Enna. L’on.Elio Galvagno sulle gabbie salariali

Enna. Il deputato regionale del PD, Elio Galvagno, è intervenuto sull’ennesima, e pericolosa, esternazione della Lega Nord, sull’introduzione delle gabbie salariali per parametrare, a detta del ministro Calderoli, le buste paga all’andamento dei prezzi. “A parte le considerazioni amare sulla concezione di Paese – esordisce Elio Galvagno – che emerge dalle continue affermazioni di ministri di questo Governo, che tentano di alimentare l’idea di un Mezzogiorno parassita, che vive alle spalle del Nord, quello più grave è che, invece, di affrontare con misure strutturali la crisi profonda che investe il Paese, e di fronte alla quale la destra sta dimostrando tutta la propria inadeguatezza, si continua con una propaganda becera, che riempie le pagine dei giornali ma non dà risposte concrete ai cittadini”.
“Quei cittadini – prosegue Elio Galvagno – che non arrivano più alla fine del mese e quelli, sempre drammaticamente più numerosi, che si ritroveranno, in autunno, dalla cassa integrazione alla disoccupazione, per l’annunciata chiusura di tante fabbriche ed aziende. E’ di ieri la notizia di un nuovo calo della produzione industriale in Italia con una flessione, secondo l’Istat, dell’1,2% rispetto al precedente mese di maggio. La soluzione alla crisi non è certo quella di aumentare i divari, rendendo ancora più difficile la capacità di tenuta delle famiglie. Il vero problema è, semmai, che in Italia i salari sono bassi dappertutto. E le differenze di stipendio – o gabbie salariali – ci sono già: fra Nord e Sud, ma non solo, tra giovani e meno giovani, tra donne e uomini. Si tratta di differenze che vanno superate e non ampliate”.
“Voglio ricordare tra l’altro al ministro Calderoli – insiste il deputato del PD – che, se è vero che al Sud la vita costa meno, è altrettanto vero che i cittadini del Mezzogiorno, e della Sicilia in particolare, subiscono condizioni di arretratezza e di grave disagio a livello di servizi pubblici, a partire dai trasporti e dalle infrastrutture viarie, con l’aumento nei bilanci familiari delle spese relative, per esempio, all’usura dei veicoli. Una macchina dopo avere percorso 150 mila Km in Sicilia è da rottamare, a causa della pessima rete stradale, mentre al Nord ne potrà percorrere ancora altrettanti. E poi perché non parlare della carenza di asili nido e dei servizi agli anziani, che comportano costi sociali elevatissimi per le famiglie siciliane, con le donne spesso costrette a farsi carico esclusivamente del lavoro di cura per sopperire alla quasi totale assenza di stato sociale. La vera gabbia, che imprigiona il sud del Paese, è la disoccupazione, che determina un ingresso sempre più tardivo dei giovani nel mondo del lavoro, con costi di mantenimento che gravano, anche in questo caso, sulle spalle di famiglie prevalentemente monoreddito. Le parole di Calderoli risultano inaccettabili, tanto più che sono frutto di uno scontro tutto interno alla maggioranza di governo, e che si gioca sulla pelle di quelle regioni meridionali che ancora aspettano i fondi Fas, mentre immediati sono stati gli interventi in favore di sindaci amici come Cammarata e Scapagnini per appianare i disastrosi buchi di bilancio da loro creati. Tutto a discapito di quelle realtà virtuose del Mezzogiorno, e sono tante, che beneficerebbero di interventi a sostegno del lavoro e delle imprese. “Se si arrivasse alle gabbie salariali – conclude Elio Galvagno – non ci sarebbe un aumento degli stipendi nel nord. I salari resterebbero immobili al nord e calerebbero al sud, senza benefici per nessuno. Come hanno giustamente rilevato Bankitalia e Confindustria, l’Italia potrà crescere solo se cresce il Mezzogiorno”.