Crisi zootecnica Enna. Intervento Consigliere provinciale Castoro
Enna-Cronaca - 22/01/2009
Enna. Intervento del consigliere Giuseppe Castoro al Consiglio provinciale di ieri in merito alla grave crisi zootecnica che ha investito la provincia di Enna:
“Alla luce della crisi che sta attraversando il comparto agro-zootecnico della nostra provincia vorrei fare alcune considerazioni:
· gli operatori del settore sono le migliori vittime dei danni derivanti dalle condizioni climatiche sempre più proibitive;
· il numero delle imprese e degli occupati del comparto è in costante calo;
· le persistenti malattie infettive che colpiscono il bestiame e la vegetazione (virosi, brucellosi, etc..)stanno indebolendo sempre più il comparto;
· la capacità di penetrazione del prodotti agro-alimentari ennesi sui mercati nazionali ed internazionali è irrisoria, i costi di produzione sono altissimi, gli interessamenti pubblici inesistenti; di conseguenza essere colpiti da una calamità naturale o da una malattia delle piante o del bestiame significa, per agricoltori ed allevatori, dover rinunciare per sempre all’attività;
· le campagne si spopolano e non nascono nuove imprese, ed in più vi è la mancanza di un significativo ricambio generazionale;
· il settore che dovrebbe e potrebbe trainare l’intera economia ennese, operando come volàno di sviluppo per gli altri comparti economici, è ad un passo dal collasso e con esso lo sono le prospettive di sviluppo dell’intera provincia di Enna;
· i costi dell’acqua, dell’energia elettrica, di produzione hanno raggiunto ormai livelli esorbitanti;
· a tutto ciò si aggiunge la lentezza della riforma della macchina amministrativa.
· In ultimo, un duro colpo all’economia della nostra provincia, da sempre considerata il granaio d’Italia , è stato inferto dal crollo del prezzo del grano duro che non è stato arginato da alcun intervento politico;
Alla luce dei problemi summenzionati bisogna:
1) mutare drasticamente le proprie politiche in materia di agricoltura e allevamento;
2) fare del comparto agro-pastorale il nucleo portante dello sviluppo economico della Sicilia, la massima priorità nelle politiche di sostegno allo sviluppo;
3) basare la programmazione nel comparto agro-pastorale sulla concertazione, sull’ascolto delle istanze e delle proposte che il mondo dei campi rivolge all’esecutivo per il tramite delle associazioni di categoria, perché nessuno meglio di loro può conoscere i problemi del comparto;
4) rivedere profondamente le procedure per i bandi relativi ai fondi comunitari, rendendole più semplici ed economiche per i partecipanti, nonché più snelle e rapide, al fine di accelerare l’utilizzo delle risorse.
Ps mi rivolgo alle associazioni di categoria, al presidente della provincia, ai sindaci affinchè si possano sfruttare al meglio i fondi strutturali europei e mi riferisco in particolare al piano di sviluppo rurale in Sicilia (PSR) che potrebbe essere un incentivo per molti giovani e non solo ad inserirsi in questo settore dell’economia.
5) impegnarsi nella semplificazione e nella razionalizzazione dell’Amministrazione;
6) agevolare e sostenere la creazione di nuove aziende agricole ed incentivare i giovani che intendono trasferirsi nelle campagne per abitarvi e per avviare iniziative imprenditoriali;
7) promuovere un modello di sviluppo delle zone interne della Sicilia, basato sul modello toscano, con un territorio in grado di attrarre il turismo anche e soprattutto grazie all’agricoltura, agli effetti positivi che la presenza umana ha sul paesaggio nelle campagne, oltre al richiamo delle nostre peculiari produzioni agro-alimentari;
8) apportare le modifiche agli strumenti di pianificazione paesaggistica ai comuni, al fine di rendere più efficace il controllo del territorio e di rendere tempi di istruttoria compatibili con le esigenze delle imprese;
9) tutelare e sostenere la qualità e la tipicità dei prodotti agro-alimentari ennesi sia sul mercato interno che su quelli nazionale ed estero, con investimenti in grado di assicurare un miglior livello di promozione e di penetrazione, coinvolgendo la totalità delle aziende;
10) rivedere il sistema di erogazione degli indennizzi per le calamità naturali e le malattie del bestiame che dovrebbero essere correttamente dimensionati ai danni subiti ed immediatamente disponibili;
11) promuovere l’adozione da parte delle competenti autorità, ove ne ricorrano i presupposti, dei provvedimenti di sospensione, riduzione e/o rinvio dei contributi previdenziali e delle rate dei mutui agrari o crediti connessi, comunque, allo svolgimento dell’attività agricola e rivolgere particolare attenzione ai nuovi giovani imprenditori agricoli, che non possono disporre di capitali e credito per fare impresa, facendo leva sulla Regione affinchè sensibilizzi gli istituti di credito al problema.
12) provvedere con rapidità ad una concreta sistemazione della rete viaria ed elettrificazione agricola, per far fronte alla reale difficoltà di raggiungimento delle aziende.
13) fare leva sul governo regionale affinchè il governo nazionale emani delle leggi che regolamentino l’importazione di cereali da altri paesi (il cui prezzo è regolamentato dai movimenti stabiliti dalle borse estere) al fine di tutelare i produttori cerealicoli nazionali e quindi locali.
14) accelerare il processo di creazioni delle “filiere corte” nella nostra provincia,
mercatini che permettono il contatto diretto tra produttore e consumatore cosicchè
i consumatori acquistino prodotti di qualità a prezzi inferiori e i produttori abbiano un
maggiore guadagno.
Vorrei in ultimo fare delle considerazioni in merito all’articolo pubblicato su “La Sicilia” di domenica 21 dicembre, in cui il presidente “dell’unione allevatori Sicilia”, dopo il polverone sollevato dall’inchiesta “Mandria fantasma 2” che ha portato al sequestro di circa 3000 capi di
bestiame non registrati, fa emergere le condizioni di profonda crisi del settore. Gli allevatori infatti sono vessati dalle ASL a pagare da 700 a 1000 euro per denunciare la morte di animali il cui valore di mercato da vivi non supera i 250 euro; quando abbattono gli animali per brucellosi spesso non vengono indennizzati e quando vengono indennizzati i tempi di attesa sono lunghi e insostenibili.
Un altro punto da sottolineare, di notevole importanza, è quello relativo ai vaccini che le ASL impongono agli allevatori, infatti i veterinari sostengono che il vaccino contro la brucellosi ha una copertura di 36 mesi, ma sistematicamente prima della scadenza dei 36 mesi vengono effettuati dei prelievi di controllo ( ogni 6 mesi).
Ritengo che ciò sia assurdo poiché se i vaccini non garantiscono la copertura per un periodo di tempo adeguato è uno spreco imporli, viceversa è inutile effettuare prelievi al bestiame vaccinato.
In questo clima di crisi ritengo che la posizione delle ASL sia inadeguata e inopportuna!!!”.