Cgil Sicilia, nucleare pericoloso e antieconomico

“L’esclusione del nucleare nel nostro paese e’ una scelta fondamentale che si fonda sugli obiettivi di benessere e salute ma anche su ragioni di tipo economico. Ci sono infatti strade alternative per l’energia, in grado di assicurare sviluppo sostenibile e occupazione, senza i rischi dell’atomo”: lo sostiene Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia, a pochi giorni dal referendum sul nucleare. “La green economy- ha detto oggi la segretaria della Cgil nel corso di un seminario del sindacato sul tema delle fonti rinnovabili- e’ in grado di dare ben piu’ occupazione del nucleare, di coprire il fabbisogno energetico e di consentire nel tempo ai cittadini col meccanismo dell’energia distribuita di non pagare pagare piu’ bollette”. La dimostrazione, e’ emerso durante il dibattito, sono i numeri della Germania: 30 mila occupati nel nucleare contro 340 mila persone che lavorano nella green economy. “Le condizioni ambientali della Sicilia- ha osservato la Maggio- consentirebbero un grande sviluppo della green economy ”. Ma non e’ nella logica dei grandi impianti che si articola la proposta della Cgil, che assieme al Cetri –Tires ha costituito lo scorso ottobre il “Forum per l’energia distribuita”(Fred), col supporto scientifico di Enea, Cnr e Universita’ di Palermo, “per promuovere- ha rilevato Alfio La Rosa, del dipartimento territorio e ambiente della Cgil Sicilia- la diffusione di piccoli impianti fotovoltaici delle imprese e delle famiglie e con essi quella che chiamiamo ‘La terza rivoluzione industriale dal basso’. “Parliamo- ha specificato- di fare diventare i consumatori e le piccole imprese produttori di energia”. Secondo le stime del Fred se solo il 6% dei tetti siciliani fosse dotato di pannelli fotovoltaici si produrrebbero 1.000 MW, il 50% cioe’dell’energia che viene consumata oggi nell’isola. Oltre a svincolarsi dalla bolletta le famiglie e le imprese potrebbero godere di un reddito supplementare.Per questa via, insomma, sostiene la Cgil, si promuoverebbero “sviluppo,impresa e occupazione”. “Il fotovoltaico sui tetti, quello che noi sosteniamo-ha sottolineato La Rosa- creerebbe piu’ occupazione di quello a terra. Si stimano 14 posti di lavoro per MWp (megawatt/picco)- ha spiegato- contro i 5 del fotovoltaico a terra”. Secondo uno studio del Cnr inoltre, “gli incentivi alle rinnovabili- ha ancora detto l’esponente della Cgil- non pesano sulla bolletta elettrica: ogni GWp (Gigawatt/picco) di fotovoltaico genera infatti una riduzione del prezzo dell’energia di 500 milioni, contro i 450 di costo degli incentivi”.
“L’obiettivo in Sicilia- ha sottolineato la Maggio- deve essere quello di creare una massa critica di energia diffusa da fonti rinnovabili tale da evitare i megaimpianti e con essi di portare danni di natura paesaggistica e ambientale. Il ruolo della regione- ha affermato la sindacalista- diventa dunque importante e intraprendere la via che indichiamo segnerebbe una presa di posizione netta sul tipo di energia che vuole la Sicilia”. Ed e’ alla Regione che la Cgil chiede di istituire una regia unitaria e coordinata dei Fondi europei in materia, per portare a sintesi la linea politica dei vari assessorati; di promuovere il distretto sulle tecnologie per l’energia rinnovabile e distribuita per sostenere la nascita di una rete diffusa di ricerca industriale e sviluppo sperimentale; di istituire un fondo regionale di garanzia per agevolare i piccoli investimenti; di rielaborare il piano energetico e ambientale regionale. Agli enti locali la Cgil invece chiede di “dare corso al patto dei sindaci, preparando il proprio piano d’azione per l’energia sostenibile con interventi per il risparmio e l’efficienza energetica negli edifici pubblici, per la mobilita’ sostenibile e realizzando impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile”. “Proprio mentre ci si appresta a votare sul nucleare- ha sostenuto Mariella Maggio- e’ utile sottolineare che ci sono soluzioni alternative per la produzione di energia, non incidendo negativamente sul futuro e sulle prospettive di vita e di benessere della popolazione. Val la pena di ricordare – ha concluso- che in Germania, in assenza di incidenti, attorno alle centrali si registra il 120% in piu’ di leucemie infantili e il 60% in piu’ di tumori solidi nei bambini: non e’ questo che vogliamo”.