mercoledì , Gennaio 20 2021

Vecchi camici alla riscossa

La pandemia da Sars-CoV2 ha svelato la fragilità di un sistema sanitario marcio e politicizzato. Ospedali di prossimità depotenziati, dimezzamento di medici e operatori para sanitari, riduzione progressiva di farmaci e strumenti di diagnosi e cura. E oggi, in piena seconda ondata, per arrestare il morbo si pensa di richiamare i medici in pensione. Gli anziani dottori, poco reattivi per l’avanzata età e fragili come gli altri vecchi, dovrebbero tornare al fronte per mettere una pezza alla voragine, che dirigenti e assessori e ministri hanno fatto. 202 sono i medici deceduti in Italia. Ventitré solo nella seconda ondata. Non tutti i medici hanno agito e operato con la stessa partecipazione, alcuni hanno rifiutato di visitare i loro assistiti abbandonadoli all’incertezza altri invece non si sono risparmiati anche a costo della vita. Questa estate, Commissario e Governo, avrebbero dovuto rafforzare la sicurezza sul territorio invece che attenzionare la movida perché è solo in questo modo che la pandemia può essere arrestata. Il presidente Fnomceo, Filippo Anelli, ha messo al centro della sicurezza degli operatori i percorsi sporchi e puliti e i dispositivi individuali di protezione, adeguati al grado di rischio, che sono mancati negli ospedali e negli studi privati dei medici di famiglia. Sono più di 20mila gli operatori sanitari (tra ospedalieri, Mmg e infermieri) infettati da settembre a oggi, tra cui i medici di medicina generale, lasciati spesso senza protezioni con gli ambulatori scoperti per i quali a volte non si riesce a trovare sostituti. A fronte di questo disastro c’è la discutibile distribuzione delle terapie intensive e dei posti Covid. In Sicilia i numeri non tornano e gli ispettori indagano. Cosa scopriranno? L’ennesimo segreto di Pulcinella? La gestione clientelare di ospedali e cariche? La territorializzazione di reparti e incarichi corrispondenti a una geopolitica sanitaria? E intanto si continua ad ammalarsi e morire perché la sanità è sempre più cosa loro.

Gabriella Grasso