Enna. Al via il processo “Game Over” con Turi Seminara, presunto boss della famiglia ennese di “Cosa Nostra”
Enna-Cronaca - 07/06/2011
Enna. A fine mese si aprirà il processo “Game Over”, in cui l’imputato più importante è sicuramente Turi Seminara, presunto boss della famiglia ennese di “Cosa Nostra”, il quale questa volta viene accusato di aver organizzato una bisca clandestina per favorire tutta la famiglia ed avere la possibilità di poter contare su denaro liquido oltre a smaltire denaro sporco. Inoltre, Turi Seminara è ancora in attesa della richiesta d’appello per la condanna a 10 anni, che gli sono stati inflitti in primo grado al processo Old One,in quanto riconosciuto colpevole di associazione per delinquere di stampo mafioso. Salvatore Seminara era stato arrestato il 14 luglio 2009 dalla squadra Mobile e carabinieri del nucleo investigativo nell’operazione “Old One”, in quanto ritenuto responsabile di riorganizzare gli affari mafiosi in provincia, divenendone di fatto il capo. Oltre alla condanna a 10 anni, a Seminara sono stati assegnati due anni di sorveglianza speciale, che alcuni giorni fa la Corte d’appello ha confermato. Una sorveglianza speciale che lo costringerà a rispettare alcune restrizioni, legate al provvedimento, mentre gli è stato confermato, in carcere, il 41 bis, il cosiddetto “carcere duro”. Il provvedimento è stato preso dal ministro Angelino Alfano un paio di mesi dopo la cattura del boss, e non è stato annullato dal tribunale di Sorveglianza di Roma, come aveva chiesto il difensore. Non bisogna dimenticare che su Turi Seminara pende una richiesta di confisca di beni, per un valore di 10 milioni di euro, che, secondo la Dia di Caltanissetta e il comando provinciale dei carabinieri di Enna, avrebbe acquisito illecitamente. Il prossimo 22 giugno, mercoledì, Seminara dovrà difendere presso il tribunale di Enna il suo patrimonio fatto di società, allevamenti di buoi e cavalli, appartamenti e fabbricati tra Piazza Armerina e Mirabella Imbaccari, mentre la Dda di Caltanissetta chiederà la confisca. L’avvocato Franco Azzolina, suo difensore, è convinto che Seminara, nel corso del dibattimento, sarà in grado di giustificare tutto e di evidenziare che i beni in suo possesso sono frutto di attività lecita. Il penalista oltre a dire no alla confisca chiederà di eliminare i sigilli che sono stati messi alla proprietà di Mirabella Imbaccari. La difesa sostiene di poter dimostrare acquisti leciti e inappuntabili.