giovedì , Maggio 13 2021

L’avanzata dei “tuttologi” nella Pubblica Amministrazione

L’avanzata dei “tuttologi” nella Pubblica Amministrazione

di Massimo Greco


Con la fine di questa pandemia (speriamo presto) ci porteremo tante questioni su cui riflettere con calma. Una di queste è certamente enfatizzata e sintetizzata nelle parole del Professore Galli: “il Prof. Zangrillo fa egregiamente il rianimatore, ma meno l’epidemiologo o il virologo”. Ecco, l’apparente contrasto tra i due illustri medici nasconde in realtà un problema molto più consistente della Pubblica Amministrazione. Nella maggior parte degli uffici pubblici, cioè quegli uffici ai quali il legislatore ha affidato il compiti di curare specifici interessi pubblici, non si discrimina l’iniziale momento istruttorio di valutazione tecnica (e spesso scientifico) da quello finale prettamente amministrativo. In sostanza, al netto dei soli atti deliberativi adottati da organi collegiali in cui è presente un profilo professionale amministrativo, tutti gli atti a valenza esterna sono adottati dagli stessi dirigenti o funzionari responsabili di struttura. Ciò significa che, per fare solo uno dei tanti esempi possibili, se a dirigere un ufficio vi è un dirigente ingegnere, sarà quest’ultimo a firmare tutti i provvedimenti finali. Il dirigente ingegnere è quindi anche onerato di mettere sui binari amministrativi la sua valutazione tecnica. “E qui casca l’asino” potremmo dire, perché l’ingegnere ha una formazione tecnica e non amministrativa e pertanto l’atto finale non potrà mai avere il bollino di legittimità (ancorchè teorico). Il cittadino-utente potrà solo contare su una buona istruttoria tecnica perché fatta da un funzionario dotato di adeguata formazione professionale e accademica. Nessuna garanzia potrà invece avere sulla correttezza del procedimento amministrativo o sulla conformità normativa del provvedimento finale. Un bravo ingegnere con esperienza maturata nella P.A. conoscerà pure l’accesso civico ma è impensabile che conosca pure la differenza tra la formula semplice e quella generalizzata di accesso. Allo stesso modo, un bravo architetto (archeologo, agronomo, medico, psicologo ecc….) saprà pure la differenza tra termine ordinatorio e termine perentorio ma difficilmente saprà discriminare i due concetti dalla semplice lettura di un testo normativo. Per non parlare dei cosiddetti rimedi di “autotutela”. Questa disfunzione tipica della nostra P.A. a cui ancora oggi non si è posto rimedio, ha generato la nascita dei “tuttologi”, funzionari e dirigenti che hanno la presunzione di sapere tutto a prescindere dai libri su cui hanno studiato. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è l’intasamento dei TT.AA.RR. per l’esorbitante numero di contenziosi generato da questi “tuttologi” che non sono neanche lontanamente in grado di conformare i legittimi interessi dei privati agli interessi pubblici alla cui cura sono (ahinoi) preposti né tanto meno di assicurare quel “buon andamento dell’azione amministrativa” preteso dalla Costituzione.