali e Aree Marine Protette si propongano come punti di riferimento territoriale, centri di iniziative, volano ed esempio di sviluppo sostenibile e duraturo.
Con carattere di urgenza occorre porre rimedio all’errore di avere affidato e di mantenere la gestione di parchi, Riserve e aree Marine a soggetti che si sono rivelati incapaci di uscire dalla propria nicchia, di stabilire tra loro un rapporto sinergico di sistema, di coinvolgere i locali in iniziative di sviluppo sostenibile e duraturo.
Il Codacons è consapevole che occorre affrettarsi a dare una svolta nella gestione delle Aree Protette e rivitalizzarne e rilanciarne il ruolo; tradire le aspettative riposte in esse dalle popolazioni interessate che sono i custodi ed anche i fruitori dei loro valori significa ritornare al passato e perdere irrimediabilmente il consenso conquistato con tanta fatica e tanti sacrifici.







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