mercoledì , Aprile 14 2021

Aidone – Morgantina: Civiltà del Mediterraneo antico

Il ritorno come la fuga. Questa storia finisce come era cominciata. Una cassa da imballaggio varcherà di nuovo l’oceano atlantico. Al suo interno tre grosse sezioni di pietra calcarea ed alcuni manufatti marmorei. Come era stato annunciato dal conservatore capo per le antichità del Getty Museum, Jerry Podany, domani la Venere trafugata a Morgantina lascerà Los Angeles, destinazione Roma. La scultura arcaica proseguirà il suo viaggio alla volta della Sicilia a bordo di un traghetto. La destinazione finale sarà il museo archeologico di Aidone. Il 22 marzo, i tecnici del Paul Getty museum procederanno all’assemblaggio della scultura greca classica di scuola fidiaca. Dunque dopo trenta anni, la Venere di Morgantina torna in Sicilia. Una vicenda che ha inizio nel 1979. La trama è da romanzo dozzinale. Sito archeologico di Morgantina. Pochi chilometri da Aidone, provincia di Enna. Notte buia e tempestosa. L’ideale per i tombaroli che, da anni, saccheggiano l’antica città dei Morgeti. Questa volta però non trovano le solite monete antiche. Dal terreno smosso dalle abbondanti piogge emerge una statua di oltre due metri. Un bottino strepitoso che trova immediato riparo in un casolare di campagna. Paradossalmente, l’imponenza della scultura è uno svantaggio. Inutilmente, per settimane, i clandestini cercano di piazzarla. Senza alcun ritegno, decidono quindi di mutilare la scultura. Tranciano il pesante blocco di pietra calcarea con un utensile da cantiere. Il disco del flex mozza in tre parti la scultura arcaica, arrecando danni irreparabili al prezioso drappeggio. Qualche giorno dopo, i tombaroli cedono la statua ad un ricettatore di Gela per soli otto milioni di lire. Ha inizio dunque il lungo viaggio della Venere di Morgantina. Il basista gelese contatta due esperti: Robin Symes, titolare di una società di trasporti internazionali di Londra e trafficante di opere d’arte e Renzo Canavesi, antiquario siciliano che vive a Chiasso. Gli esperti fiutano subito il grande affare. Architettano dunque un piano da spy story per portare in Svizzera l’ingombrante reperto. Ingaggiano uno skipper di Nizza che, con la sua imbarcazione, raggiunge la Sicilia e attracca a Porto Empedocle. Effettuato il trasbordo, si dirige alla volta del porto di Cassìs, in Francia. La scultura rimane in Svizzera fino al 1985. L’anno successivo, Canavesi vende la scultura alla Robin Symes Ltd per cinque milioni e mezzo di dollari. Il prezioso reperto approda a Londra, “ripulito” dal soggiorno elvetico. Nel 1987, il J. Paul Getty Museum, acquista per diciotto milioni di dollari la Venere nel corso di un’asta pubblica tenutasi a Londra. I curatori del Getty, prima di esporla nella sede di Malibu, commissionano un’indagine conoscitiva ad uno studio legale romano. I legali incaricati dal museo americano rivolgono alle autorità italiane un quesito. Chiedono al Ministero degli Esteri ed a quello dei Beni culturali, notizie di una possibile provenienza illecita della Venere. Il quesito viene girato a tutte le Soprintendenze italiane, tranne che a quelle della Sicilia, Calabria e Puglia, le uniche che vantano insediamenti romano-ellenestici. Viene così sancito che la scultura non risulta trafugata in Italia. Come in tutti i romanzi d’appendice, dopo la fuga avventurosa segue un ritorno tribolato. Il 5 marzo del 2001, il tribunale di Enna, emette una sentenza di condanna all’indirizzo dell’antiquario ticinese, Renzo Canavesi. Due gli anni di reclusione inflitti e con essi il pagamento di una penale di quaranta milioni di dollari. La prima sentenza emessa da un tribunale italiano per esportazione clandestina di opere d’arte. Il 3 gennaio del 2007, il Los Angeles Times, titola: “Il Getty sapeva che la Venere era stata rubata”. E’ l’inizio di una lunga traversia diplomatica. Francesco Rutelli, ministro per i Beni culturali dell’epoca, si impegna in una storica battaglia che si concluderà con la restituzione di numerosi tesori d’arte esportati clandestinamente dal territorio italiano. A poche settimane dal tanto agognato ritorno della Venere ad Aidone, rimangono però irrisolte alcune questioni. Fino all’ultimo infatti, si è temuto un clamoroso rapimento della statua. Non un rapimento estatico, ma l’ennesima sottrazione. La sede espositiva individuata, la chiesa di San Vincenzo Ferreri ad Aidone, non era ancora pronta. In verità, la nuova sede museale attende ancora invano l’inizio dei lavori di adeguamento. Dopo l’immancabile querelle, si è deciso di esporre la statua all’interno dell’ex convento dei Cappuccini, sede del museo archeologico di Aidone. Rimane ancora irrisolto anche il problema legato alla viabilità. Ai numerosi turisti attesi per il clamoroso evento, non sarà risparmiato un brivido esotico. La provinciale numero quattro, quella che collega Aidone con lo svincolo autostradale, è interrotta da mesi. Le carovane di autobus e visitatori dovranno dunque inerpicarsi lungo lo scosceso sentiero Grottacalda. L’abusata sciatteria burocratica siciliana, segna il suo apice con questa vicenda. Un’estenuante rimpallarsi di responsabilità per effettuare i lavori di ripristino della viabilità, vede contrapporsi la provincia regionale di Enna e la direzione regionale dell’Anas. Velati dubbi si insinuano anche sul nome stesso da attribuire alla scultura greca di età classica: Demetra, Kore, Afrodite. Dunque questa storia rischia di concludersi così come era cominciata nel lontano 1955. Due archeologici, Richard Stillwell ed Erik Sjokvist, ultimati i lavori di rinvenimento della città di Morgantina, vengono immortalati in una vecchia foto in bianco e nero in compagnia del re Gustavo Adolfo di Svezia. Dietro di loro, un lungo corteo neorealista: i carabinieri con la bandoliera, il parroco con gli occhiali di metallo, poveri contadini aidonesi speranzosi. Quasi un corteo religioso alla volta dell’antico santuario di Morgantina. Speravano nel miracolo della Venere. Aidone dunque confida ancora che questa statua possa trasformare questo luogo eccentrico, in una località baricentrica del turismo isolano.

Concetto Prestifilippo



Colloquio con Karol B. Wight, senior curator of Antiquities J. Paul Getty Museum Los Angeles a cura del giornalista Concetto Prestifilippo
“Siamo veramente lieti di aver avviato questa partnership con i nostri colleghi della Regione Sicilia”. Karol Wight, curatrice del Dipartimento Antichità del J. Paul Getty Museum, esordisce con questo attestato di stima quando le chiediamo di commentare la restituzione alla Sicilia della celebre Dea di Morgantina. La responsabile del Dipartimento Antichità, aggiunge con soddisfazione che l’accordo siglato tra le autorità statunitensi e quelle italiane, sarà foriero di numerose attività culturali e inaugura un inedito rapporto di collaborazione.
Nel ricordare l’accordo che è stato siglato nel 2007 dal Ministro italiano, Francesco Rutelli e dal Direttore del Getty Museum, Michael Brand, Karol Wight fa riferimento elenca le quaranta opere che sono state restituite alle autorità italiane. Elenco che riportiamo in sintesi con le immagini allegate (schema n.1).
La responsabile del Dipartimento Antichità del Getty, sottolinea ancora che l’intesa consentirà ai due contraenti di intensificare ed approfondire gli studi relativi alle civiltà del Mediterraneo antico. Il Getty Museu, è impegnato nell’organizzazione di una grande mostra legata al periodo classico ed ellenistico della Sicilia. Epoca storica che ha registrato la fondazione di colonie greche isolane di incommensurabile valore storico e artistico. L’esposizione, presumibilmente, sarà inaugurata nella sede del J.Paul Getty Musuem nel 2013. Tra le ipotesi espositive, anche la mostra di alcuni reperti che saranno messi a disposizione da alcuni musei siciliani. Tra le attività annunciate dal responsabile del Dipartimento Antichità del Getty, anche la collaborazione con il Museo “Antonio Salinas” di Palermo, la Soprintendenza di Trapani ed il professore Clemente Marconi, del Fine Arts University di New York. Le istituzioni citate, saranno impegnate nella realizzazione di una mostra dedicata all’antica Selinunte, l’insediamento coloniale siciliano noto per i suoi templi greci di epoca arcaica e classica. Entrambe le mostre, dovrebbero essere successivamente ospitate nel nuovo Museo della Cultura e dell’Identità Siciliana che avrà sede nel Palazzo Ajutamicristo di Palermo.
Tra le attività che il museo californiano ha pianificato con le autorità siciliane, figura anche una collaborazione con il museo archeologico di Agrigento. Due gli appuntamenti previsti, l’esposizione dedicata al Kouros di Agrigento e quella del celebre cratere a figure rosse del pittore dei Niobodi. Nei termini dell’accordo stipulato è stata prevista anche la realizzazione di una base antisismica dedicata ai due preziosi reperti del museo di Agrigento.
Karol Wight, evidenzia ancora che l’accordo prevede anche l’apertura di una ampia interlocuzione con altre strutture museali italiane. Tra queste, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ed il Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
L’inedita partnership tra la prestigiosa sede museale statunitense e le autorità italiane, vanta già al suo attivo un workshop dedicato ai rischi sismici delle collezioni permanenti. Il seminario di studi si è tenuto nel 2010, a Palermo nella sede di Palazzo Steri. La conferenza ha registrato la partecipazione di tecnici e conservatori del Getty Museum.
Le linee programmatiche dell’accordo sottoscritto dal Getty Museum e dalla autorità italiane, hanno registrato un ampio interesse all’interno del panorama culturale statunitense. La restituzione di alcuni capolavori esposti per anni nelle gallerie dei più prestigiosi musei americani, ha segnato un’inversione di tendenza storica. Aspetto non solo scientifico ma, soprattutto, di costume che sottolinea anche la curatrice del Dipartimento Antichità del Getty: <>.
In un rapporto ufficiale diffuso dalle autorità americane, si sottolinea che è stato riconosciuto il grave danno storico causato dagli scavi archeologici clandestini. Saccheggi che hanno invalidato la corretta lettura e la ricostruzione del loro contesto archeologico. I musei statunitensi, sono attualmente impegnati nella cura di una pubblicazione completa delle loro collezioni. Pubblicazione che garantirà alla comunità scientifica ed al pubblico la necessaria trasparenza. Particolare apprezzamento è stato espresso per la politica di collaborazione con le autorità italiane. Rinnovato ed inedito impegno, che ha consentito ai musei americani di poter contare sul prestito di straordinarie opere d’arte provenienti dai principali musei italiani.
La conversazione con Karol Wight, si chiude con l’inevitabile rimando alla restituzione della “cult statue”, come per anni è stata classificata la celebre Dea di Morgantina. Scultura che a marzo è stata consegnata al museo di Aidone, in provincia di Enna.
“Il nostro staff ha curato le operazioni di assemblaggio della scultura – conclude Karol Whigt – I nostri esperti hanno condiviso con i colleghi della Regione Sicilia le procedure di montaggio e di messa in opere dei dispositivi antisismici realizzati appositamente”.


Punto di svolta della politica culturale siciliana. Colloquio tra Sebastiano Missineo, assessore regionale Beni Culturali Regione Sicilia ed il giornalista Concetto Prestifilippo (nella foto)
La scultura restituita dal J. Paul Getty Museum, segna un’inversione di tendenza che assume una connotazione storica. L’augurio è quello di scardinare l’abusato binomio che vede la nostra regione confinata nel deprecabile ruolo di giacimento di reperti archeologici di inestimabile valore trafugati illegalmente.
“Il ritorno della Venere in Sicilia segna un punto di svolta ineludibile della politica culturale siciliana”.
Concitate, complesse, a tratti convulse, le operazioni di interlocuzione e di stipula dei protocolli propedeutici allo sbarco in Sicilia del prezioso reperto. Una complessa fase operativa che ha visto impegnati in un inedito sforzo congiunto i tecnici ed i funzionari dell’assessorato regionale ai Beni culturali della Sicilia ed i responsabili del museo californiano.
Interlocuzione che, come tratteggiato nelle dichiarazioni dell’assessore Missineo, delineano una rinnovata attenzione nella politica di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico isolano.
“Questa scultura assurge a simbolo di una rinnovata speranza – sottolinea ancora l’assessore – L’augurio è che la Sicilia possa finalmente vantare un’inversione di tendenza che assume una connotazione storica. Scardinare dunque l’abusato binomio che vede la nostra regione confinata nel deprecabile ruolo di giacimento di reperti archeologici di inestimabile valore. Testimonianze artistiche che sono state sottratte illegalmente nel corso di lunghi decenni con sistematiche campagne di espoliazione. Una regione che, per decenni, è stata devastata dall’incessante azione di saccheggio operata dai tombaroli. L’inversione di tendenza alla quale associamo la riconsegna della scultura del Getty, si spera possa dunque sancire la fine di un’epoca di saccheggi e di colpevoli abbandoni“.
La restituzione dell’imponente scultura restituita dal Getty museum muove da una sentenza emessa nel 2001 dal tribunale di Enna. Pronunciamento che assume una valenza epocale. Una netta presa di posizione e la conseguente condanna, hanno imposto a numerose e prestigiose strutture museali, di restituire i reperti archeologici illegalmente trafugati dall’Italia. Il percorso che ha condotto alla restituzione dei manufatti artistici è stato lungo e complesso.
“Il nostro impegno adesso sarà quello di garantire la migliore forma espositiva e la più adeguata azione di promozione di questo capolavoro della scultura antica – assicura ancora Sebastiano Messineo – Un manufatto scultoreo, unico nel suo genere, al quale vogliamo affidare un compito di riscatto di un intero territorio. Alla dea di Morgantina, è affidato il compito di favorire la rivalutazione della provincia siciliana più eccentrica. La provincia di Enna è, immeritatamente, da anni relegata in una sorta di eccentricità culturale ed economica siciliana. Una provincia che, al contrario, vanta uno straordinario patrimonio artistico”.
Il museo di Aidone può adesso contare su un’offerta espositiva unica nel suo genere. Alla recente acquisizione della Venere del Getty, da qualche mese può contare sull’esposizione una importante collezione di argenti che, per anni, è stata ammirata dai visitatori dei Metropolitan museum di New York. Altra restituzione di prestigio è stata quella di due preziosi acroliti, già inaugurati. Dunque, una sede museale quella di Aidone, che da sola merita una menzione di merito.
“Il nostro intento è quello di dare vita ad un distretto turistico unico tra la villa Casale di Piazza Armerina ed il museo di Aidone e, ovviamente, con il sito archeologico di Morgantina – sottolinea il responsabile dell’assessorato siciliano ai Beni culturali – Siamo da tempo impegnati nell’organizzazione di una concomitanza formidabile di appuntamenti. Oltre che l’arrivo dell’ormai celebre scultura proveniente dal Getty, nel breve volgere di qualche settimana, saranno consegnati i lavori di restauro della villa romana del Casale. Un sito archeologico, quello di Piazza Armerina, già dichiarato patrimonio dell’Unesco che dovrà compenetrarsi con la presenza, a pochi chilometri di distanza, con la struttura museale di Aidone. L’ipotesi allo studio è quella di poter dare vita ad una sorta di offerta turistica congiunta. Stiamo valutando l’ipotesi di un biglietto comune per la villa del Casale ed il museo di Aidone. Il nostro intento primario è quello di procedere alla modernizzazione delle procedure di prenotazione ed alla pianificazione delle visite dei turisti. Daremo vita presto ad un portale dedicato. Piattaforma che consentirà di ottimizzare le procedure di acquisto on-line dei biglietti per l’ingresso nelle strutture museali del Casale, di Morgantina oltre che del museo di Aidone. Una procedura telematica invalsa ormai da tempo all’interno delle più moderne strutture museali. Un meccanismo di prenotazione che ci consentirà anche di razionalizzare le visite dei gruppi dei turisti. Si potrà dunque, con un semplice automatismo, smistare i turisti nel sito meno congestionato. Sarà così possibile evitare disdicevoli sovrapposizioni, assicurando così una fruizione adeguata e moderna. Il portale che inaugureremo ci consentirà anche di avviare una vasta azione di promozione. Allo stesso tempo garantirà anche la possibilità di fornire un continuo aggiornamento delle informazioni e dei contributi scientifici relativi ai due siti archeologici”.
Nel corso di questi mesi non sono mancate le inevitabili polemiche legate ai ritardi ed alle scelte logistiche.
“Il percorso che ci ha condotto alla riconsegna della scultura del Getty, non è stato certo agevole. Ritardi, inversioni di rotta, adeguamenti, sono inevitabili in simili circostanze. Abbiamo però assicurato una straordinaria interlocuzione con una delle organizzazioni museali più prestigiose, il Paul Getty Museum. Una struttura con la quale abbiamo pianificato una serie di interventi scientifico-culturali. Unità d’intenti che troverà la sua risoluzione in una serie di eventi, mostre, convegni e pubblicazioni. Il percorso di collaborazione che abbiamo tracciato può contare anche sull’interscambio di opere d’arte che consentiranno ai nostri straordinari manufatti di essere ammirati anche dal pubblico del Getty”.