Acqua: parte in Sicilia raccolta firme per gestione pubblica
Enna-Cronaca - 23/04/2010
Palermo – La Sicilia, dove le privatizzazioni nel settore idrico sono andate avanti piu’ speditamente che altrove, e’ anche la regione nella quale i programmi di investimento procedono a rilento, il servizio non e’ migliorato mentre sono aumentate vertiginosamente le tariffe. La denuncia e’ della Cgil, del forum dei movimenti per l’acqua e del comitato dei sindaci che si oppongono al processo di privatizzazione (134 nell’isola), che hanno lanciato oggi in una conferenza stampa una doppia raccolta di firme: per chiedere il referendum abrogativo della legge nazionale che dispone la privatizzazione della gestione dell’acqua e per una legge regionale di iniziativa popolare e dei consigli comunali che ridisegna il sistema nell’isola. Il ddl rende nuovamente pubblici gli enti di gestione (Siciliacque e Ato), garantisce un sistema integrato con lo sviluppo anche della depurazione, sollecita l’aggiornamento dei programmi di investimento , istituisce un’autorita’ di vigilanza e controllo. “Noi- ha sottolineato Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia- siamo con i cittadini. L’acqua e’ un diritto universale e inalienabile e deve pertanto essere gestito dal pubblico, perche’ e’ evidente che la privatizzazione non ha portato benefici alla collettivita’ ma solo profitti per i gestori”. Il referendum nazionale, ha spiegato Giuseppe Sunseri referente siciliano Forum, “propone tre quesiti: il primo per fermare la privatizzazione dell’acqua, il secondo per aprire la strada della ripubblicizzazione, il terzo per eliminare i profitti dal bene comune acqua. I Sicilia – ha aggiunto Sunseri- da ora al 21 luglio contiamo di raccogliere 60 mila firme (700 mila l’obiettivo in tutto il paese)”. Il referendum dovrebbe poi tenersi la prossima primavera. Per la legge regionale, l’obiettivo e’ invece di 10 mila firme. Il testo e’ stato disposto con la partecipazione del comitato dei sindaci, coordinato dal sindaco di Petralia Sottana, Santo Inguaggiato. Proprio questo comune si e’ opposto alla consegna delle reti ai privati ricorrendo anche all’autorita’ giudiziaria. “Il risultato- ha detto Inguaggiato- e’ che da noi le tariffe sono le piu’ basse della provincia di Palermo (0,70 centesimi al metro cubo, contro una media di 1,37 euro)”. Di segno opposto l’esperienza dei comuni di Mazzarino e Riesi, dove la gestione del servizio idrico nel 2006 e’ stata affidata alla societa’ spagnola Caltaqua. “Siamo stati costretti a ricorrere al Tar ha riferito Salvatore Marino, assessore a Mazzarino- per le bollette del 3° e 4° trimestre 2007, in taluni casi arrivate fino a 1.000 euro ognuna”. “Referendum e legge regionale- ha sostenuto Antonio Marotta, consigliere provinciale di Rc, partito che partecipa all’iniziativa per l’acqua pubblica-devono procedere di pari passo.Il referendum serve infatti a bloccare il processo, mentre la legge regionale ridisegna il sistema partendo dalla ripubblicizzazione di Siciliacque e degli Ato”. Nell’isola sono gia’ in mano ai privati Sicilacque dal 2004 e sei province su 9 (mancano Messina, il cui comune partecipa al movimento contro la privatizzazione, Ragusa e Trapani). Un processo avvenuto dunque piu’ rapidamente che nel resto del paese, “tanto da potere considerare l’isola – e’ stato detto in conferenza stampa-un emblema dei risultati negativi delle privatizzazioni”. Oltre a non essere migliorato nulla per i cittadini sul fronte del servizio e delle tariffe, hanno sottolineato i promotori della campagna, “anche gli investimenti- ha osservato Alfio La Rosa, responsabile del dipartimento territorio e ambiente della Cgil regionale- hanno segnato il passo. Si tratta – ha aggiunto- di 6 miliardi fino al 2032 da varie fonti che se ben gestiti potrebbero ridisegnare il volto del sistema idrico in Sicilia a beneficio dei cittadini”.