Codacons contro i termovalorizzatori in Sicilia

Sono pronti ad avviare la più grossa battaglia legale gli oltre 200 legali , sparsi sulle 9 province siciliane, aderenti al CODACONS (Coordinamento Nazionale Associazioni Ambientaliste e dei Consumatori) e al Comitato regionale “NO ai termovalorizzatori in Sicilia” contro la costruzione in Siclia dei termovalorizzatori. Lo afferma Francesco Tanasi Segretario Nazionale CODACONS e Presidente del Comitato regionale “NO ai termovalorizzatori in Sicilia”.

Già il 26 marzo 2008 – continua Tanasi- abbiamo pubblicamente messo a confronto la tecnologia della termovalorizzazione con le tecnologie alternative, frutto dell’avanzamento tecnologico del momento. Fu dimostrato, in quella sede, che la tecnologia della termovalorizzazione, nonostante i doverosi aggiornamenti tecnici, rappresentava ormai il passato e che per tanti motivi di tipo economico e di impatto ambientale aveva inevitabilmente concluso il suo ciclo.
La soluzione del problema dei rifiuti in Sicilia, affrontato con la legge regionale 9/2010 che di fatto ha cancellato la soluzione dei termovalorizzatori, passa secondo Tanasi attraverso delle serie linee direttive che comprendano:
1) scelta di impianti di nuova generazione, a basso impatto ambientale, rispettosi della qualità dell’ambiente, economicamente sostenibili, di taglia medio-bassa, con capacità di trattamento dei rifiuti anche “tal quale”, in presenza di una differenziata che vada dal 50% al 65% e quindi perfettamente in linea con le recenti scelte della Regione;
2) uno o più impianti per Provincia, a seconda del numero dei comuni di riferimento e della caratteristica della viabilità, per ridurre al massimo il turismo dei rifiuti con diminuzione della percorrenza dei compattatori dai luoghi di produzione dei rifiuti ai siti degli impianti di trattamento e viceversa, con riflesso diretto sui costi del servizio;
3) ubicazione degli impianti di trattamento in aree di proprietà dei Comuni, siti degli impianti, possibilmente all’interno delle aree industriali, di norma per sé servite da discreta viabilità.Tale scelta mette sicuramente al riparo da aggressioni da parte della malavita organizzata, pronta ad accaparrarsi i terreni dei probabili futuri siti d’impianto, come già avvenuto per i termovalorizzatori;
4) tempi di costruzione ed inizio dell’ esercizio degli impianti estremamente contenuti, dai 12 ai 18 mesi, in rapporto alla potenzialità, a decorrere dalla data di acquisizione dei nulla osta rilasciati dalla comptetenti Autorità;
5) soluzione molto favorevole per l’occupazione, per i molti posti di lavoro occorrenti alla gestione degli impianti, in contrapposizione alla ridotta forza che sarebbe stata impiegata negli impianti di termovalorizzazione, ridotti di numero perché concentrati;
6) minor costo complessivo di realizzazione degli impianti con corrispondente beneficio per le amministrazioni, dovuto al ridotto periodo di ammortamento degli impianti stessi, al termine del quale le Amministrazioni diventeranno proprietarie esclusive degli impianti con rilevanti ricadute economiche sui propri bilanci.

Poiché il nuovo piano regionale dei rifiuti è in itinere, sarebbe augurabile, per la salute e le tasche dei cittadini siciliani, che le segnalazioni di cui sopra trovassero ampio spazio nelle linee programmatiche di detto piano. A guadagnarci sarebbero, e forse per la prima volta, in tutti i sensi, ambientali ed economici, i cittadini siciliani .
Il CODACONS, e il Comitato regionale “NO ai termovalorizzatori in Sicilia” – conclude Tanasi -sono pronti a collaborare con il Governo regionale per individuare le scelte più giuste che evitino il ripetersi di fenomeni di accumulo di immondizia per le strade che generano nei cittadini la cosiddetta paura Napoli.