Provincia Enna: progetto Europa 2030 ed Europa 2020

Enna. A livello Europeo si è di fronte ad una fase intensa di dibattito e di scelte strutturali declinate sia a breve che a medio e lungo periodo. L’orizzonte temporale è tracciato soprattutto dai documenti dell’Europa “2020” e dell’Europa “2030”.
Tali scenari programmatori diventano indispensabili al fine di poter inquadrare le politiche e le azioni di governo al di fuori di logiche della mera emergenza. Diversamente si rischia non solo di non aggredire i nodi strutturali, ma soprattutto di compromettere gli itinerari necessari per pervenire alle soluzioni più adeguate per una via di uscita sul terreno della democrazia e di un coinvolgimento consapevole e responsabile della partecipazione dei vari poteri, dei diversi soggetti sociali e istituzionali e dei cittadini europei.
Nel progetto Europa 2030 si afferma con solennità che “l’Europa è a una svolta della sua storia” per affrontare le sfide e cogliere le opportunità. Si è quindi di fronte alla necessità di potere superare le sfide soprattutto con la consapevolezza di unire le forze -come politici, cittadini, datori di lavoro e lavoratori- per un nuovo scopo comune determinato dalla necessità del nostro tempo.
La questione fondamentale riguarda alla capacità dell’U.E. di poter mantenere e accrescere il livello di prosperità in questo mondo in mutamento, promuovendo e difendendo i valori e gli interessi dell’Europa. La dimensione delle questioni è realmente di portata storica per i problemi da affrontare: crisi economica mondiale, Stati in soccorso delle banche, invecchiamento demografico che minaccia la competitività delle economie europee e la sostenibilità dei modelli sociali europei, pressione al ribasso sui costi e salari, sfide poste da cambiamenti climatici e dalla crescente dipendenza energetica e spostamento verso est della distribuzione globale di produzione e risparmio.
Guardando all’orizzonte 2030, l’opzione strategica propone che per mantenere la coesione sociale e lottare contro i cambiamenti climatici, gli europei avranno bisogno di una economia sociale di mercato altamente competitiva e sostenibile. Ciò richiede, si sottolinea, un ambizioso programma di riforme con priorità chiare e meccanismi di attuazione molto efficaci rispetto a quelli offerti dal metodo di coordinamento aperto.
In tale contesto, si evidenzia, che la strategia “l’Europa 2020” rientri in questo importante sforzo. Decisiva ed indispensabile è la consapevolezza che il progetto “Europa 2030” diventi anche un progetto dei cittadini. Tutto questo richiede un nuovo patto tra le istituzioni europee e gli attori economici e sociali e tra i diversi livelli potere – nazionali, regionale e locale. In particolare la situazione richiede forte leadership politica, una forma di leadership segnata dalla capacità di sostenere un dialogo onesto e proficuo con i cittadini e di governare in partenariato. Sarà vitale assicurare il sostegno dei cittadini per consentire all’Unione non solo di resistere all’impatto sociale ed economico della crisi ma anche di avviare le riforme strutturali necessarie perché l’Europa emerga più forte in futuro. Si avverte con grande responsabilità,- nella lettera inviata al Consiglio Europeo dai membri del Gruppo di riflessione del Progetto Europeo 2030- che i cittadini saranno chiamati “ad uno sforzo paragonabile a quello che ha dato prosperità all’Europa dopo la seconda guerra mondiale”. Pensare a lungo termine, ma agire con decisione ora, questo è il messaggio che deve orientare il processo decisionale europeo in questa nostra epoca di insicurezza.
Si tratta di riconoscersi in un programma e una visione comuni per il futuro dell’Europa, in cui la discriminante fondamentale riguarda di individuare le misure necessarie per adattarsi all’epoca globale come i costi e le conseguenze dell’immobilismo.
In questo quadro si viene a definire la strategia “Europa 2020” in cui si pone l’obiettivo generale della crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
I cinque obiettivi specifici individuati mirano ad obbiettivi concreti per:
– portare al 75% il tasso di occupazione per le donne e gli uomini di età compresa tra 20 e 64 anni, con una maggiore presenza di lavoratori giovani, anziani e scarsamente specializzati, nonché una migliore integrazione degli immigrati legali;
– migliorare le condizioni per la ricerca e lo sviluppo in modo da portare gli investimenti al 3% del PIL e da stimolare le attività di ricerca e sviluppo (ReS) e l’innovazione con nuovi indicatori;
– ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20% rispetto ai livelli del 1990, mantenendo nel contempo l’impegno condizionale dell’U.E. a una riduzione delle emissioni del 30% entro il 2020; aumentare al 20% la quota di energie rinnovabili nel consumo finale di energia e andare verso un miglioramento dell’efficienza energetica del 20%;
– migliorare i livelli di istruzione, riducendo il tasso di abbandoni scolastici al di sotto del 10% e aumentando del 40% la quota ed persone di età compresa tra 30 e 34 anni con istruzione universitaria o equivalente;
– promuovere l’inclusione sociale riducendo la povertà ed eliminando il rischio di povertà e di esclusione per almeno 20 milioni di persone.
Attualmente sono state individuate sette iniziative FARO “della strategia Europa 2020” che riguardano:
– “L’agenda digitale europea” per creare una economia digitale fiorente entro il 2020 con un mercato digitale unico di valore al 4% del PIL dell’U.E.; tra i vari puntisi indicano in particolare l’accesso alla banda larga di base entro il 2013 e della banda ultra valore entro il 2020;
– “L’Unione dell’innovazione” per un miglioramento dell’intera catena dell’offerta dalla ricerca alla vendita al dettaglio prevedendo partenariati pilota, a partire dal 2011, in materia di invecchiamento sano e attivo, energia, città “intelligente” e mobilità, efficienza idrica, materie prime non energetiche e agricoltura sostenibile e produttiva;
– “Youlth on the muove” una iniziativa per valorizzare il potenziale dei giovani con la creazione di nuove prospettive occupazionali mirando ad innalzare il livello di istruzione e di formazione e a offrire maggiore opportunità di studiare e formarsi all’estero; tra i progetti piloti si individuano quelli in cui i giovani imprenditori possono trascorrere sino ai sei mesi presso un imprenditore esperto in una piccola impresa in un altro stato membro dell’U.E.;
– “Una politica industriale per l’era della globalizzazione in cui tra i vari interventi si punta ad aiutare le imprese più piccole per preservare e promuovere in Europa una base industriale forte, diversificata e concorrenziale, che garantisca posti di lavoro ben retribuiti in una economia con minori emissioni di carbonio, si sottolinea l’esigenza di una visione integrata della intera catena di valore dalle infrastrutture e dalle materie prime sino al servizio di assistenza post-vendita;
– “Una agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro” al fine di stimolare la crescita inclusiva mediante l’incremento del tasso di occupazione con nuovi e migliori posti di lavoro mirando ad aiutare persone di tutte le età ad anticipare e gestire il cambiamento fornendo le competenze e le capacità adeguate; si propone di modernizzare i mercati del lavoro e i sistemi di previdenza sociale e di pervenire ad un’interfaccia condivisa ( classificazione europea delle capacità, delle competenze e delle professioni) sia per garantire che i benefici della crescita si diffondano in tutta l’U.E. sia per avvicinare il mondo del lavoro a quello dell’istruzione e della formazione;
– “Una piattaforma europea contro la povertà e l’inclusione sociale” proponendo di promuovere l’innovazione nelle politiche sociali dell’Europa post-crisi al fine di rendere la protezione e i servizi sociali più efficaci e adatti alle nuove esigenze della società e consentire la partecipazione di una più ampia compagine di partner nella lotta all’esclusione;
– “Una Europa efficiente sotto il profilo delle risorse” che dovrà essere avviata nel 2011in raccordo alle azioni collegate già in corso di attuazione.
Per l’affermazione della strategia “Europa 2020”,si sottolinea che costituisce un pilastro fondamentale il miglioramento del mercato unico prendendo a base la relazione di Mario Monti a partire dall’avvio del piano biennale per il periodo 2011-2012 con l’individuazione di 50 iniziative relative all’economia e alla governance o rivolte al vasto pubblico con riferimento particolare alle imprese e ai consumatori.
Nella conclusione della quinta selezione sulla coesione economica, sociale e territoriale la Commissione ha sollecitato ad allineare più strettamente tale politica strutturale alla strategia Europa 2020 per contribuire ad affrontare le nuove sfide generate dagli importanti sviluppi economici e sociali degli ultimi anni. Le raccomandazioni riguardano condizioni più severe, incentivi più cospicui e una maggiore attenzione ai risultati. Soprattutto è da sottolineare che nella comunicazione 367/2 del 2010 la Commissione europea propone di introdurre condizionalità “ex ante” per la politica di coesione, in base alle quali gli investimenti dovrebbero essere legati al sostegno delle riforme istituzionali e strutturali direttamente connesse alle operatività della coesione, al fine di accrescere efficienza ed efficacia. Si viene così a confermare il raccordo stretto tra il Patto per la crescita e l’efficacia della politica di coesione. A queste valutazioni essenzialmente positive della politica di coesione e del suo possibile ruolo per il periodo 2014-2020 devono corrispondere conseguenti scelte in particolare sulle risorse finanziare da assegnare ai programmi operativi. Purtroppo emergono idee e proposte da parte di alcuni stati membri finalizzate a ridurre il fabbisogno di natura finanziaria e di conseguenza a ridimensionare il ruolo della politica della coesione nell’ambito del futuro bilancio, al fine di “liberare” risorse per altre politiche.
Le questioni poste dall’Agenda Europea con le scelte e gli scenari delineati nell’Europa 2020 e nel “progetto Europeo 2030” hanno uno stretto nesso con i processi programmatori e i rispettivi piani di azioni da attuare a livello nazionale.
L’Unione Europea ha avviato un processo inteso a rafforzare e modernizzare la governance economica dell’area dell’euro, e nell’U.E., in generale,tramite un migliore coordinamento delle politiche di bilancio e strutturale o di riforme, ma ugualmente attraverso una rinnovata attenzione al controllo della concorrenza.
Sostanzialmente il “semestre europeo”, avviato per la prima volta a partire dal 1 gennaio 2011, dovrà allineare i processi di cui al “Patto di stabilità e crescita” agli indirizzi di massima per le politiche economiche, interessando la disciplina di bilancio, la stabilità macroeconomica e le politiche per stimare la crescita in linea con la strategia Europa 2020. Infatti il ciclo del semestre europeo, aperto da una analisi annuale della crescita elaborata dalla Commissione, prevede successivamente che gli Stati presentino le loro strategie di bilancio a medio termine nei loro programmi nazionali di stabilità e convergenza ed elaboreranno programmi nazionali di riforma fissando azioni da intraprendere per rafforzare le loro politiche in settori come l’occupazione e l’integrazione sociale. Tutti i programmi per il 2011 sono stati presentati a Bruxelles contemporaneamente ad aprile.
La Commissione procederà in seguito a valutare le politiche formulate dagli stati membri nei rispettivi programmi e in caso le ritengano insufficienti, raccomanderà al Consiglio di emanare orientamenti politici specifici per ogni paese. Nel luglio di ogni anno il Consiglio Europeo e il Consiglio emetteranno un parere strategico prima che lo Stato membro finalizzi i propri bilanci per l’anno successivo.
Si viene così a creare uno stretto nesso tra l’Agenda nazionale e l’Agenda Europea nel quadro di una strategia di governante economica in cui diventerà sempre più stringente la necessità di completare l’unione monetaria con l’Unione economica al fine di dare basi più solide alla contestuale attuazione del Patto di stabilità e crescita.
Si è, quindi, in un periodo fondamentale per le scelte e i progetti da definire e da attuare in una visione di ’governance multilivello’ che interessa contestualmente i livelli europei nazionali, regionali e locali, su cui si richiedono maggiore consapevolezza e massimo apporto da parte dei vari soggetti pubblici e privati e dei cittadini per le conseguenti iniziative da sviluppare ai vari livelli.

Salvatore Zinna
Assessore Politiche Comunitarie
Provincia Regionale di Enna