Enna. Tre medici condannati a due anni con pena sospesa per la morte di Gabriella Gallo di Leonforte in seguito a cesareo

Inserita da il Mar 9th, 2017 e archiviata in Cronaca. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo tramite RSS 2.0.

Condannati a due anni con pena sospesa i medici Conoscenti, Favazza e Politi, difesi dagli avvocati Luigi Tosetto e Giovanni Palermo.
Il Pubblico Ministero, la dottoressa Giusi Sinardi, aveva chiesto tre anni e due mesi per l’omicidio colposo di Gabriella Gallo, morta l’11 marzo del 2011 e la difesa aveva risposto con una richiesta di assoluzione “perché il fatto non sussiste”. Il giudice, il dottor Vittorio La Placa ha disposto invece una condanna di due anni, riservandosi di motivarla entro i termini di legge. In breve i fatti: l’11 marzo del 2011 Gabriella Gallo si reca per un controllo di prassi al Ferro/Branciforti/Capra, ospedale nel quale lavora da anni il ginecologo che ha seguito i nove mesi della sua ultima gravidanza. Dall’esame emerge una preoccupazione che induce il medico ad approntare con urgenza un taglio cesareo. Dalla ricostruzione dei fatti è emerso che l’emergenza dalle 16 si è procrastinata fin alle 19 circa, ora in cui il bambino nasce. Dalle 19 in poi una serie di eventi portano alla necessità di eseguire un’isterectomia che si risolverà nell’exitus di Gabriella Gallo alle 3 e 40. Dalle udienze è emerso che, mancando le sacche di sangue necessarie all’emergenza si è trasfuso quel che c’era, destinato ad altri e comunque insufficiente, sangue di un gruppo diverso da quello della paziente; che mancando la rianimazione si è deciso, dopo ore, di trasferire la paziente a Palermo e si è pure accertato che nessuna telefonata è giunta al 118, così come impongono le direttive sanitarie. I teste interrogati hanno raccontato di confusione, panico e incapacità di gestire l’imprevisto. Il reparto di ostetricia e ginecologia avrebbe dovuto essere chiuso nel maggio di quel 2011 per un numero di nascite non sufficienti a giustificarne la presenza, forse in previsione di quella chiusura non si curarono più i necessari adempimenti? Tre dei medici coinvolti in questa vicenda hanno scelto il rito abbreviato che è giunto in appello, confermando la sentenza di primo grado: condanna a 1 anno e 8 mesi per il medico anestesista. Dopo 6 anni questa sentenza ha dimostrato che una sanità fatta di strutture inadeguate e personale incapace è foriera di morte e desolazione. La mamma di Gabriella Gallo, parte civile in questo processo, ha affermato che la provvisionale di 60 mila euro disposta dal giudice verrà devoluta ad Emergency. Quindi, le provvisionali vertono in 60mila euro ciascuno al marito e tre figli, avvocato parte civile Agostino Mongioj, 60mila alla madre e 15mila euro ciascuno ai fratelli e cognati, tutti assistiti dall’avv. Giuseppe Dacquì.


Aggiornamento del 10 marzo 2017, riceviamo e pubblichiamo
“Vi scrivo questa email in merito all’articolo da voi pubblicato in data 9 Marzo 2017: “Enna. Tre medici condannati a due anni con pena sospesa per la morte di Gabriella Gallo di Leonforte in seguito a cesareo”. Vorrei farvi presente, da giurista ma ancor prima da figlia di uno dei diretti interessati al processo, il dott. Salvatore Conoscenti, alcune osservazioni a riguardo.
Ritengo che quanto pubblicato dalla vostra redazione non abbia né i requisiti dell’oggettività e dell’imparzialità né, tantomeno, fornisca un’informazione obiettiva e serena.
Per intenderci, cito dall’articolo: ”Dopo 6 anni questa sentenza ha dimostrato che una sanità fatta di strutture inadeguate e personale incapace è foriera di morte e desolazione”.
Credo che tale frase sia un giudizio di carattere personale che poco si addice all’oggettività di un articolo di cronaca.
I fatti, inoltre, non sono stati esposti in modo chiaro e preciso né, in modo tale, da rendere possibile ai destinatari dell’informazione di comprendere le reali dinamiche del fatto storico che ha dato origine al procedimento in questione né, di quanto realmente emerso nel corso dell’istruttoria dibattimentale.
Sono certa che voi sappiate come dottrina e giurisprudenza distinguono il diritto di cronaca da quello di critica. Se infatti, la cronaca è il resoconto di un fatto e quindi è legittimo attendersi un certo margine di oggettività e imparzialità, la critica è per sua natura soggettiva.
Vorrei ricordarvi, inoltre, che il diritto di cronaca non può essere esercitato senza alcun limite, occorre precisarne i contorni in modo definito:
– la notizia deve essere vera e provenire da fonti controllabili;
– deve sussistere un interesse pubblico alla sua diffusione;
– l’INFORMAZIONE DEVE ESSERE ESPOSTA IN MODO OBIETTIVO E SERENO.
Sono certa che provvederete a rettificare o quantomeno modificare quanto da voi pubblicato, eliminando ogni giudizio personale, che seppur espresso in maniera involontaria, poco si addice alla serietà e alla professionalità della vostra testata giornalistica.
Maria Pia Conoscenti


Il Direttore di ViviEnna risponde:
Le critiche mosse dalla figlia di uno dei condannati (in primo grado) nel processo di ieri, hanno una stessa valenza emotiva, i fatti sono incontrovertibili, la morte e la desolazione fanno capo ai parenti della defunta coinvolti e sentiti durante l’attesa della sentenza. Il Suo parere vale quanto il loro.







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