lunedì , Gennaio 25 2021

All’anfiteatro di Villarosa “L’altro Anfitrione” da Plauto

“L’altro Anfitrione” da Tito Maccio Plauto, adattamento e traduzione di Rino Marino, giovedì 11 agosto all’anfiteatro di Villarosa. In scena Paolo Graziosi, Rino Marino, Graziano Piazza, Elisabetta Arosio, Vincenzo Ferrera. Regia di Paolo Graziosi e Elisabetta Arosio.
Quello di Plauto è, forse, l’archetipo che sta all’origine delle tante versioni che hanno intrigato i più grandi autori di teatro di tutti i tempi, a cominciare da Molière, passando per Kleist e Dryden, per finire con Giraudoux, il quale ne scrisse la trentottesima versione, tanto per capire quanti autori si siano confrontati con questo meraviglioso soggetto dei doppi. Arduo, quindi, per un uomo di teatro affrontarne oggi la messa in scena, senza cadere nel già visto. “Noi, partendo dalla bella traduzione tra prosa e versi di Rino Marino – spiegano i registi – abbiamo preferito trattare il testo di Plauto come fosse un canovaccio della commedia dell’arte, con quell’immediatezza comica e sgangherata che fa del teatro d’attore un teatro per attori che vogliono, prima di tutto, divertirsi e divertire. Abbiamo inoltre collocato la vicenda, per restituirgli l’arcaicità, l’esotismo e la magia di Plauto,in un altrove vagamente etnico-fantastico sia visivamente che acusticamente”.
“Una variazione sul mito dell’Anfitrione che, pur restituendo, talvolta alla lettera, buona parte della struttura drammaturgica plautina e del testo originale -sfrondato di arcaismi e ridondanze e quasi integralmente reinventato, nel finale- amplificandone le consonanze che la accostano, per certi aspetti, a situazioni contemporanee che non esitano a sconfinare nelle dinamiche della commedia all’italiana – spiega Marino – riporta a una dimensione di cruda modernità, in cui tradimenti, gelosie, sotterfugi, compromessi, meschinità, vizi e passioni umane e divine delineano, in un gioco di doppi, equivoci e situazioni paradossali, un intreccio comico di straordinaria efficacia che culmina nell’ immancabile lieto fine dell’epilogo”.