Piazza Armerina. Barrese stupra l’amico che lo ospita e fugge per evitare il linciaggio

Piazza Armerina. Nella notte scorsa gli uomini del Commissariato hanno proceduto ad un rocambolesco arresto di un giovane barrese, P. E, classe 1983, originario di Mazzarino ma residente a Barrafranca, con precedenti di polizia per furto e ricettazione, indagato, in stato di arrestoper avere – con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso – approfittando di circostanze di luogo e di tempo, ed abusando dell’ospitalità di un amico che addormentatosi, con violenza consistita in un atto di sodomia coatto – costretto un ragazzo appena maggiorenne a subire un atto sessuale violento, che gli cagionava lesioni – sottraendolo al linciaggio dei parenti della vittima.
In particolare, nel cuore della scorsa notte la sezione chirurgia d’urgenza, presso pronto soccorso ospedaliero del centro armerino, segnalava alla Sala Operativa del Commissariato che era giunto un giovane ragazzo, appena maggiorenne, che dichiarava essere stato vittima – immediatamente prima – di una violenza sessuale.
Nella circostanza, i sanitari riferivano, altresì, che il paziente presentava lesioni nella regione anale compatibili con la riferita casuale.
Gli investigatori armerini, appreso dell’accaduto, si recavano immediatamente presso il locale nosocomio, apprendevano dai sanitari che effettivamente la vittima aveva subito lesioni compatibili con una violenza sessuale per sodomia, con una prognosi di giorni tre s.c..
Il ragazzo, visibilmente turbato dall’accaduto, attesa anche la giovanissima età, essendo da poco divenuto maggiorenne, veniva condotto presso questi uffici, ove formalizzava la querela a carico dell’odierno arrestato
Dagli accertamenti effettuati dagli investigatori armerini emergeva che i due in virtù di una pregressa amicizia avevano trascorso insieme l’intera giornata, con altri amici, allorché, intorno al tardo pomeriggio, avuta notizia presso lo sportello degli autobus di linea che non vi fossero altre corse per Barrafranca, l’arrestato chiedeva all’amico di ospitarlo, ricevendone l’assenso. Una volta fatto rientro a casa, i due giovani – verso la mezzanotte – si intrattenevano dapprima con i familiari e quindi si ritirano in camera del giovane ragazzo per andare a dormire.
Qui, il giovane barrese arrestato manifestava ancora una volta la sua propensione ad avere rapporti sessuali con l’amico con la promessa che non lo avrebbe saputo nessuno.
Il giovane, inizialmente, non aveva dato credito alle profferte sessuali dell’amico, ritenendo che questi scherzasse, salvo rendersi conto delle sue reali intenzioni allorquando l’arrestato, a più riprese, gli faceva pesanti avances, quali richieste di sesso anale ed orale, ottenendo ogni volta un netto rifiuto da parte della vittima. Il P.E, abusando dell’ospitalità offertagli dall’amico, nonché delle circostanze di luogo e di tempo, essendosi ormai fatta notte, ed essendo crollato l’amico in un sonno profondo, e trovandosi solo con lui nella stanza, consumava la violenza nei confronti del giovane.
L’atto di sodomia era così cruento – come confermato dalle lesioni traumatiche riscontrate dai sanitari – da far svegliare la parte offesa, che dormiva a pancia in giù, e si ritrovava l’arrestato sopra lui, bocconi, che gli aveva tolto gli indumenti intimi, di soprassalto.
Destato dalla violenza, la vittima allontanava l’amico, che al fine di fugare ogni dubbio, replicava domandando alla medesima vittima se per caso si fosse svegliato perché in preda ad un incubo.
L’intento dissimulatorio dell’aggressore diventava evidente nel momento in cui, di fronte al bluff della vittima, che gli comunicava la presenza di una telecamera nella stanza, rendendo piena ammissione dei fatti contestati e poi accertati, e replicando che se avesse voluto avrebbe potuto fare a lui ciò che lui aveva fatto all’amico violentato.
E proprio tale ultima ammissione sortiva una furibonda reazione della madre della vittima, che nel frattempo era stata ridestata dal trambusto conseguente alla colluttazione fra i due giovani.
Reazione che determinava alla fuga l’odierno arrestato, il quale raggiungeva gli uffici del Commissariato armerino repentinamente non già per rendere confessione, ma per sottrarsi alla possibile e irrefrenabile reazione dei familiari della vittima, e, dall’altro, ancora una volta, di dissimulare il reato consumato.
Gli investigatori armerini, pertanto, atteso il grave quadro indiziario e i riscontri probatori assunti a carico dell’indagato, tenuto conto anche della sua personalità, corroborata da precedenti di polizia specifici (furto e ricettazione), del contegno precedente e susseguente il delitto, arrestavano il P.E., associandolo alla Casa Circondariale di Enna a disposizione dell’A.G. procedente (Procura della Repubblica di Enna.