mercoledì , Gennaio 20 2021

Sessismo linguistico e stereotipi di genere

Questo 2020 impedirà le liturgie inutili che da tempo accompagnano la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne e ci costringerà a ragionare sulla prima forma di violenza: quella linguistica perché noi siamo quello che diciamo perché le parole sono pietre, diceva Carlo Levi e corrispondono al pensiero di chi le pronuncia. E’ il linguaggio che costruisce la società e anche l’identità di genere perciò insistere su un linguaggio androcentrico è dannoso e falso. Il problema fondamentale del sessismo linguistico è l’occultamento della donna a favore del maschio, o meglio del maschio eterosessuale a cominciare dall’utilizzo di termini istituzionali e di potere declinati solo al maschile e non al femminile: il deputato, il ministro, il sindaco, l’avvocato, il magistrato ecc… Ministro spesso viene preferito a Ministra anche dalle stesse donne quasi imbarazzate per la forma al femminile, perché sembra un abuso, un occupazione illecita di ruoli da sempre occupati da uomini invece nessuna difficoltà si ha nell’uso di termini meno qualificanti. L’asimmetria semantica è evidente in alcuni specifici casi: “maestro” indica un’autorità in un determinato campo, o una guida spirituale, “maestra” definisce l’insegnante di scuola elementare; “il governante” indica chi governa ed è alla guida di un Paese, “la governante” indica una collaboratrice domestica; “segretario” si riferisce a persone che ricoprono ruoli di potere legati alla vita pubblica – segretario di partito, di un sindacato, di un’associazione, delle Nazioni Unite – “segretaria” descrive un ruolo subordinato e non dirigenziale e fa riferimento ad attività impiegatizia, amministrativa, etc). La stessa anomalia si verifica quando per designare un politico si ricorre solo al cognome mentre per indicare la politica si usa l’articolo al femminile. Diciamo: Salvini, Di Maio, Renzi e “la” la Boldrini, la Bonino, la Carfagna. La lingua condiziona il nostro modo di pensare: essa incorpora una visione del mondo e la impone. Siamo noi ad essere parlati dalla nostra lingua ed è fondamentale oggi liberare la lingua da stereotipi di genere. Il linguaggio è un codice inconscio che permea la nostra percezione della realtà dai primi giorni di vita, un lessico dove le funzioni alte sono solo al maschile e le corrispondenti funzioni basse al femminile condiziona la realtà. Dobbiamo scardinare, attraverso il linguaggio, l’atavica subalternità dei ruoli, perché la lingua non è neutra ed il suo uso non è innocente.

Gabriella Grasso