Enna. Assolto l’elettrauto Giuseppe Caruso ex consigliere comunale di Forza Italia per traffico di cocaina
Enna-Cronaca - 30/07/2010
L’elettrauto ennese, Giuseppe Caruso, 50 anni, ex consigliere comunale di Forza Italia, dopo undici anni di attesa, è riuscito a dimostrare la sua innocenza ed è stato assolto dopo ben quattro gradi di giudizio dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata al traffico di cocaina. A monte di questa storia ci sono però circa sette mesi di carcere tra la detenzione in carcere e gli arresti domiciliari. Una vicenda che lo ha scosso profondamente e che gli ha condizionato la vita, compresa la sua attività politica. Nelle ultime elezioni amministrative è tornato a far politica, ma non è stato eletto. Undici anni fa, nel mese di novembre, nel corso dell’operazione “Scarface”, coordinata dalla Dda di Caltanissetta, gli agenti della squadra mobile, arrestarono sedici persone, tutte accusate di aver gestito un traffico di cocaina, importata dalla Calabria e dal Piemonte e che aveva punto di riferimento a Villarosa. Quindici degli arrestati furono tutti condannati, e con pene pesanti, mentre Giuseppe Caruso ha contestato con forza l’accusa di far parte del gruppo. L’inchiesta e l’operazione si basavano su intercettazioni telefoniche, controlli ambientali, appostamenti, a questi venivano aggiunte le dichiarazioni di tre pentiti. La storia giudiziaria è un’autentica odissea. Giuseppe Caruso fu assolto con formula piena in primo grado, presidente del collegio Giovanni Miccichè; la Corte d’appello, invece, ribaltò la sentenza, condannando l’elettrauto a 7 anni. La sentenza, poi, fu annullata dalla Cassazione, con rinvio di tutto il carteggio ai giudici nisseni perché si ripetesse l’appello. Ora Giuseppe Caruso è stato assolto nuovamente, ma questa volta in appello, dalla Corte presieduta da Roberto Binenti. La sentenza è divenuta definitiva. Gli unici elementi a carico di Caruso erano due telefonate, ricevute sul telefonino pochi giorni prima dell’operazione, da due degli indagati, che speravano invano di poterlo sfruttare, perché insospettabile, ed invitato a fare un “viaggio”, finalizzato a portare droga dalla Calabria e Torino ad Enna. La localizzazione delle telefonate avrebbero attestato la sua presenza, in due diverse giornate del 1999, a Torino e a Reggio Calabria, giornate in cui, per gli inquirenti, era andato ad acquistare la droga. I suoi due difensori lo hanno dimostrato ampiamente: “Nel primo caso ero andato a Montecarlo a giocare al casinò – dichiara Giuseppe Caruso – e fortunatamente l’ho potuto dimostrare. La seconda ero andato a prendere a Messina, e non a Reggio Calabria, un mio familiare. Nel viaggio di ritorno abbiamo dato un passaggio a due ragazzi, che dovevano andare a Catania a fare un concorso, e lo hanno testimoniato in aula”.
“Non c’è dubbio che questa vicenda ha segnato parecchio la mia esistenza – esordisce così Giuseppe Caruso – Adesso sono una persona diversa, perché diventato più guardingo e attento alle persone che incontro”. Una nuova vita, dopo l’assoluzione dall’accusa di traffico di droga e associazione a delinquere. Undici anni fu definito “insospettabile elettrauto, consigliere comunale e corriere della droga”; subì 17 giorni di carcere al Malaspina di Caltanissetta e poco più di sei mesi agli arresti domiciliari. Oggi Caruso è una persona diversa. Ha undici anni di più e maggiori esperienze negative vissute. “Ricordo come se fosse ieri l’arresto, poi l’interrogatorio in carcere – aggiunge Caruso – avevo letto l’ordinanza, avevo cercato anche di leggere qualcosa, ma non ci avevo capito niente. Poi mi interrogò il giudice, col mio avvocato, e mi chiese che cosa ci facevo a Torino e a Reggio Calabria, nei giorni in cui credevano fossi andato a comprare la droga. Dissi, in stato confusionale, solo che non ero io, che non c’entravo niente, ma non mi credettero, rimasi in carcere”. “Ero in cella e cercavo di ricostruire passo passo quello che avevo fatto in quei giorni, poi il mio sguardo finì sull’accappatoio che mi ero portato via da un albergo a Montecarlo – prosegue Caruso – e tutto mi tornò in mente. Giorno dopo giorno, con i miei avvocati, siamo riusciti a mettere in fila la sequenza dei fatti. Ora posso dire che l’incubo è finito”.