In 2100 le persone nate nel 1952 che vivono nei 20 comuni della provincia di Enna

Enna. Si stima che siano in circa 2100 le persone nate nel 1952 che vivono nei 20 comuni dell’ennese. Sono quelle che pagano il conto più salato alla riforma delle pensioni che porta il nome del ministro Elsa Fornero del governo Monti. Molte di queste persone nate nel 1952, in particolare lavoratori o lavoratrici che pensavano di andare in pensione nel 2012, si sono riconosciute in quel lavoratore napoletano nato il 1° luglio 1952 che, avendo cominciato a lavorare a 16 anni anche se non in forma continuativa, ha cumulato 39 anni di contributi. Del lavoratore napoletano del 1952 si parla nella lettera che la figlia ha scritto ed inviata al quotidiano “l’Unità”, che l’ha pubblicata venerdì 31 dicembre.
Ecco come questa giovane donna descrive il modo come suo padre ha accolto la notizia del rinvio della pensione di altri 6 anni: “Sono molto preoccupata per mio padre che sta male da quando, il 4 dicembre, è arrivata la notizia dell’abolizione delle quote di anzianità per cui non può andare in pensione nel 2012, ma deve aspettare fino al 2018”. Da quel giorno d’inizio dicembre, il lavoratore napoletano del 1952 si è chiuso nel più assoluto silenzio, non mangia e non dorme. Tra quelli nati nel 1952, ce ne sono alcuni che un tiro mancino se l’aspettavano, però no una mazzata cosi pesante che, di punto in bianco, gli ha allungato di altri 6 anni il traguardo della pensione. Un troinese di 60 anni, al quale non fa difetto quell’immaginazione sociologica di cui parlava Wright Mills, aveva intuito con un certo anticipo che sulle pensioni ci avrebbero messo mano per allungare l’età pensionabile: “Nel 1994, ho letto il libro di Federico Rampini sul sistema pensionistico italiano dal titolo “Il crack delle nostre pensioni”, che inizia con toni allarmanti rivolgendosi così ai lettori: “Caro lettore, cara lettrice, se hai un’età compresa tra i 30 ed i 50 anni, sappi che quando smetterai di lavorare, la tua pensione non ci sarà più”. Temo che la previsione di Rampini si stia avverando”.
Che lo “scalone” alto sei anni, che quelli nati nel 1952, nonostante abbiano già 60 anni di età, devono salire per raggiungere la pensione, sia iniquo, e come tale è percepito da questa categoria di lavoratori, lo pensa anche il “Corriere della Sera” che venerdì 31 dicembre si è chiesto retoricamente: “E che dire del sig. Rossi, nato nel 1951, che ha 36 anni di contributi e potrà andare in pensione nel 2012, mentre il suo collega Bianchi, nato nel gennaio 1952, con 37 anni di contributi – ossia un mese di età in meno ed un anno di contributi in più – il quale dovrà lavorare cinque anni in più”. Cosa ne pensi il sig. Bianchi è facile immaginare. Queste misure che allungano l’età pensionabile colpiscono in maniera pesante ed ingiusta i lavoratori nati nel 1952. Si sente parlare di correttivi allo “scalone” che penalizza questa categoria di lavoratori che nel 2012 compiono 60 anni. Il presidente Mario Monti ne ha fatto cenno nella conferenza stampa di giovedì. Non è chiaro come il governo intenda rimuovere una simile iniquità. Non risolverebbe il problema, se il governo adottasse dei correttivi che salvano alcune categorie (donne e lavoratori del settore privato) ed escludono altre categorie (lavoratori autonomi e dipendenti pubblici).

Silvano Privitera


Vignetta:foranastasis.over-blog.it di Carmelo Anastasio