Cisl Sicilia: da mobilitazione nasce asse con giudici e imprese
Enna-Cronaca - 11/02/2011
Sindacato, magistrati e imprese, da oggi marceranno uniti, in Sicilia, affinché l’Isola esca dal tunnel della crisi. Per Sergio Lari, procuratore della Repubblica di Caltanissetta, “occorre una forte alleanza sociale e istituzionale per uscire dal vicolo cieco in cui questa terra si trova”. “Siamo pronti ad allearci col sindacato”, fa sapere Confindustria per bocca di Giuseppe Catanzaro, vicepresidente regionale. E Maurizio Bernava, segretario della Cisl dell’Isola: “Oggi siamo disponibili a forme inedite di mobilitazioni congiunte, con gli imprenditori”. Sul banco degli imputati, nel Teatro Margherita di Caltanissetta dove va di scena la giornata cislina di mobilitazione (“L’Italia da cambiare, la Sicilia da cambiare”), “l’economia che ristagna nella regione mentre la politica è immobile”. Così, “è al 77% di giovani siciliani tra 15 e 24 anni, inattivo, che dedichiamo la nostra lotta”, rimarca il segretario Cisl mentre scorrono immagini che legano temi dello sviluppo e della legalità. E dati che ricordano che l’Isola, nel 1995, aveva un Pil pro-capite del 67,8% della media Ue; dieci anni dopo, nel 2005, lo stesso indice era precipitato al 59,8%. Né in questi anni ha risalito la china”, denuncia il sindacato siciliano, presente Piero Ragazzini, della segreteria confederale nazionale. E insiste, Bernava, parlando a un teatro gremito dai 700 delegati arrivati da ogni angolo dell’Isola e ai tanti che pressano fuori dalla porta. “Puntiamo a un patto per la crescita”, afferma. Ma a un “patto che abbia al centro interventi precisi, risorse definite, tempi certi”. E al governatore che nella serata di ieri ha annunciato la convocazione delle parti, fa sapere: “Ok per l’incontro ma a contare sono i contenuti. C’è una settimana di tempo, la si impieghi bene”. Perché sono tanti i nodi da sciogliere: dalle politiche di bilancio all’occupazione alle infrastrutture “tardo-medievali in Sicilia”. E ancora: dal fisco che “tarpa le ali dell’economia” al taglio di sperequazioni e sprechi; dalla rimodulazione e riprogrammazione dei fondi Ue agli “investimenti esterni che non arrivano in un’Isola che manca di precondizioni dello sviluppo”. E poi, c’è l’ipoteca della mafia. Nelle prossime settimane, rende noto la Cisl, saranno organizzati in Sicilia “percorsi formativi per sindacalisti impegnati nei settori più esposti, per aiutarli a comprendere e combattere i fenomeni mafiosi che, come palla al piede, frenano l’economia”. Oggi, è il punto di vista di Lari, uno dei rischi più grossi è “l’economia parallela degli imprenditori che trovano più conveniente allearsi con la mafia per aggirare il libero mercato”. Anche per questo “la repressione deve andare di pari passo con una prevenzione nella società come quella che conducono sindacati e imprese. E con la capacità della politica di far ripartire l’economia sana”. “Mi piacerebbe – aggiunge il procuratore – che fosse sempre garantito il posto di lavoro a chi denuncia l’estorsione in busta-paga”. Ma “chi si approfitta di una posizione di debolezza per imporre un taglieggiamento in busta-paga, non merita neppure d’essere chiamato imprenditore”, ribatte Catanzaro. Che a nome di Confindustria punta il dito contro “l’inerzia della politica” e auspica la ripresa dei consumi e la riforma del sistema degli incentivi alle imprese. Un punto su cui anche la Cisl, insiste. “Chiediamo – afferma il vicepresidente degli imprenditori – che, come nei paesi più avanzati, sia eliminata l’intermediazione della politica in fatto di aiuti e che gli incentivi siano erogati con criteri di automatismo e mezzi telematici”. Ma tra sindacato e imprese c’è sintonia pure contro “l’ipoteca di una burocrazia autoreferenziale, che sopravvive sempre uguale a se stessa”.
Che, al fondo di ogni cosa, il problema sia politico per il paese oltre che per la Sicilia, è il leit-motiv della denuncia di Felice Romano, numero uno nazionale del Siulp. Il segretario del sindacato unitario dei poliziotti italiani, invita il governo nazionale a investire nella sicurezza. E ricorda che, “secondo la Banca Mondiale, l’Italia è all’80esimo posto, su 183, nella graduatoria dei paesi in cui conviene investire. Eppure, qui, si spendono ben 21 miliardi di euro, l’anno, per auto blu”.
Per Ragazzini il futuro passa anche per “l’uso intelligente” della leva fiscale. Per questo, “la Cisl vorrebbe che il 2011 fosse l’anno dell’equità fiscale e delle politiche fiscali per lo sviluppo”. Il segretario confederale parla, inoltre, di rappresentanza e rappresentatività sindacale: “sfidiamo la Cgil alla coerenza”, insiste. “Dia attuazione all’accordo del 2008 votato unitariamente dai tre direttivi confederali nazionali”. Sul tema della partecipazione dei lavoratori al governo delle imprese, “è tempo – rimarca – di cominciare a ragionare sull’ingresso dei lavoratori in consigli aziendali di sorveglianza, da istituire”. Anche su questo, “siamo pronti ad aprire il confronto con gli imprenditori”.
Presente sul palco del teatro Margherita, anche Carlo Argento, segretario della Cisl nissena.