In ricordo di Bino Li Calsi

Inserita da il Mar 17th, 2017 e archiviata in ° Sicilia. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo tramite RSS 2.0.

Riporto una sintesi delle parole pronunciate da Bino Li Calsi, allora sindaco di Monreale, nella seduta straordinaria del Consiglio Comunale tenutasi ad un anno di distanza dall’assassinio del capitano dei carabinieri Emanuele Basile avvenuta il 3 maggio 1980 durante la festa del SS. Crocifisso. Sentiamo le Sue parole, ancora oggi  piene di attualità:

“Riteniamo che il modo migliore per commemorare la memoria del capitano Basile non sia quello di dare a questo avvenimento la ritualità di una retorica celebrazione: Le parole, infatti, monete corrose dalla retorica del linguaggio corrente, difficilmente riescono a trarre dalla commemorazione la linfa per uno stimolo all’azione….

Certamente gli affetti, la commozione, l’emozione non vanno né soffocati, né sopiti, devono essere accomunati ad una decisa, attenta, vigile attività riformatrice.”

E ancora: “Orrore, dolore e sdegno per questo assassinio di tipico stampo mafioso ci devono spingere a meditare, a ravvivare la nostra presenza civile, come singoli e come istituzioni. E allora ecco quali devono essere i nostri due impegni: dobbiamo chiederci se noi nelle nostre azioni e nei nostri comportamenti, denegando giustizia o favorendo interessi di parte, non assumiamo connotazioni simili a quelle delle congreghe e delle consorterie che, a voce, e solo a voce, condanniamo; e il secondo impegno: quello di rispondere con fermezza e decisione agli assassini, ai sicari, ai mandanti, agli strateghi di questo lungo sanguinoso assedio alla nostra comunità civile: Essi vogliono impedirci di agire, di governare nella libertà e nella giustizia. E questo è invece il nostro compito, il nostro inderogabile dovere, partecipare ed impegnarci, con la pienezza di una fede”.

E così concludeva: “Questo impegno e questa fede sono gli unici fiori, non artificiali né appassiti, che possiamo deporre sulla tomba dei nostri morti, l’unica testimonianza che possiamo oggi offrire al commosso ricordo di Emanuele Basile”.

Tenendomi ben lontano dalla retorica da cui, come abbiamo sentito dalle sue parole, lui stesso voleva rifuggire, mi sembra che queste espressioni rispecchino molto bene la personalità, il tratto umano e civile, lo stile di Bino Li Calsi, il suo alto senso delle istituzioni e del dovere, la sua forte fede religiosa e civile, il costante impegno di tutta la sua vita, il suo forte attaccamento alla città di Monreale, per la quale si spese con tutte le sue forze e con straordinaria tenacia. Egli ha rappresentato e incarnato il meglio dell’esperienza dei cattolici siciliani nella vita politica, di quel felice entusiasmo che seguì alla caduta del fascismo per la ritrovata libertà di tutti quei giovani del secondo dopoguerra che erano iscritti alla GIAC ed educati ai principi del cattolicesimo democratico   e cominciavano a conoscere il pensiero e l’opera di uomini eccezionali come Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi che tanto contribuirono alla rinascita e alla ricostruzione dell’Italia democratica e della Sicilia e della sua autonomia, e si misero alla scuola di personalità come Salvatore Aldisio, Giuseppe Alessi, Bernardo Mattarella, Giuseppe La Loggia. Giovani dalla forte preparazione culturale e dalla profonda fede religiosa e civile che scoprivano l’impegno politico ed amministrativo come servizio alle proprie comunità, per il bene comune, che divennero poi politici e amministratori di tanti comuni della Sicilia e che si adoperarono tanto per dare una risposta ai gravissimi problemi che allora affliggevano la nostra terra che era tutta da ricostruire sia dal punto di vista materiale che morale, avendo come bussola di orientamento la dottrina sociale della Chiesa e soprattutto il suo principio fondamentale, la centralità della persona umana come valore assoluto, che, come aveva insegnato Luigi Sturzo, precede qualsiasi pretesa da parte dello Stato o di qualunque altra istituzione. Come non ricordare tra gli altri politici e amministratori alcuni come Ferdinando Russo, che proviene dall’esperienza della Fuci e delle Acli, più volte eletto al Parlamento nazionale, e poi i tanti sindaci e amministratori dei comuni della provincia di Palermo come Ridulfo, Bongiorno, Musso, Contorno, Longo, Di Trapani, Orlando e numerosi altri e a Monreale Pietro La Commare, Rocco Campanella, Anna Terruso, Benedetto Messina, Pino Giacopelli, Mortillaro e i tanti altri cresciuti nella straordinaria esperienza del Centro studentesco monrealese e della Fuci di Monreale nei locali di S. Isidoro attorno alla carismatica figura di don Gino Bommarito. Laici credenti e militanti dell’associazionismo cattolico che ci hanno fatto conoscere ed amare la politica come servizio per le comunità locali.

In un tempo come quello che stiamo vivendo, in cui la politica non appare più fondata su un tessuto ideale ben definito e dilaga il trasformismo tra i politici e i partiti che si rassomigliano e si imitano a vicenda, dobbiamo ricordare dunque con rispetto e ammirazione un uomo come Bino Li Calsi, un uomo che si nutrì sempre alla stessa fonte di valori umani politici e religiosi e combatté la sua buona battaglia rimanendo sempre fedele ai suoi ideali.

Permettetemi un breve ricordo personale. Negli anni 1975-76, in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Monreale, che era stato sciolto anticipatamente per i contrasti interni nella stessa giunta e tra le diverse anime che allora vi erano all’interno della DC, si raccolse intorno a Bino Li Calsi un movimento di amici e di popolo monrealese che volevano cambiare e rinnovare profondamente il governo della città. Li Calsi fu la guida di questo movimento, chiamando alla partecipazione attiva e responsabile i cittadini monrealesi che infatti risposero numerosissimi alle proposte di rinnovamento del modo di amministrare la città, col rendere il palazzo comunale aperto a tutti i cittadini, “volendone fare un palazzo di vetro” – sono parole sue – trasparente, a servizio della collettività, facendo partecipare gli stessi cittadini alla stesura del programma di governo della città, parlando di diritti ma nello stesso tempo di doveri e di responsabilità, parole, queste ultime, che oggi forse sono un po’ troppo fuori moda, responsabilità significa, lo sapete bene, la capacità di dare risposte concrete alle aspettative e ai bisogni dei cittadini, il contrario di quell’ inconcludenza, di quell’ “annacata”, come diciamo noi siciliani, in cui eccelle la nostra politica a tutti i livelli e che Li Calsi voleva contrastare ad ogni costo. La lista che fu presentata alle elezioni comunali, vi feci parte anche io, ebbe uno straordinario successo e portò alla costituzione dell’amministrazione Li Calsi con la partecipazione per la prima volta in giunta di esponenti della sinistra, che allora allarmò non poco i dirigenti della D.C. provinciale. A Monreale sembrò esserci un momento di nuova politica e di buona amministrazione, con il coinvolgimento di nuove energie sociali e culturali. Fu un’anticipazione di quell’incontro tra forze di ispirazione cattolica e forze di ispirazione socialista e comunista che fu anche tentato dall’on. Aldo Moro, di quel momento straordinario vissuto anche durante la primavera di Palermo e del movimento di “Città per l’uomo” e che poi sarebbe confluito nell’esperienza dell’Ulivo e del PD, e che oggi, purtroppo non sta vivendo un momento felice. Li Calsi ritornò, alcuni anni dopo, a capo di una giunta con la D.C., dopo la ricomposizione di quella frattura, ma non venne mai meno a quei principi che avevano ispirato la lista “De Gasperi” e tutta la sua vita politica e amministrativa.

Mi piace citare la fine di un romanzo che meriterebbe di essere maggiormente letto e conosciuto specie dalle generazioni più giovani, che Li Calsi amava citare spesso, ricordo , anche durante un intervento nel corso di una seduta del Consiglio Comunale, “L’ombra delle colline” di Giovanni Arpino: Stefano, il giovane protagonista del romanzo, che partecipa alla lotta di resistenza al fascismo e che, dopo i primi entusiasmi del periodo della ricostruzione cede alla delusione e al pessimismo, alla fine decide di riprendere il cammino interrotto con la sua compagna, dicendo: “Per ora, già chiaro risulta questo vantaggio: non ci sarà condanna per l’impresa che risultò impossibile, per la qualità non raggiunta; saremo condannati solo se rifiuteremo di esprimere il bene segreto che ci accende nell’umile alba di ogni giorno…”. E allora, stando lontani da ogni banale pessimismo come da ogni facile ottimismo, come ci ha insegnato Li Calsi, con s. Agostino possiamo dire, è ancora inquieto il nostro cuore e finché è inquieto, possiamo stare tranquilli.

 

Serafino Scorsone

pegaso1947@libero.it

 







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