venerdì , Febbraio 26 2021

Consorzio comunale di Enna. C’è ma non si vede!



di Massimo Greco

Ammesso che dalle nostre parti ci siano Sindaci che hanno compreso la gravità del momento (e a noi piace pensare positivo), urge riflettere sullo strumento istituzionale più idoneo a catturare le future risorse del Recovery Plan a favore delle aree interne. Essendo infatti un fenomeno involutivo e territoriale di area vasta, ogni ragionamento non può che essere fatto in chiave sovra comunale. A questo punto le opzioni sono due, la prima è ovviamente quella di utilizzare l’attuale ente intermedio che ha sostituito la provincia regionale di Enna. La seconda è quella di istituirne uno nuovo. I vantaggi per la prima ipotesi sono:
a) l’esistenza istituzionale del consorzio comunale;
b) la presenza di risorse umane e risorse strumentali;
c) l’esistenza di un centro di costo certo.
Le criticità sono:
a) l’assenza degli organi di governo;
b) l’impossibilità di coinvolgere comuni limitrofi a quelli della provincia di Enna;
c) le criticità finanziarie diventate strutturali.
I vantaggi di istituire un consorzio di comuni ex novo ai sensi dell’art. 31 del TUEL sono invece:
a) la libertà di coinvolgere tutti i comuni dell’area interna e centrale della Sicilia riaprendo il dialogo interrotto con Caltanissetta e con i comuni del messinese;
b) l’assenza di interferenze della Regione, partner istituzionale dimostratosi all’evidenza inadeguato;
c) la possibilità di liquidare il consorzio a risultato ottenuto.
Tra i limiti vi è certamente quello dell’assenza di risorse umane, strumentali e finanziarie che dovranno essere recuperate dai comuni medesimi. La scelta sembra ricadere a favore di un nuovo ente consortile anche perché i comuni, al momento, non governano affatto l’istituito libero consorzio comunale e quindi non avrebbero alcun interesse ad utilizzare un ente che non gli appartiene. E’, infatti, un paradosso tutto siciliano quello di chiamare consorzio di comuni un ente dove i comuni, che vi fanno obbligatoriamente parte (altro che liberi), non sono rappresentati. Così come assurdo assistere alle continue proroghe di commissari e al trasferimento di risorse finanziarie in capo a questi enti intermedi. Se è un ente strumentale dei comuni le risorse non dovrebbero essere trasferite ai comuni per finanziarie servizi e funzioni di area vasta? E ancora, se parliamo di consorzio comunale, non dovrebbero essere i comuni a commissariare l’ente, ammesso che ne ricorrano condizioni? Non si possono più attendere risposte dall’alto (che non arriveranno mai…) per muoversi autonomamente e in fretta dal basso.