Bernardino nacque a Massa Marittima, presso Siena, nel 1380, dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano di ambedue i genitori allorché era ancora in tenera età, fu educato dalle zie e da una cugina, le quali gli inculcarono una tenera ed intensa devozione verso la Vergine santa. A Siena, fuori Porta Camollia, vi era un affresco raffigurante Maria assunta in cielo. Il fanciullo si recava spesso a pregare davanti a quell’immagine; e un giorno confidò alla cugina Tobia: «Sono innamorato della beatissima Vergine Maria Madre di Dio; lei ho sempre amato, lei desidero ardentemente vedere, lei amo con tutto il cuore e perciò ho scelto lei come mia castissima fidanzata. Vorrei tenere sempre lo sguardo fisso su di lei; per questo ho deciso di visitare la sua immagine ogni giorno». Durante la peste del 1400 a Siena, essendo perito tutto il personale regolare dell’ospedale e rispondendo alla richiesta di aiuto del responsabile, si offrì volontario insieme ai suoi amici della Compagnia dei Battuti (o dei Disciplinati) a cui si era iscritto, che si riunivano, a mezzanotte, nei sotterranei dell’ospedale. Dopo l’esperienza di quattro mesi tra i malati di peste, rimase lui stesso colpito dalla malattia e lottò per un po’ di tempo tra la vita e la morte. Fu un’esperienza tremenda ma così forte che lo segnerà positivamente tutta la vita. Aveva imparato sull’uomo e i suoi bisogni ma anche su se stesso ciò che i libri di antropologia del tempo non avrebbero potuto insegnargli con maggiore efficacia. Passata poi l’epidemia si prese cura di una delle due zie, gravemente malata, fino alla sua morte. Nel 1402, sempre a Siena, diventò francescano e due anni dopo sacerdote. Fu mandato poi a Fiesole per completare gli studi in teologia ascetica e mistica: qui lesse con attenzione e con entusiasmo gli scritti dei grandi autori francescani, in primis, Francesco e Bonaventura, Duns Scoto, Jacopone da Todi e altri.Oggi si celebrano anche:
S. Lidia di Tiátira (sec. I), convertita da S. Paolo apostolo
S. Aurea di Ostia, Martire (sec. inc.)
S. Baudelio di Nimes (F), Martire (sec. inc.)
S. Talaleo, Martire († 284 cc) in Cilicia (odierna Turchia)
S. Lucifero di Cagliari, Vescovo († 370)
S. Austregesilio di Bourges (F), Vescovo († 624 cc)
S. Anastasio di Brescia (sec. VIII), Vescovo
S. Teodoro di Pavia, Vescovo († 769 cc)
B. Guidone della Gherardesca (1060-1140), Eremita
B. Colomba (Angela) da Rieti (1467-1501), Vergine
S. Protasio Chong Kuk-bo, Martire a Seul († 1839)
S. Arcangelo Tadini (1846-1912), presbitero, fondatore
B. Luigi Domenico Filippo Talamoni (1848-1926), presbitero, fondatore
B. Giuseppa Endrina Stenmanns (1852-1903), Vergine
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Jesus Christus, heri et hodie, ipse est in saecula!
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a cura di Nicoletta Nonna
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1863 Frederick Walton brevetta il linoleum. L’inventore inglese deposita un metodo che consiste nel miscelare olio di semi di lino ossidato con resina e trucioli.
compleanni
1799 Honore de Balzac
1890 Beniamino Gigli
1944 Joe Cocker
1972 Busta Rhymes
proverbio
Chi va a cavallo da giovane, va a piedi da vecchio
accadde oggi
1506 in Spagna muore il navigatore genovese Cristoforo Colombo
1960 al Festival di Cannes “La dolce vita” di Federico Fellini riceve la Palma d’Oro
2001 muore 81enne nella sua casa di Roma, il cantante e musicista napoletano, Renato Carosone. Negli anni 50 aveva coniugato lo swing americano alla melodia partenopea, in successi come “Tu vuò fa l’americano”
scoperte, invenzioni, etc.
1863 Frederick Walton brevetta il linoleum
L’inventore inglese deposita un metodo che consiste nel miscelare olio di semi di lino ossidato con resina e trucioli
frase celebre
“La fantasia si può paragonare al sogno di Adamo: Adamo si destò, e scoprì che era verità”
Keats
consiglio
Per una pelle perfetta
A ogni cambio di stagione, per circa tre settimane, assumete lievito di birra sciolto in acqua tiepida con una goccia di miele: fa risplendere la pelle e riattiva l’intestino
cosa vuol dire
Lambiccarsi il cervello
Sforzarsi di capire o di trovare una soluzione ad un problema
L’idea è presa dall’alambicco, l’apparecchio con cui si distillano alcol, erbe, fiori per estrarne la parte più pura, per cui lambiccarsi il cervello vorrebbe dire letteralmente spremere le meningi per estrarre la parte migliore
consiglio per terrazzo orto e giardino
Rincalzatura
Consiste nel raccogliere a cono un pò di terra, o meglio di terriccio soffice o di torba, attorno al piede delle piante, per aumentarne la stabilità, per facilitare lo sgombro dell’acqua evitando dannosi ristagni, per stimolare l’emissione di getti basali che aumentino il volume di un cespuglio o da utilizzare per ottenere nuove piante per mezzo di propaggini o talee.

Carmelo Di Marco
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Anche quest’anno, inaspettata, improvvisa, è arrivata a Morgantina la primavera, una calamità naturale che sommerge la città ellenistica con una vegetazione rigogliosa e tenace; anche quest’anno ha colto tutti impreparati, ha nascosto le strade, le colonne, le rovine di gran parte della città, si può dire che, per qualche miracolo, l’Agorà, tutto intorno ai monumenti, è stata liberata dalle erbacce (sembra che se ne stiano occupando, senza neppure essere attrezzati per la bisogna, gli ex carcerati, impiegati in lavori di pubblica utilità). La domenica scorsa, come fanno da qualche anno, i volontari dell’Archeoclub Aidone-Morgantina hanno iniziato la diserbatura e la pulizia di due case della collina ovest: la Casa della Cisterna ad Arco e quella dei Capitelli Tuscanici, un’azione faticosa e improba, anche perché: 1. le due case liberate saranno due isole nel mare verde, che tra qualche giorno prenderà i toni del giallo, che speriamo non divenga nero se ci scapperà il fuoco 2. l’opera meritoria dell’associazione, che dovrebbe diventare di esempio e di stimolo resterà del tutto nascosta e misconosciuta.
Oggi pomeriggio sulle rive del fiume Troina, a pochi passi dal ponte Failla, ci sarà una folla di amici e parenti a dare il bentornato ai circa 500 Ramara di ritorno dai Nebrodi, dove sono andati in pellegrinaggio per san Silvestro, monaco basiliano, patrono e cittadino di Troina. “Civis et patronus” è l’appellativo che accompagna il nome di san Silvestro. Sono partiti alla volta dei Nebrodi giovedì sera nella dal piazzale antistante la chiesa di san Silvestro. Ad Anghira di Faccilonga, sui Nebrodi nel territorio del comune di San Fratello, i Ramara, dopo aver percorso una trentina di km a piedi, vanno a toccare i ramoscelli di alloro per rendere omaggio al santo patrono di Troina per il quale nutrono una sincera e profonda devozione. Domani mattina si riuniranno nel Paino delle Giumente, sotto il campo di calcio, da dove si muoveranno in corteo carichi di alloro per raggiungere, attraversando le vie cittadine, la chiesa di san Silvestro da dove erano partiti giovedì sera. L’alloro è l’albero sacro a san Silvestro. Quest’arbusto era sacro ad Apollo, una delle molte divinità del pantheon degli antichi greci. Le fonti storiche parlano di un tempio ad Apollonia, l’antico nome di San Fratello, dove i pastori ed allevatori di un paio di millenni fa andavano in pellegrinaggio per chiedere ad Apollo di proteggere i loro armenti e le loro greggi. Nella prima meta del III millennio a. C. nel territorio di Troina si erano insediati gruppi di coloni greci provenienti da Creta. Che proprio in questa zona dei Nebrodi si sia sviluppato questo suggestivo pellegrinaggio dei Ramara non è per nulla casuale. Il pellegrinaggio nasce e si sviluppa in un contesto geografico specifico per ragioni storiche facilmente individuabili. L’esperienza del pellegrinaggio è comune a molte religioni.
Pur di raggiungere questa sorta di luogo sacro sui Nebrodi, i Ramara intraprendono un viaggio affrontando dure prove come condizioni climatiche avverse, la lunghezza del percorso, le difficoltà che incontrano lungo il tragitto, la durata di due giorni e gli imprevisti di una situazione sempre precaria com’è un lungo viaggio nell’oscurità della notte tra i boschi a piedi attraverso sentieri impervi. Il viaggio indubbiamente una forma rituale, con tutte le sue procedure codificate, i suoi gesti predefiniti, le sue espressioni orali apprese e tramandate a memoria. Il ramaro è un pellegrino particolare, magari mosso com’è da esigenza di gratificazione esistenziale, di ricerca di soluzione dei propri problemi familiari e di salute. Quando Troina, fino alla metà del Novecento, era una società a prevalente economia agraria con una rigida stratificazione sociale, i ramara erano contadini poveri e braccianti. In uno dei loro canti il riferimento il riferimento alla loro appartenenza alle classi subalterne è esplicito:
“Madonna quantu è javutu lu suli,
sant’Aita facitulu cuddari.
Avi di l’abba chi sugnu a buccuni,
li rini si li manginu li cani!
Nun l’ata fari no ppi li patruni,
ma lu povuru junnataru!”
Il pellegrino appartenente alle classi popolari partecipa all’esperienza del viaggio come a qualcosa di assolutamente nuovo e di radicalmente diverso dalla vita quotidiana che conduce. Il viaggio è vissuto come possibilità di distacco progressivo dalla sfera del noto, per una progressiva assunzione di una dimensione ignota in cui misticismo ed esaltazione dovuta anche ad abbondante libagioni, concorrono a determinare comportamenti che svolgono una funzione compensativa in rapporto alle innumerevoli frustrazioni della vita. Il pellegrinaggio di ramara è estremamente democratico. Il pellegrinaggio di ramara ha un forte carattere solidaristico-comunitario. L’esperienza del pellegrinaggio, del viaggio, dei Ramara è carica di elementi simbolici, che lo rendono attraente e faticoso nelle stesso tempo, ma difficile da dimenticare e pertanto degno di essere ripetuto. Non è raro che il pellegrinaggio comporti l’attraversamento di una fiume. Ed i ramara nel loro viaggio attraversano il fiume, che si chiama “fiume Troina”, in corrispondenza del ponte Failla. Lo scorrere della acque di un fiume evoca significati ed immagini che si legano al tema del viaggio. Presso gli antichi greci l’attraversamento di una fiume era accompagnato da riti propiziatori. E non è un rito propiziatorio quello che fanno i Ramara quando si mettono in cerchio sul fiume Troina, prima di passare sul ponte Failla, quando ritornano dai boschi sabato pomeriggio?
Silvano Privitera
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Sono tre le tonnellate di catrame rimosse a “Cala Tramontana”, a nord ovest dell’isola di Levanzo, dai volontari di Legambiente Protezione civile. Dopo qualche mese di pausa per le avverse condizioni meteo-marine i volontari specializzati nella rimozione di idrocarburi sono ritornati a Levanzo e con un’ incessante e minuziosa attività di bonifica, durata otto giorni, hanno ripulito i 70 mq di costa – in zona B di Riserva – che erano stati imbrattati, lo scorso gennaio, da un’ingente quantità di catrame, così come oltre un chilometro di litorale a nord ovest dell’isola di Favignana. La prima fase delle attività di bonifica dove erano presenti i volontari di Legambiente Agira guidati dal vice Presidente Giovanni Spalletta, Gaetano Torregrossa, Antonino Mugavero e Filippo Bottitta, che aveva, infatti, interessato, prima dell’interruzione per il maltempo, la costa favignanese da cui sono state rimosse due tonnellate di catrame.“Purtroppo – ha detto il direttore dell’Area marina protetta Stefano Donati – lo spiaggiamento di catrame è un problema che nelle Egadi è di routine ma il dato positivo è che si è intervenuti in maniera tempestiva”. Con guanti, tute, maschere, rastrelli, palette, punteruoli, spazzole e secchi, i volontari – in sinergia con il Comune di Favignana e l’Area Marina protetta e coadiuvati dai volontari dell’Associazione Nazionale “Vigili del Fuoco in congedo” e dagli abitanti dell’isola- hanno ripulito con tecniche ecologiche Cala Tramontana rimuovendo a mano il catrame depositato sia a zolle che tra le insenature. Mentre nella seconda fase, hanno partecipato da parte dell’associazione agirina il Presidente Mario Mazzocca accompagnato dai volontari Giuseppe Troina e Concetta Sanniti. “Abbiamo operato -–ha detto la coordinatrice nazionale di Legambiente Protezione civile Francesca Ottaviani – senza l’uso di solventi per non inquinare ulteriormente la zona e preservare l’ecosistema evitando che il prodotto tossico rimanesse disperso nell’ambiente anche se è stato impossibile far si che gli scogli tornassero completamente bianchi”.
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Crispino nacque a Viterbo il 13 novembre 1668; fu battezzato 2 giorni dopo nella chiesa di S. Giovanni Battista con il nome di Pietro. Il padre, Ubaldo Fioretti, era un artigiano e aveva sposato Marzia Antoni già vedova e con una figlia. Pietro rimane orfano di padre in tenera età, e la mamma, vedova per la seconda volta, si sposa con il fratello di Ubaldo: Francesco, un calzolaio a lui molto affezionato e che al nipotino fece frequentare le scuole dei gesuiti e che, in seguito, accolse come apprendista, nella sua bottega, fino all’età di 25 anni. Il 22 luglio 1693 riveste l’abito cappuccino nel convento della Palanzana di Viterbo come fratello laico; il 22 luglio 1694, dopo l’anno di noviziato, emette la professione dei voti assumendo il nome Crispino da Viterbo. Dal 1694 fino al mese di aprile 1697 resta nel convento di Tolfa; va a Roma per qualche mese nel 1697. Dal 1697 all’aprile del 1703 dimora ad Albano; dal 1703 all’ottobre del 1709 è nel convento di Monterotondo. Dal 1709 fino alla morte ad Orvieto (con due brevi interruzioni che lo portarono per alcuni mesi a Bassano e per altri a Roma). Fu, nei diversi conventi, infermiere, cuoco, ortolano e, per circa 40 anni, questuante nel convento di Orvieto. Di animo sereno e festoso, amante della poesia, si rese caro ad ogni genere di persone. Fin dalla fanciullezza nutrì una tenerissima devozione verso la Madonna, che gli apparve diverse volte nel corso della sua vita. Favorito di carismi straordinari e di poteri taumaturgici, sollevò, materialmente e spiritualmente, tante miserie umane.************************************************
Jesus Christus, heri et hodie, ipse est in saecula!
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1683, Antoni van Leeuwenhoek scopre i batteri. Con altre osservazioni al microscopio (v.1676) lo scienziato olandese scopre anche i batteri. Come per gli spermatozoi, la sua scoperta è destinata a non essere compresa. Verrà “riscoperta” da Koch (v.) nel 1876.
frase celebre
“Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità”
Gide, I nutrimenti terrestri
consiglio
Viaggiare sicuri in treno
Per la vostra sicurezza, ricordate che in treno la posizione più sicura è quella a metà dell’intero convoglio, al centro di una carrozza
cosa vuol dire
Fare tredici
Avere un grosso colpo di fortuna
Questo modo di dire è nato recentemente dal sistema del gioco del totocalcio che consiste nello scommettere sul risultato di tredici partite di calcio; chi azzecca tutti i risultati fa tredici e vince spesso centinaia di milioni
consiglio per terrazzo orto e giardino
Scerbatura
Si esegue attorno alle piante erbacee con apparato radificale molto superficiale e delicato, principalmente allo scopo di frenare la propagazione delle infestanti tagliandole al piede non appena rispuntato, in modo da far morire prima o poi le radici.