Sicilia. Federalismo municipale: gli effetti nefasti sui comuni

In vista della ripresa dell’iter del federalismo municipale l’assessorato per l’Economia della Regione siciliana ha realizzato una simulazione degli effetti derivanti dall’entrata in vigore della nuova disciplina sulle amministrazioni siciliane. Emerge una palese disomogeneita’ da Comune a Comune e la conseguente e inevitabile necessita’ di intervenire con un fondo perequativo, che attenui le diversita’ gia’ esistenti che rischiano di aggravarsi.
“Questo tipo di federalismo, tanto caro ad alcuni partiti politici – ha detto l’assessore per l’Economia, Gaetano Armao – non ha come obiettivo il sanzionamento delle inefficienze, ma porta alla “canna del gas” le amministrazioni siciliane come, peraltro, sta realizzando anche con il bilancio della nostra regione”.
Tra i comuni siciliani, il piu’ penalizzato sarebbe Messina con una riduzione tendenziale pari a circa il 59% dei trasferimenti.
In particolare, per quanto riguarda i Comuni capoluogo dell’isola, i meno danneggiati sarebbero Ragusa, con un -15%, e Agrigento con un -22%, mentre Messina e’ seguita da Palermo con un -55% e da Catania con un -43%.
Cio’ deriva dalle previsioni per il 2011, anno in cui non esistera’ piu’ nel bilancio dello Stato il capitolo di spesa sino ad oggi denominato “Trasferimenti agli Enti Locali”, ma un fondo denominato “sperimentale di riequilibrio”. Esso sara’ alimentato da: gettito dell’imposta di registro; imposta di bollo; imposta ipotecaria e catastale; tributi catastali speciali; IRPEF relativa ai redditi fondiari e dalla cedolare secca sugli affitti.
A partire dal 2014 ad ogni Comune verrebbero erogate quote del gettito derivante dai tributi sopra elencati attinenti agli immobili situati nel territorio di competenza dell’ente e sulla base dei fabbisogni standard. Dal 2014 l’altro canale di autonomia finanziaria derivera’ dalla nuova imposta chiamata IMU (imposta municipale unica), ossia l’imposta che raggruppera’ le attuali tasse comunali ICI e addizionale irpef.
“Siamo – ha concluso Armao – per un federalismo equo e solidale, e non per un federalismo che divide il Paese ancora di piu'”.