mercoledì , Luglio 28 2021

Aidone. Inaugurazione spazio museale per il “tesoro” di San Lorenzo

9 agosto 1531, è questa la data riportata sulla pergamena miniata con la quale il Papa Clemente VII attesta l’autenticità della reliquia di San Lorenzo conservata nel prezioso reliquiario di argento a forma di braccio. 9 agosto 2011, in coincidenza del 480°anniversario, con una cerimonia presieduta dal Vescovo di Piazza Armerina Mons. Michele Pennisi, alle ore 10,30, viene inaugurato lo spazio museale nella vecchia sacrestia della Chiesa Madre dedicata appunto a San Lorenzo, nella stessa speciale occasione verrà inaugurato anche l’organo del XVIII secolo, recentemente restaurato, con un concerto del maestro Diego Cannizzaro che eseguirà brani di musicisti e organisti settecenteschi.

È un momento lungamente atteso e fortemente voluto e Don Felice Oliveri, arciprete e parroco di San Lorenzo, se ne mostra giustamente soddisfatto e non dimentica di attribuire gran parte del merito della concretizzazione di questo progetto all’architetto Enrico Caruso, ora Direttore del parco Archeologico e del Museo di Aidone, che a San Lorenzo giunse qualche anno fa come direttore dei lavori di restauro del tetto della stessa chiesa e che da allora se n’è innamorato e ha lavorato tenacemente per il raggiungimento di questa giornata; la realizzazione dell’opera è avvenuta in economia, utilizzando i residui del finanziamento regionale erogato per i restauri ed esplorando tutte le strade possibili per finanziare i restauri dei singoli oggetti esposti. Il risultato è una bella sala espositiva in cui fanno bella mostra di sé preziosi arredi e paramenti sacri provenienti dalla stessa chiesa e da altre come il messale, dalla preziosa coperta d’argento del 1690, salvato dallo smantellamento del Convento di Santa Caterina, il calice della metà del XVI sec. proveniente dalla chiesetta di Sant’Antonio Abate, gli ottocenteschi sportelli lignei dipinti dall’Annunziata, i due quadri dalla chiesa degli Angeli Custodi ed infine il preziosissimo quadro della Madonna delle Grazie del 1618, un dipinto su ardesia attribuito a Pietro Antonio Novelli (il padre del più noto Pietro detto il Monrealese), molto caro ai fedeli aidonesi che finalmente potranno vedere da vicino il quadro ammantato di leggenda che diede origine alla omonima chiesa. Il centro della scena è occupato dalla teca contenente la pergamena miniata e il reliquiario di San Lorenzo, dalle teche che accolgono gli attributi argentei del martirio del Santo (aureola, palma e graticola), un pettorale e un baculo processionale e dalla grande teca in cui è esposto il paliotto tardo-cinquecentesco, anche questo recentemente restaurato, rappresentante il martirio del Santo, il giovinetto che giace mollemente sulla graticola nel primo piano di un’imponente scorcio architettonico rinascimentale.

Come fa notare don Felice la sala ha bisogno di veri restauri che permetterebbero di recuperare le tracce degli affreschi della volta settecentesca; nel tempo infatti la sala, usata come sacrestia ma anche come sala giochi da tante generazioni di giovani aidonesi, è stata sistemata alla meglio come dimostra il pavimento di cemento sovrapposto a quello di mattoni e la parete riportata alla nuda pietra. Ne sanno qualcosa i volenterosi, soprattutto il giovanissimo Michael Donato e i signori Vito Maita e Carmelo Misuraca, che ne hanno curato, in modo volontario e gratuito, la pulizia e la scialbatura per rendere accogliente questa stanza esposta a nord e dalle pareti spesso ricoperte di muffe.
La cerimonia di inaugurazione oltre al Vescovo vedrà la partecipazione del direttore Caruso, della professoressa Maria Annunziata Lima dell’Università di Palermo, della professoressa Francesca Paola Massara della Facoltà Teologica “San Giovanni Evangelista” di Palermo e del Sindaco di Aidone Filippo Gangi.
La giornata coincide anche con la vigilia della festa solenne di San Lorenzo patrono di Aidone che si conclude con la processione per le vie del paese del fercolo del Santo e, come da tradizione, con il concerto della banda “Vincenzo Bellini” e con i fuochi pirotecnici di mezzanotte.

Franca Ciantia