Archeologia: Sicilia realizzerà parco sottomarino in Giappone

PALERMO – La Sicilia partecipera’ alla realizzazione in Giappone di un itinerario archeologico – culturale all’interno un Parco- Museo subacqueo con l’applicazione di telecamere per la visita virtuale, come quelli sviluppati nell’isola dalla Soprintendenza del Mare. E’ uno degli sviluppi possibili della missione archeologica siciliana che fra il 20 ed il 29 agosto ha permesso il rinvenimento di numerosi importanti reperti nelle acque della Baia di Maegata, non lontano dal Capo Kusukuri, sulla costa occidentale dell’isola di Ojika, nella prefettura di Nagasaki nel Giappone meridionale.
Si e’ trattato della seconda campagna di ricerca della missione archeologica italiana in Giappone organizzata dall’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identita’ siciliana, dalla Soprintendenza del Mare della Regione siciliana allora retta da Sebastiano Tusa, dall’Universita’ di Bologna e da Archeologiattiva in collaborazione con l’Asian Research Institute of Underwater Archaeology.
Le ricerche in queste acque erano gia’ iniziate nel 2001 portando all’individuazione di importanti reperti e consistenti indizi (ceramiche, ceppi d’ancora in gran parte di provenienza cinese) probabili resti di naufragi ed ancoraggi compresi cronologicamente tra il XII ed il XIV secolo. Sulla base di questi indizi il direttore della Missione Archeologica Giapponese Kenzo Hayashida dell’ARIUA, pensa che questa baia possa essere stata una delle aree costiere dove ando’ ad impattare la flotta di Kubilai Khan, imperatore mongolo della Cina, nel 1281, in occasione del tentativo di invasione del Giappone fallito a causa di un tifone.
La prima spedizione alla quale presero parte tecnici ed esperti italiani e’ del 2009. Gia’ nel corso di quella campagna furono identificate e recuperate numerose ceramiche, tra cui principalmente ciotole cinesi invetriate verdi della classe “blue celadon” e bianche insieme a vasi d’uso corrente di fabbricazione cinese e giapponese.
La campagna del 2010 ha visto impegnati ricercatori italiani e giapponesi, cui si sono aggiunti alcuni volontari subacquei coreani ed una giovane studentessa francese, ed ha permesso di identificare e recuperare una ciotola a calotta su alto piede ad anello, pressoche’ integra, a vernice bianca (Hakaji) di provenienza cinese, databile all’XI-XII secolo e frammenti di ceramiche comuni giapponesi pertinenti piccole ciotole a superficie opaca. Particolarmente significativa e’ stata considerata la presenza di una ciotola frammentaria a vernice grigia databile alla fine dell’XI secolo (dinastia dei Sung meridionali), proveniente dalla provincia del Fujian (Cina del Sud). Interessante anche il rinvenimento di una spoletta ricavata levigando una tibia di suino, con forcella distale adoperata per la riparazione delle reti. Sono state anche rinvenute numerose ossa quasi tutte di suini considerati residui di provviste di cambusa e qualche frammento di legno che potrebbe essere residuo di navi.
A margine delle ricerca e’ stata anche effettuata una prova d’installazione di telecamera fissa sul fondo del mare nella Baia di Maegata, in prossimita’ dell’area di scavo, prova richiesta dagli amministratori del comune di Ojika per valutare la possibilita’ di installazioni fisse del genere in funzione dello sviluppo turistico dell’isola.
“I risultati raggiunti durante questa spedizione archeologica – ha detto l’assessore Gaetano Armao – contribuiscono ad elevare il prestigio della nostra Regione al livello internazionale, a rafforzare i legami tra Sicilia ed Estremo Oriente, recentemente intensificati grazie all’Expo di Shangai, e a dare un apporto all’incremento dell’esportazione dei prodotti siciliani in Giappone”.
Con gli amministratori locali di Ojika e’ stato anche discusso lo stato di avanzamento delle procedure per il gemellaggio tra l’isola di Ojika e quella di Pantelleria, gia’ ampiamente trattato e consolidato grazie alla trasferta a Pantelleria della delegazione giapponese guidata dal sindaco di Ojika, dello scorso maggio del 2010.