giovedì , Gennaio 28 2021

Calascibetta. Don Paolo Grimaudo su “Sacra Sindone” e “Cavalieri di Cristo Morto”

“Calascibetta ha bisogno di colmare tre vuoti: quello della Sacra Sindone, che lo farà questa sera; quello che ha accompagnato la sua storia e il vuoto spirituale”. La riflessione giunge da parte di Don Paolo Grimaudo, maestro delle omelie e persona devota alla Madonna della Catena, in occasione di un incontro culturale-religioso, tenutosi la scorsa settimana, dove si è parlato non solo del valore storico e teologico della Sacra Sindone, ma anche della storia dell’Associazione “Cavalieri di Cristo Morto”, raccontata nel libro di Gaetano Cammarata, presidente dell’Associazione.
Don Paolo Grimaudo, ascoltato all’indomani della sua tesi, ha subito precisato: “Ho detto quelle parole non per attribuire colpe passate, ma per cercare future soluzioni tese a riempire i vuoti storici e religiosi xibetani. “Dopo l’Ostensione della Sacra Sindone, avvenuta a Torino, sarebbe stato giusto organizzare, già allora, un pomeriggio religioso, spiegando ai nostri fedeli il grande valore della Sacra Sindone. Così come è stato fatto altrove”, ha riferito don Paolo Grimaudo. “Adesso, questo vuoto- continua il prelato- è stato giustamente colmato”. L’occasione propizia si è avuta venerdì scorso nell’Auditorium comunale, gremito di persone, quando il bibblista don Pino D’Anna, arciprete della Regia Cappella Palatina di Calascibetta, ha parlato elegantemente del lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù Cristo, i cui segni della Passione, ma soprattutto il fulgore della sua Resurrezione, dopo duemila anni, sono ancora evidenti. “Ora- dice don Paolo- rimangono due vuoti da riempire, quello storico-culturale e quello spirituale. Chi ha mai scritto l’importante storia di Calascibetta? -fa presente – Chi conosce le vicende legate al riscatto della città? Chi conosce bene la Necropoli di Realmese?” Considerato che si contano sulle dite di una mano i giovani xibetani che conoscono i monumenti e l’archeologia del paese, la riflessione di don Paolo diventa oro colato. Un paese dominato dagli Arabi, vissuto da Pietro II D’Aragona, che si può fregiare di aver dato i natali ad Agatino D’Aidone, il più grande ingegnere militare del Regno delle due Sicilie, nonché consulente militare dell’Impero D’Austria, è giusto che abbia degli scritti da far conoscere anche fuori dalle sue mura. Un paese che a seguito dei due riscatti (il primo nel 1535 quando furono pagati 27 mila fiorini a Carlo V, imperatore di Spagna, mentre il secondo nel 1629, pagando 12 mila scudi a Carlo II, Re di Spagna e alla Regina madre, gli fu attribuito il titolo di “Città Vittoriosa e Fedelissima”, scritta riportata nel gonfalone del Comune) deve orgogliosamente divulgare il suo ricco passato, come il neo assessore alla Cultura Rosario Benvenuto sta cercando di fare. Ma a richiamare in particolar modo l’attenzione di don Paolo Grimaudo è senz’altro quel vuoto spirituale. “Un Cristianesimo fatto di esteriorità e tradizionalismo, che non penetra la storia dell’uomo- sostiene con fermezza don Paolo- è un cristianesimo non completo”. L’affondo è rivolto alla società di oggi “dedita sempre di più al dio denaro e al dio potere, ma anche ad una televisione dove la cultura viene messa all’ultimo posto”. C’è poi l’invito rivolto alle associazioni e alle aggregazioni religiose xibetane. Dice: “Occorre mettere in crisi un cristianesimo di facciata, dando posto a quello vero, di fede”. Le polemiche, in passato, hanno purtroppo riguardato le “poltrone” da assegnare o da mantenere. Una controversia definita da molti il “baronato” delle congregazioni e associazioni religiose.
Francesco Librizzi