venerdì , Giugno 25 2021

Dai tre pastorelli al pastorone Matteo

È successo! Il Capitano mio capitone è stato folgorato sulla via di Pontida e ha avuto la prima esperienza mistica a Fatima con la Madonna che gli è apparsa. Ancora una volta il veggente tipo è un povero, umile e ignorante del popolo (sul “povero” e “umile” vi sono comunque dei dubbi). La cosa che fa ridere, anche se ci sarebbe da piangere, è di come la dialettica politica sia ormai talmente ridotta ai minimi termini che adesso abbiamo bisogno di fenomeni da baraccone, o meglio, i famosi “Uomini della Provvidenza” tristemente noti.

Che Salvini voglia ora farsi passare da Messia non è, comunque, una novità, amando farsi chiamare “capitano” che, se andiamo a vedere come può dirsi (anche) capitano in latino troviamo tutto un programma. Ma non è neanche questo, ognuno è libero di seguire chi vuole all’interno di un’ottica libera, che ci fa accapponare la pelle. La cosa che ci fa accapponare la pelle veramente è che si usano figure verso cui milioni, anzi miliardi di persone si affidano per chiedere un aiuto, si rivolgono con fede, si rivolgono perché credono in quel qualcosa. Usare quel “credo”, quella fede, quella richiesta, a volte disperata, di aiuto, e piegarlo a marketing politico è veramente in commentabile e irrispettoso per chi si professa cattolico (il cattolicesimo non si professa, si vive). Altro che mercanti nel tempio, qui siamo tornati ai tempi in cui si brandiva la Croce per giustificare anche i peggiori atti quali le Crociate o la conversione forzata dei popoli preColombiani (tanto per citarne qualcuna). Ma la cosa più grave della continua ostentazione della propria fede per scopi “altri” (da qualche parte nel Vangelo c’è scritto di non pregare di fronte a tutti ma in un angolo, anzi nel silenzio della propria stanza e la vera testimonianza è tutt’altra cosa) è che si mina pesantemente alla laicità dello Stato italiano. È vero che non possiamo non dirci cattolici e che le festività verso cui tutto ruota il nostro anno sono di matrice cattolica, però è anche vero che non ci sono disparità di trattamento tra le varie confessioni e che la politica, nella sua dialettica, deve restare coi piedi per terra. Pensi prima a ciò che succede quaggiù prima di pensare a cosa succede lassù. Meno male, comunque, che è sempre valido il fatto che Dio non sente gli angeli cantare, figuriamoci gli asini ragliare.

Alain Calò