Franco Viola. Società civile e società politica in Sicilia
Enna-Cronaca - 10/02/2011
Tra gli obiettivi ed i propositi del Corso di formazione sociale e politica, in fase di svolgimento a Palermo, presso l’auditorium di Sant’Eugenio Papa in Piazza Europa, con il tutoraggio di padre Felice Lupo (1), Franco Teresi, (2), Giuseppe Savagnone, (3), Franco Viola, Giuseppe Verde, Ferdinando Russo,(4) Mario D’Acquisto, c’è la volontà di prendere coscienza dell’evoluzione della società civile dell’Isola.
Trapelano, infatti, nell’iniziativa, che coinvolge l’associazionismo laicale interparrocchiale di una parte moderna della città di Palermo, l’attenzione al territorio, nell’ambito della società al meridione, sulle indicazioni del documento dei Vescovi per il Sud, della Settimana Sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria, gli orientamenti programmatici e organizzativi delle Consulte delle Aggregazioni Laicali di Sicilia, (CRAL, CDAL ) (5), i programmi del MCL e delle ACLI, come quelli del Forum delle persone e delle associazioni del lavoro di ispirazione cattolica (6 ).
Per un ritorno della memoria storica della dirigenza e degli operatori dell’associazionismo laicale siciliano, che torna ad avvicinarsi, dopo una decennale disaffezione alla Politica, l’opera e la testimonianza di Sturzo, di La Pira, dei pionieri siciliani del pensiero sociale e politico quali Dondes Reggio, Petix, Don Rizzo, Ambrosini,Traina, Crifò, sono state ampiamente recuperate dal Dizionario Enciclopedico della facoltà teologica della Sicilia, curato da F.Armetta (7).
Ed è palese e sempre più diffuso il sentimento di superare il contesto del disagio dei cattolici verso la politica, presente nell’ultimo ventennio nella società civile e politica di larga parte del Paese.
L’ invito ai laici delle associazioni ecclesiali (CRAL, CDAL) a prendere coscienza del dovere di partecipazione alla vita della società, nella quale si trovano ad operare per un apporto totalizzante al bene comune, è confermato dalla prima enciclica sociale di Benedetto XVI, la ”Caritas in Veritate” e dalle indicazioni sempre più pressanti della CEI, che trovano le lontane origini nell’Enciclica “Rerum Novarum”.
Il prof. Franco Viola, relatore del terzo affollato incontro nell’auditorium della Parrocchia di Sant’Eugenio, è partito dalla riflessione sulla società civile di oggi, tracciandone l’evoluzione ed evidenziando il suo valore nell’età medievale, l’età delle Confraternite, degli ordini religiosi, benedettini, francescani, delle Università libere, dei grandi Seminari, delle Opere Pie ecc, fino all’età moderna quando l’illuminismone ha oscurato il suo pur necessario apporto alla politica ed allo Stato, divenuto titolare di tutte le istanze sociali in un assolutismo (rivelatosi pernicioso), pronto ad esplodere alle prime difficoltà interne alle nazioni, senza alcun potere di proposta e di controllo da parte della depotenziata società civile.
L’ultima fase dell’età moderna, che possiamo considerare conclusasi a cavallo delle due guerre del XX secolo, e con le speranze nelle comunità internazionali (Società delle Nazioni prima ed ONU dopo, Comunità Europea ), aveva spazzato i restanti segni del potere della società civile, se si esclude la “resistenza” nel Nord del Paese e l’anticipata ricostruzione dei partiti e dell’associazionismo del dopoguerra in Sicilia e nel sud, prima ancora che nel resto del paese, sulla scia delle intuizioni di don Luigi Sturzo.
E siamo nella società post-moderna, quella che cerca inizialmente, dopo la seconda guerra mondiale, per la ricostruzione del tessuto urbanistico nazionale, di utilizzare l’associazionismo (sindacale, partitico, economico, imprenditoriale, culturale, Scuola, università).
Dopo il boom della ricostruzione, i felici anni dell’attuazione della Costituzione, le Carte universali dei diritti, abbiamo avuto la mobilità crescente dei lavoratori, l’avvento della globalizzazione, del mercato, dei nuovi mezzi di comunicazione, l’avvento dei media, l’esplosione economica della Cina e dell’India, si è gradualmente assistito alla perdita di influenza di ogni forma – anche nuova – di associazione, se si escludono i movimenti di natura spirituale, quelli del volontariato assistenziale, richiamato in modo prorompente anche dallo sgretolamento delle famiglie, quelli sull’ambientalismo e sui consumatori, ma limitati nei compiti e destinati all’emarginazione.
Abbiamo così assistito alla graduale parcellizzazione familiare, all’individualismo che il mercato senza un’etica rende sempre più diffuso, alla mobilità nei luoghi dei nuovi investimenti con le migrazioni di massa di capitale e lavoro, tanto in occidente quanto nei paesi mediterranei e nell’estremo oriente.
E’ seguito, in un crescendo, lo spegnimento e la fine della diffusione dei valori plurali della società.
Né è stata estranea a tale cambiamento una caduta di impegni educativi delle Agenzie educative, delle Istituzioni, anche religiose, con la carenza di vocazioni, la burocratizzazione dei luoghi formativi e le tentazioni di arricchimento personale sotto le lusinghe dei consumi e delle fiabe mediali, anche della ricerca industriale, farmaceutica, sanitaria.
Per i “laici credenti”, (dall’Azione Cattolica ai movimenti), si pongono ora sfide non trascurabili e la Chiesa cattolica non è stata seconda ad indicarle sin dal Concilio Vaticano II, nelle nuove Encicliche sociali, nelle Conferenze episcopali di Sicilia (9), d’Europa, dell’Africa e delle Americhe.
La conoscenza dei luoghi, del territorio, della storia e della memoria, come dei nuovi bisogni del prossimo, elementi presenti nella natura umana e nel dna dei cristiani, diventa ora la base operativa o formativa per coinvolgere i laici ad un recupero di responsabilità sociale e quindi politica, sul piano dell’emergenza educativa, della etica, della democrazia.
Ne abbiamo un segnale nelle iniziative delle Consulte unitarie delle Associazioni laicali, cementate dalla “ecclesialità”, dalla dottrina sociale della Chiesa, da un rifiorire di convegni, corsi, sperimentazioni di progetti convergenti, Retinopera, Forum, Giornate nazionali sulla Famiglia,corsi e convegni di formazione.
In questo quadro il programma degli incontri promosso a Palermo, organizzato sotto lo stimolo di Padre Felice Lupo, e della Comunità in Cammino di Piazza Europa, è inteso, in questa fase, a presentare il variegato aspetto della nostra società meridionale, nel suo articolarsi, nella contemporaneità nella vita moderna delle famiglie e delle comunità civili, con il carico della loro storia, valori, disvalori, tradizioni, fedi, condizionamenti, risorse, pluralità di culture portate dall’immigrazione e dalla mobilità dei lavoratori.
Il percorso storico dell’Isola descritto da Sturzo, Renda, (7), Correnti (8), Giarrizzo, fa da cornice alle considerazioni del Prof Viola e si collega alle profonde analisi svolte dai prof. F.Teresi e G.Savagnone, incentrate sulle condizioni del meridione e sulle intuizioni delle Autonomie e del Federalismo nel pensiero Sturziano, quasi alla riscoperta del valore della società, allevatrice di motivazioni e prospettive per un ritorno alla politica ed al suo controllo, per la riconquista di spazi da parte della società civile, attraverso la sussidiarietà.
A centocinquantanni dall’Unità, ci sono due Italie contrapposte, quelle di Renda e Correnti.
Non sono riusciti a scalfire di molto le disuguaglianze Nord –Sud, se non a migliorare le condizioni igienico-sanitarie e scolastiche, le opere della Cassa per il Mezzogiorno, la Riforma agraria, gli interventi per l’estensione della scuola dell’obbligo. La rivoluzione culturale nella società siciliana, nel secondo novecento, i cattolici al governo, che hanno contribuito nel paese a battere l’analfabetismo ed a instaurare condizioni minimali, ma per tutti nell’assistenza sanitaria, previdenziale.
Le speranze di Dondes Reggio, di Toniolo, e poi di Sturzo, per l’estensione a tutti dell’obbligo scolastico, per un allargamento della democrazia, sono cominciate ad avverarsi, anche se in uno stato ammalato di centralismo e statalismo.
L’avvio della battaglia contro l’analfabetismo, timidamente avviata dal Fascismo, ha trovato la democrazia del dopoguerra impegnata adeguatamente per assicurare a tutti una adeguata cultura ed il diritto allo studio.
Gli asili nidi della Cassa per il mezzogiorno, i corsi di recupero per la scuola dell’obbligo
i corsi di formazione professionale, l’apertura delle scuole superiori nei comuni non capoluogo il decentramento delle Università al territorio, gli investimenti a pioggia nei servizi essenziali per il miglioramento della qualità della vita, anche se non pianificate, hanno cambiato il volto delle comunità isolane, vertiginosamente colte dai non valori democratici della postmodernità del mercato.
L’espansione dei Servizi pubblici (Ferrovie, Autostrade, Poste, telefoni, Sanità, hanno creato anche in Sicilia sbocchi nel terziario anche se disordinati, mentre la Fiat (Termini Imprese), l’ANIC a Gela, la Esso a Milazzo e a Priolo avevano aperto a lavori prima sconosciuti le porte a molti giovani.
Senza poteri e presenze forti della società civile, la politica è però apparsa incurante delle vocazioni del territorio, delle sperequazioni regionali, non risparmiando danni ecologici al territorio, una diversa, iniqua distribuzione delle risorse per la salute dei cittadini e operando tentativi di speculazione nei centri storici, nell’edilizia urbana da parte di associazioni criminali, questi si forti e diffuse nel territorio del mezzogiorno e nel resto del paese, (mafia, ndrangheta, ecc.).
Una pagina dello storico A.G.Marchese ne “Il Romanzo di Giuliana”, le inchieste di Danilo Dolci, svelano le condizioni di “Come eravamo nelle famiglie, nelle case, nelle campagne, nel lavoro, all’inizio della Prima Repubblica, a Trappeto e a Partinico, a Palermo, a Palma di Montechiaro.
Gli interventi per il lavoro, senza una pianificazione del futuro delle risorse e senza l’attenzione al territorio all’ambiente, la non partecipazione della società civile al controllo della Politica, hanno gradualmente compromesso il diffuso miglioramento delle condizioni di vita.
La postmodernità si è accompagnata all’assenza di etica nelle Imprese, nelle istituzioni, nello stesso residuo associazionismo e si è riversato nella politica.
Si è indebolita l’azione formativa ed educativa delle centrali e agenzie educative anche del mondo cattolico, che aveva riversato tutte le sue energie intellettuali nella politica del primo dopoguerra, nel sindacato, nelle istituzioni locali, senza un permanente turn over e senza un risveglio di formazione alla responsabilità civile e ad una etica dei rapporti sociali.
La Chiesa, che aveva contribuito a vincere la battaglia ideologica contro il Comunismo, ha ridotto, anche per non avere utilizzato in tutto la sua potenzialità il laicato, come desiderato dal Concilio Vaticano II, davanti al secolarismo invadente, alle manchevolezze di certa politica, ed alla cultura della post modernità, che ha travolto costumi familiari e tradizioni, sembrava avere rinunciato alla sua vocazione a formare la gioventù ed i fedeli ai valori evangelici di un cristianesimo, da testimoniare in ogni ambito della società terrena e della vita civile.
Toniolo, Sturzo, La Pira, Giordano, attendono la loro beatificazione, come i più vicini eroi religiosi e civili, Puglisi e Levatino.
E nella politica errori e disfunzioni e abusi partitici, anche per l’assenza di controlli da parte della società, la guerra fredda delle rappresentanze elettive, mobili come non mai e sempre meno legate al consenso ed alla libera scelta degli elettori, il dilagare di un consumismo individualista o al massimo familiaristico, hanno rallentato il peso morale della società, desertificato quello residuo dei partiti vecchi e nuovi, delle gloriose associazioni del primo dopoguerra (ACLI, CD, MCL,CIF, Artigiani, Cooperative), mentre i sindacati si sono ripiegati a difendere, prevalentemente, gli occupati, quando ci sono riusciti, senza ulteriori obiettivi e risorse umane da mobilitare per il futuro del lavoro nelle sue nuove articolazioni del mercato del lavoro.
E la società civile, allontanandosi paradossalmente dal fornire proposte e progetti alla Politica, con la crisi dei grandi partiti del dopoguerra, ha aperto la via alle estemporanee avventure partitiche nate sui residui valori anticomunisti dei nostri giorni.
Dopo quasi un ventennio constatiamo la perdita di partecipazione alla politica ed agli interessi plurali, generali della comunità civile. La fragilità degli organi di governo nelle loro decisioni lo confermano.
Da quì il disperato odierno richiamo ad una cittadinanza responsabile, che torni a vivere intensamente il rapporto plurale nella odierna società da rianimare, amare, rendere consapevole
di poteri, di doveri e diritti democratici, per dare nuovi traguardi di giustizia, solidarietà, etica pubblica e privata, alla politica, da finalizzare unicamente al bene comune.
Ferdinando Russo
onnandorusso@libero.it
1) F.Lupo ,Da un dovere calpestato a un “diritto”conclamato, in Comunità in Cammino. Anno XXIX, 2010.Palermo
2) F.Teresi, vedi F.Odoroso “Il nostro Ordinamento Repubblicano, in Franco Teresi e le istanze autonomiste in Comunità in Cammino in op.cit.
3) G.Savagnone in La laicità della Chiesa in Comunità in Cammino, op.cit.
4) F.Russo,Il dibattito sul Sud con i documenti dei Vescovi torna nel dibattito della pastorale sociale. Il paese non crescerà, in www.facebook.com alla voce Ferdinando Russo, in www.agueci.blog.kataweb.it ed ancora alla voce Il paese non crescerà, in www.Blogsicilia.it
5) Sito e bacheca CRAL e CDAL in www.cdal-monreale.it
6) F.Russo, Il Forum delle persone e delle associazioni in Sicilia www.vivienna.it, e in www.googe.it
7) A.Renda ,”Le due Italie” in Segno, Palermo,2010
8) S.Correnti ,Storia della Sicilia, editore Newton.
9) Conferenza Episcopale Sicilia in www.chiesedisicilia.org
10) S.Scorsone, Dalla Conferenza episcopale Italiana,”Educare alla vita buona del Vangelo”in Comunità in cammino Anno XXIX Dicembre 2010 Palermo
9) L.Bisso,L’inclusione degli Immigrati,in Comunità in Cammino,Anno XXIX,Dicembre 2010
10) F.Armetta, (a cura ), AA.VV ,Il Dizionario Enciclopedico dei pensatori e dei teologi di Sicilia Secc.XIX e XX, Sciascia, Caltanissetta, Roma.