Enna. Ex miniere siciliane: bombe ecologiche

Enna. Giuseppe Regalbuto , presidente della Commissione URPS per le miniere dimesse, ha elaborato una mappatura circa alcuni siti dismessi, tramite uno studio ambientale effettuato su quattro province siciliane, vale a dire Caltanissetta, Agrigento, Siracusa ed Enna.
Ad attirare l’attenzione su queste province sono gli elevati tassi di mortalità degli abitanti. Nel nisseno, ad esempio, negli ultimi anni, si è registrata un’impennata di sclerosi multipla, leucemia e patologie similari. Le neoplasie sarebbero aumentate addirittura del 20%. In questo territorio diversi sono i siti che destano sospetto. In primis la miniera di Bosco, un tempo fonte di lavoro e ricchezza, oggi fucina di paura, all’origine del male del secolo. La miniera è stata chiusa alla fine degli anni ‘80, quando era ancora in produzione. “Da quanto scoperto finora – dichiara Giuseppe Regalbuto – emerge che il sito sarebbe stato utilizzato negli anni ’90 per smaltire rifiuti nucleari e ospedalieri. Preoccupano anche l’ex miniera di sale Raineri, nei pressi di Mussomeli e il lago Soprano di Serradifalco, quest’ultimo per il rischio che possa contenere quantità di Cesio 137, isotopo altamente radioattivo e, quindi, nocivo. Ad Agrigento, l’ex miniera Ciavolotta sarebbe stata sfruttata quale deposito di materiali tossici e, qualcuno sosterrebbe, di contenere anche materiale radioattivo. Questa sarebbe la causa dei casi di tumore notevolmente aumentati negli ultimi anni e che, per l’appunto, hanno concentrato l’attenzione verso il sito dismesso. A Siracusa, esattamente a Melilli, nella cava San Giuseppe, invece, sembra che per anni sono stati riversati rifiuti tossici di derivazione industriale. I carotaggi effettuati da “Sviluppo Italia” hanno permesso di accertare la presenza nel sito di un’ingente quantità di pirite, un sottoprodotto della lavorazione dell’acido solforico. Negli anni ‘70, infatti, in assenza di leggi che lo vietassero, la cava fu riempita di pirite. Il sito da allora ha acquisito il nome di “cava dei veleni”, mentre un tempo da esso si estraeva pietra calcarea utile per l’edilizia. L’unica nota positiva deriva dalla Provincia di Enna, in quanto la miniera di sali potassici di Pasquasia è in fase di bonifica e si parla, addirittura, di riapertura. Tutte le accurate analisi effettuate sul sito smentiscono, difatti, qualsiasi forma di inquinamento radioattivo. Il Presidente Regalbuto ha comunicato che invierà una nota all’Arpa Regionale per approfondire le ricerche sui siti a rischio e magari cercare di ottenere una rivisitazione accurata di questi siti.