Enna. La morte della piccola Angelica è stato un infanticidio?

Enna. I periti incaricati del tribunale potrebbero evidenziare, con il loro esame, che la piccola Angelica, figlia di Joana Marin, una governante rumena di 41 anni, potrebbe essere morta ustionata con l’acqua calda pochi istanti dopo essere venuta al mondo. La bambina, che poi gli agenti della Polizia hanno chiamata Angela, è stata rinvenuta in un sacchetto di plastica all’interno di un cassonetto della spazzatura l’11 novembre 2005 nelle vicinanze di Pergusa.
La conclusione a cui sono giunti il medico legale Cataldo Raffino, patologo forense, e il neonatologo Gaetano Bulfamante, anatomopatologo di Milano, periti designati dal giudice David Salvucci, fa pensare che si sia consumato un infanticidio. Gli esperti hanno deposto al processo di rito abbreviato che vede imputati, accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere proprio la madre, Joana Marin e i suoi due datori di lavoro italiani, i coniugi Giovanni Scevole e Rachela Pirrera.
Gli esperti hanno confermato la loro tesi anche nel confronto con il consulente di parte Carlo Torre, il perito del caso Meredith, secondo il quale la bimba in realtà era morta prima di venire al mondo. Ma per le difese i dubbi sono tanti, si parla di “opinioni discordanti, senza certezze scientifiche”. Il professor Torre era stato incaricato dall’avvocato Paolo Patelmo del foro di Belluno, che assiste la Marin; mentre gli Scevole hanno come difensore l’avvocato Gabriele Cantaro. Sarà ora il giudice a decidere quale è stata veramente la sorte della piccola Angela, quindi se si è trattato di omicidio oppure di una disgrazia ed in questo caso il reato sarebbe solo di occultamento di cadavere. Due perizie diverse nella sostanza perché i primi sostengono che si tratti di ustioni “post partum”, mentre i difensori della Marin e dei coniugi Scesole, forti delle tesi portate avanti dal professor Torre, parlano di “macerazioni intrauterine”, che spiegherebbero segni simili a scottature. L’avvocato Gabriele Cantaro, difensore dei coniugi Scevole, pur nella condivisione delle tesi del consulente di parte, sottolinea che i due ennesi, del parto, non ne sapessero nulla, quindi i due non parteciparono al parto e sarebbero stati anzi loro a convincere la rumena ad andare in ospedale; e poi, quando Scevole seppe che la donna aveva partorito sarebbe stato lui a indicare alla polizia dove aveva gettato degli “asciugamani”, e capì solo in quel momento che all’interno del sacchetto di plastica potesse esserci il corpicino della piccola.