giovedì , Maggio 13 2021

Aree interne. Il Recovery Plan c’è ma l’associazionismo comunale non decolla

Aree interne. Il Recovery Plan c’è ma l’associazionismo comunale non decolla

di Massimo Greco


Con l’approvazione del Recovery Plan il consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla spesa di 200 miliardi di euro, di cui il 40% destinato al SUD. Occasione storica se solo si considera che se non ci fosse stata la pandemia, un intervento di tale portata non ci sarebbe mai stato. In tale contesto i territori delle aree interne sono chiamati a produrre non singoli progetti per finanziare singole opere pubbliche ma progettualità sostenibili e soprattutto innovative. Al netto della lodevole iniziativa promossa dal Forum Permanente Sulle Aree Interne a cui hanno aderito solo 10 Comuni della provincia di Enna e tre Comuni nebroidei, non si registra alcuna iniziativa finalizzata a generare quella leadership di area vasta di cui hanno urgente bisogno le aree interne e centrali della Sicilia. I Sindaci, apparentemente tutti disponibili a forme di associazionismo sovra comunale, sono nei fatti immobili e trincerati nel proprio angusto campanile, pensando di poter resistere da soli allo tsunami in corso. Come dare loro torto, dopo avere vissuto sulla pelle dei propri bilanci e su quella dei cittadini l’esperienza degli ambiti territoriali ottimali per la gestione integrata dei servizi pubblici locali a rilevanza economica (acqua e rifiuti). Ancora oggi nessuno è in grado di sapere come in Sicilia gli ATO rifiuti siano riusciti ad accumulare debiti per quasi 2 miliardi di euro. I sindaci sono legittimamente restii a nuove forme di associazionismo comunale ma non bisogna generalizzare. Le forme di associazionismo comunale fallimentari, guarda caso, sono tutte quelle imposte dall’alto e non quelle generate dal basso su base volontaria. Fallimentare è infatti stata l’esperienza della società d’ambito obbligatoria per la gestione dei rifiuti, quella del consorzio obbligatorio per la gestione dei servizi idrici, quella dell’Area di Sviluppo Industriale, quella dell’Ente Parco Floristella e per ultima, l’esperienza, mai fatta, del Libero Consorzio Comunale. Tutti strumenti istituzionali vissuti dai Comuni come trappole dalle quali non potere più liberarsi. Al contrario, le forme di associazionismo comunale su base volontaria hanno quasi sempre funzionato e raggiunto gli obiettivi statutari.  Basterebbe qui ricordare che l’Università Kore è nata per volontà del Consorzio Ennese Universitario, a cui aderirono la soppressa Provincia, molti Comuni e la Camera di Commercio. La costituzione del consorzio delle aree interne e centrali della Sicilia non è obbligatorio ma è indispensabile per creare quella leadership istituzionale di area vasta capace di  superare la frammentazione territoriale e  la progressiva “liquidazione” delle Istituzioni e soprattutto per dare un’unica voce alle aree interne e centrali della Sicilia.