Nuove tecnologie per rivivere il passato. Social network per vivere il presente
Enna-Cronaca - 03/11/2011
Nuove tecnologie per rivivere il passato. Social network per vivere il presente. Lo stato dell’arte in Italia del rapporto attraverso la rete tra Istituzioni e cittadino
Francesco Pira (Ricercatore in Sociologia dei Processi culturali e comunicativi Università degli Studi di Udine).
“La cultura, nella sua fase liquido-moderna, è fatta per così dire a misura della libertà di scelta individuale. E’ destinata a servire alle esigenze di questa libertà. A garantire che la scelta rimanga inevitabile: una necessità di vita e un dovere. E che la responsabilità, compagna della libera scelta, rimanga là dove la condizione liquido moderna le ha imposto di stare: a carico dell’individuo, ormai nominato amministratore unico della politica della vita.” (Z.Bauman 2008).
La cultura si forma attraverso un processo di conoscenza che è frutto della comunicazione tra individui. L’evoluzione stessa della specie umana è fondata sulla comunicazione che, come afferma Cristante nella sua analisi sul peso della comunicazione sull’avventura umana, individua tre concettualizzazioni nelle quali essa gioca un ruolo fondamentale: la creazione di reti, la costruzione del sapere, l’esercizio del potere.
La relazione tra individui si è sviluppata nel corso dei secoli attraverso codici e strumenti che hanno di pari passo seguito l’evoluzione culturale e tecnica degli uomini, questo ha rappresentato la base sulla quale il sapere è stato costruito e grazie al quale l’organizzazione delle società si è mossa per costruire il proprio governo. Bauman ci fa riflettere su un elemento di grande criticità che riguarda la condizione moderno liquida, quella relativa alla solitudine dell’individuo, sul quale pesa la totale responsabilità sulle scelte inerenti il proprio accrescimento culturale, venendo a mancare, nell’era delle reti, una rete sociale solida con la conseguente “condanna” in qualche modo alla libertà.
Del resto, lo stesso Von Hayek sostiene che, “il valore della libertà individuale poggia soprattutto sul riconoscimento dell’inevitabile ignoranza di tutti noi nei confronti di un gran numero dei fattori da cui dipende la realizzazione dei nostri scopi. Se esistessero uomini onniscienti, se potessimo sapere non solo tutto quanto tocca la soddisfazione dei nostri desideri di adesso, ma pure i bisogni e le aspirazioni future, resterebbe poco da dire in favore della libertà. E a sua volta la libertà dell’individuo, ovviamente, renderebbe impossibile prevedere tutto. La libertà è essenziale per far posto all’imprevedibile e all’impredicibile; ne abbiamo bisogno perché, come abbiamo imparato, da essa nascono le occasioni per raggiungere molti dei nostri obiettivi. Siccome ogni individuo sa poco, e in particolare, raramente sa chi di noi sa fare meglio, ci affidiamo agli sforzi indipendenti e concorrenti dei molti per propiziare la nascita di quel che desidereremo quando lo vedremo in sicurezza”.
Sempre secondo lo stesso autore:”tutte le teorie politiche partono dal presupposto che la maggior parte degli individui è molto ignorante. Quelle che difendono la libertà si differenziano dalle altre in quanto accomunano agli ignoranti anche i più sapienti. In confronto a tutte le conoscenze che continuamente vengono utilizzate nell’evoluzione di una civiltà dinamica, la differenza tra la conoscenza del più ignorante degli individui è relativamente insignificante. Il classico argomento formulato da John Milton e da John Locke e riaffermato da John Stuart Mill e Walter Bagehot è, ovviamente, basato sul riconoscimento di questa nostra ignoranza. E’ una speciale applicazione di considerazioni generali cui un intuito non razionale, dettato dalla nostra mente, apre le porte…. Nelle cose umane non è possibile raggiungere la certezza, ed è per questo che, per utilizzare al meglio possibile la conoscenza che abbiamo, dobbiamo conformarci a quelle norme che l’esperienza, in fin dei conti, ha dimostrato essere le migliori, pur non sapendo quali saranno in quel caso specifico le conseguenze provocate dall’obbedire ad esse”.
Dalle visioni di Bauman e Von Hayek emergono due aspetti molto interessanti che, partendo da punti di vista diversi, conducono alla stessa conclusione.
La cultura nella fase liquido moderna ricade tutta sulla libertà della scelta individuale, la libertà individuale che seppure elemento fondativo della costruzione dell’io sociale, evidenzia come nel processo evolutivo della società le politiche che la difendono, nell’accomunare gli ignoranti ai più sapienti aprono ad una ulteriore riflessione sulla necessità di fornire strumenti di conoscenza agli individui, per colmare l’ignoranza e comprendere appieno il senso della propria libertà individuale.
La conoscenza torna così al centro della questione sulla costruzione della cultura. Morin impone una riflessione molto profonda sul concetto di conoscenza. Egli introduce il tema della cecità della conoscenza. “Ogni conoscenza comporta in sé il rischio dell’errore e dell’illusione. L’educazione deve affrontare questo problema a due facce della conoscenza. L’errore più grande sarebbe quello di sottovalutare il problema dell’errore; l’illusione più grande sarebbe quella di sottovalutare il problema dell’illusione. Il riconoscimento dell’errore e dell’illusione è tanto più difficile in quanto l’errore e l’illusione non si riconoscono affatto come tali”.
Quando Bauman afferma che l’individuo è amministratore unico della politica della propria vita, di fatto sembra fare un richiamo forte al concetto di errore di Morin. Se da una parte l’individuo è libero di scegliere, sappiamo che quella libertà, sulla base della quale l’io sociale si costruisce, porta con sé l’errore dettato dall’ignoranza e dall’illusione stessa che la libertà porti a scelte consapevoli.
Uno dei rischi più grandi che la società odierna oggi si trova ad affrontare è che: le nuove reti sociali, l’assenza di limiti fisici a culturali, portino ad una “liquidità” del sistema di valori di riferimento, che il concetto di cultura così come ci ha accompagnato nel corso dei secoli si trasformi in “pseudocultura”, dove all’educazione si sostituisce la manipolazione che trasforma la libertà individuale in illusione.
E’ evidente che è necessario un cambio totale di prospettiva affinché le nuove reti sociali, di cui i social network sono un’espressione, diventino strumento per l’avvio di una nuova fase partecipativa che porti all’affermazione di una cultura partecipativa. Un nuovo modello di cultura che può realizzarsi solo se si supera la distanza che oggi separa le generazioni nate con Internet da coloro che sono nati con la televisione. Come sostiene Jenkins “ Mentre per gli adulti internet significa principalmente World Wide Web, per i ragazzi vuol dire email, chat, giochi: svolgendo queste attività sono già produttori di contenuti. Troppo spesso trascurate, se non addirittura viste come fonte di rischio, queste pratiche focalizzate sulla comunicazione e l’intrattenimento – in contrasto con gli usi basati sulla comunicazione, che sono al centro dell’agenda pubblica e politica – sono quelle che stanno guidando l’emergere delle competenze mediali. Sono queste le attività che coinvolgono maggiormente i ragazzi: il multitasking, il diventare esperti nella navigazione e il conoscere le mosse giuste per vincere, il giudicare la partecipazione propria e altrui ecc. Si tratta di pratiche che contribuiscono a strutturare il network delle nuove generazioni, sia in termini di sviluppo, costruzione dell’identità ed espressione personale, sia rispetto alle loro conseguenze sociali – partecipazione, capitale sociale, cultura civica.”
Ma cosa significa cultura partecipativa?
1. Una cultura con barriere relativamente basse per l’espressione artistica e l’impegno civico
2. Con un forte sostegno per la creazione di materiali e la condivisione di creazioni con altri
3. Con una qualche forma di tutoraggio informale attraverso cui i partecipanti più esperti condividono conoscenza con i principianti
4. Con individui convinti che contribuire sia importante e
5. Individui che sentono un qualche tipo di legame sociale che li connette gli uni agli altri (perlomeno, sono interessati a ciò che le altre persone pensano di quello che hanno creato).
In effetti l’accesso a internet attraverso piattaforme sempre più facili da utilizzare e compatte ha reso più semplice l’accesso all’informazione, comunicare e conseguentemente ha aumentato la potenziale diffusione della cultura. I social network consentono la rapida condivisione di contenuti, pensieri, opinioni, ma hanno altresì, in particolare Facebook, risposto “all’insopprimibile necessità di molte persone di rispecchiarsi, quasi a trovare nello sguardo degli altri la conferma della propria esistenza prima ancora che della propria rilevanza.”
La barriera tra creazione di una cultura partecipativa e manipolazione di massa è evidente, è piuttosto labile. Come si riconosce l’esperienza? Un tutoraggio informale presuppone la capacità di conquistare una leadership sul gruppo e sui principianti. La manipolazione o la mistificazione sono fin troppo presenti, il caso della giovane attivista siriana, che scopriamo inesistente e cui i giornalisti danno ampio spazio, rende del tutto evidente che in realtà mancano regole e valori, nel senso che le regole esistenti sono quelle del novecento che risultano per la maggior parte inadeguate. Il sistema di valori anch’esso ancorato al novecento appare fortemente indebolito di fronte ad un’assenza di limiti che ha fatto emergere un forte individualismo. Si, perché il paradosso dei social network sembra essere proprio quello di apparire come una rete dalle enormi potenzialità, nella quale prevale però il bisogno di esserci per sfuggire all’invisibilità dell’individuo, che sembra essere il tratto saliente di questo tempo. Eppure il quarto punto parla di individui convinti che contribuire sia importante, dunque non tanto come affermazione di sé ma come parte di un insieme.
Il concetto di rete diventa centrale nella riflessione. “[…] La rete di relazioni che si costituisce fra membri di un gruppo o di una comunità virtuale risulta determinante. Una scarsa partecipazione alle interazioni, la presenza di uno o più membri isolati, una struttura di relazioni deboli in cui siano pochi i legami fra gli individui, la presenza di scambi non reciproci, la catalizzazione delle discussioni da parte di pochi partecipanti e la presenza di molti partecipanti in posizione periferica, sono tutti elementi che, indebolendo la rete di relazioni all’interno del gruppo, non permettono quello scambio e condivisione di idee che porta ad una costruzione collaborativa di conoscenza.”
Risulta chiaro che il nuovo modello di cultura può attuarsi solo nella misura in cui si costruisca una partecipazione reale e attiva che presuppone un sistema di valori di base, sui quali costruire i tasselli di questa nuova cultura.
Le Istituzioni e il Web in Italia
In questo contesto risulta evidente che un ruolo chiave è attribuito alle Istituzioni che hanno il dovere etico di guidare la realizzazione di questo nuovo modello, educando e realizzando gli strumenti per una piena partecipazione degli individui. Le nuove tecnologie rappresentano un’opportunità strategica perché semplificano, velocizzano e possono contribuire ad abbattere barriere fisiche e culturali.
Dal varo della legge 150/2000 ad oggi le Pubblica Amministrazione italiana ha intrapreso un percorso evolutivo non scevro da contraddizioni e problemi che passa anche attraverso la digitalizzazione dei servizi.
Dal 2002 conduciamo un monitoraggio annuale sullo stato dell’arte dei siti pubblici, politici e sociali utilizzando come criteri di valutazione quattro elementi base: grafica, usabilità/accessibilità, contenuti, interattività.
Grafica: Gli aspetti grafici tengono conto oltre che dell’uso del colore, icone, dell’organizzazione degli elementi nella pagina web. Per taluni aspetti fanno riferimento alla progettazione in termini di usabilità e accessibilità, sull’uso dei fogli di stile e dei colori in linea con quanto definito dalla legge sull’accessibilità.
Contenuti: Per quanto riguarda i contenuti, vengono analizzati i progressi, gli ampliamenti e nel caso dei siti istituzionali il rispetto del Codice sulla PA digitale e la Direttiva sulla semplificazione del linguaggio e Linee guida sui siti internet pubblici.
Usabilità/accessibilità: Requisito obbligatorio per tutti i siti istituzionali per i quali non basta più il W3C ma l’adeguamento è rispetto alla legge Stanca (vi è dunque la necessità di una doppia verifica se c’è w3c e se esiste bollino Cnipe).
Interattività: l’interattività si sposta sempre di più verso i servizi multi piattaforma (telefonini, RSS, ecc) streaming di file video e audio, acui si aggiungono i nuovi spazi relazionali sui social network. Livello di digitalizzazione dei servizi, vedi dichiarazioni IVA online, denunce virtuali per Polizia e Carabinieri e altro di questo tipo, utilizzando come punto di riferimento i criteri di bemchmarking dell’UE nella valutazione dei progetti e-europe.
Nel 2010 nella delibera CiVIT 105/2010 anche il Ministero a messo a punto degli indici per monitoraggio della qualità e benchmarking dei siti web pubblici
Requisiti minimi (tecnici e legali)
Accessibilità e usabilità
Valore dei contenuti (relativo alla pertinenza e reperibilità e ricercabilità attraverso i motori di ricerca)
Servizi
Trasparenza e dati pubblici
Amministrazione 2.0 (nuove forme di presenza attiva dei cittadini mappe video podcasting microblogging disponibilità di pagine personalizzabili e presenza delle amministrazioni sui social network).
Per avere un quadro rappresentativo dell’evoluzione dei portali sono stati selezionati alcuni degli oltre 20 portali normalmente esaminati. La selezione ha tenuto conto della strategicità dei siti e della complessità dei contenuti. Da Governo.it. Senato.it, Camera,it, Esteri.it, Interno.it, Tesoro.it, Sviluppoeconomico.gov.it, Difesa.it, Mit.gov.it.
Nel corso degli anni abbiamo assistito ad una continua evoluzione dei portali pubblici, che hanno subito profonde modifiche nell’architettura, nel progetto grafico, nell’organizzazione dei contenuti, fino alla nascita di servizi e strumenti di interazione evoluta.
Ciononostante il quadro presenta ancora oggi luci ed ombre. Osserviamo siti come quello del Governo, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati che si caratterizzano ormai per una struttura consolidata, ma non rigida, che evolve con continui miglioramenti nella struttura dei contenuti, con l’obiettivo subito percepibile di rendere intuitiva e chiara la navigazione e dunque l’individuazione delle risorse. Il linguaggio è chiaro, accurato, l’organizzazione delle risorse efficace. I portali dei rami del Parlamento rappresentano oggi un efficiente e strumento di reperimento delle informazioni, l’aggiornamento giornaliero delle banche dati sui lavori in aula, la web Tv, a cui si aggiungono progetti di educazione e conoscenza del ruolo delle due Istituzioni sono solo alcuni esempi della grandi potenzialità di questi portali.
Allo stesso modo due importanti Ministeri: Affari Esteri e degli Interni, hanno negli anni radicalmente modificato il proprio approccio al web, passando da interfacce e organizzazioni dei contenuti e delle risorse non orientati al cittadino per diventare dei portali “user friendly” con una particolare cura anche nella scelta del progetto grafico, come nel caso del Ministero degli Interni, che oggi è sicuramente una risorsa importante per il cittadino italiano e straniero che necessiti di informazioni e di accedere a servizi su temi tanto importanti quanto delicati.
A fronte di questi esempi di sviluppo in linea con la continua evoluzione di Codici e linee guida, osserviamo invece come anche progetti con una struttura di base interessante, concepita per ottenere una elevata usabilità, mostrino ancora alcuni limiti nella navigazione e organizzazione dei contenuti come nel caso del Ministero delle Finanze dove alcune sezioni non beneficiano della struttura di navigazione completa. Un elemento che compromette in parte l’usabilità del portale. Allo stesso modo il portale del Ministero della Difesa mostra un’organizzazione dei contenuti che potrebbe essere migliorata attraverso un minor uso di bottoni e icone a beneficio di una più efficiente individuazione delle risorse e dei percorsi di interesse.
Mentre più critici sia sotto il profilo dell’organizzazione dei contenuti e della navigazione che del linguaggio utilizzato sono sia il sito del Ministero dello Sviluppo Economico che quello delle Infrastrutture e Trasporti.
Nel primo osserviamo un utilizzo eccessivo di icone, disposte in modo poco fruibile e contenuti e risorse in conseguenza poco identificabili.
Nel secondo il progetto nel suo insieme mostra diversi limiti, un’accessibilità insufficiente, la mancanza di percorsi chiari per cittadini e imprese, contenuti organizzati in modo poco chiaro, totale mancanza di testi introduttivi a sostegno di materie complesse.
Una recente indagine condotta su un campione di 247 profili generati da enti pubblici (regioni, province e comuni) sui principali social network ci mostra come anche il livello di consapevolezza nell’uso di questi spazi di relazione sia abbastanza superficiale. Emerge un’eterogeneità d’uso molto spesso basata sull’esperienza personale, in assenza di regole condivise. I contenuti appaiono in alcuni casi una duplicazione di quelli dei siti. Il tipo di interazione è spesso superficiale e non duraturo nel tempo. I profili vengono attivati in prossimità di appuntamenti elettorali o di eventi di particolare rilievo per la comunità amministrata per essere poi “abbandonati”. In altri casi l’apertura alla relazione con il cittadino-utente è relativamente bassa.
Tutto ciò ci sottolinea come le nuove reti sociali non rappresentino ancora una risorsa acquisita e soprattutto che il loro utilizzo in molti casi avviene seguendo schemi unidirezionali con un tipo di comunicazione autoreferenziale, lontano dall’auspicato concetto di relazione consapevole.
Come si evince da quanto sopra esposto la web comunicazione pubblica continua ad evidenziare una serie di limiti. Negli oltre nove anni di esperienza nell’analisi dei siti istituzionali abbiamo seguito l’evoluzione del web in Italia e il modo in cui la Pubblica Amministrazione ha affrontato la sfida con questo nuovo spazio di comunicazione. Certamente molto è cambiato, ma non abbastanza, nonostante le leggi, i codici e le linee guida manca in linea generale una vera chiarezza di obiettivi e quindi del modo di utilizzare lo strumento. Internet ha rappresentato una vera rivoluzione, ha abbattuto barriere, velocizzato la comunicazione, reso disponibili in modo immediato risorse, informazioni, ha cambiato il nostro modo di relazionarci eliminando la distinzione tra reale e virtuale. Le reti sociali sul web hanno dilatato il nostro universo sociale e sono diventate così importanti tanto che siamo uno dei primi paesi al mondo per numero di profili creati sul principale social network, Facebook. Internet per la sua stessa natura di rete, consente una maggiore trasparenza, è stato definito come un vero apportatore di democrazia perché abbatte le barriere e chiunque può veicolare il proprio pensiero con la consapevolezza di poter raggiungere un numero di persone potenzialmente enorme. Allo stesso tempo, come abbiamo sopra ricordato, in rete le informazioni possono essere manipolate, falsificate, inventate, si può incidere in modo profondo sulle coscienze degli individui e trasformare uno spazio per la costruzione di una nuova cultura partecipativa in enorme megafono di concetti populisti, azzerando di fatto la trasparenza che è parte integrante del web.
Le due vite: quella reale e quella virtuale
“Dopo essere esploso per tremila anni con mezzi tecnologici frammentari e puramente meccanici, il mondo occidentale è ormai entrato in una fase di implosione. Nelle ere della meccanica, avevamo operato un’estensione del nostro corpo in senso spaziale. Oggi, dopo oltre un secolo d’impiego tecnologico dell’elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio.”
Il nostro sistema relazionale è completamente mutato, l’annullamento di tempo e spazio in questa società reticolare e complessa, supera la dimensione tra virtuale e reale. Affermare che esista una realtà virtuale come se fosse altro, e l’individuo vivesse una dualità di relazioni, emozioni, pensieri, riporta ad una logica ormai superata.
Di fatto il virtuale incide sul reale, ne è parte, incide su di noi, sulla nostra identità modificando in modo profondo il nostro modo di vivere.
“Nella società postmoderna si deve pertanto considerare la Rete come una vera e propria dimensione del sociale che cattura tutti i suoi aspetti e gli da una precisa forma 2.0. Tra questi, l’essenza stessa della società intesa come rete si mostra sul web e si concretizza nei servizi di social networking. In questo senso – internet è espressione di quello che siamo.”
Nessun dualismo, piuttosto il tema che si apre riguarda il tipo di socialità che si sta connotando. I social networking nascono con l’obiettivo di dare vita a delle comunità dove simili si riconoscono e interagiscono, un agevolatore relazionale. In realtà il fenomeno al quale stiamo assistendo sembra però essere quello di un forte individualismo, lo stesso di cui parla Bauman all’inizio.
Entrare nei social network, aprire un profilo, è un atto di forte affermazione identitaria, dove l’io prevale, dove il racconto di sé come auto rappresentazione, quale affermazione della propria esistenza diventa fattore cruciale.
Il reale passa attraverso il virtuale, tanto che sembra affermarsi un modello relazionale che tende a ridurre la fisicità a favore della virtualità.
Basti pensare alle relazioni tra giovani, il dialogo verbale è quasi soppiantato dal linguaggio scritto sulle interfacce degli smartphone. Connessi al proprio profilo facebook o twitter, la chat diventa il luogo del dialogo, anche se seduti a 30 cm di distanza l’uno dall’altro.
Sembra quasi che vi sia una sorta di timore dello sguardo dell’altro e che il rapporto mediato dalla tecnologia sia vissuto come un esercizio di libertà individuale, dove non filtrati e sottratti alla vista ci si senta più “se stessi”.
Questo è evidente esclude in maniera preminente il mondo degli adulti che vivono ancora queste relazioni come altro rispetto alla realtà.
Ma vi è anche un altro aspetto che riguarda l’esercizio del potere. L’aggiornamento del profilo corrisponde non solo ad un affermazione di sé ma racchiude una forma di esercizio di potere, nella misura in cui dando un segno di me entro nella vita degli altri che sono connessi a me.
Conclusioni
E’ chiaro che la dimensione che sta emergendo pone non pochi interrogativi, primo fra tutti l’individualismo che si va affermando, questa libertà individuale come condanna piuttosto che come esercizio di democrazia, vanno nella direzione della costruzione di una società più partecipata?
All’apparenza sembrerebbe di no. Eppure la storia recente di piccole e grandi rivoluzioni, il movimentismo, l’esistenza stessa di milioni di profili sono il segno di una vitalità che non deve essere rinchiusa nei confini della relazione personale, ma che può prendere il respiro di una dimensione di discussione e di condivisione aperta.
La trasparenza è insita nel web, guidare in senso etico questo percorso è un dovere di ognuno di noi, in primis educatori e istituzioni, chiamati a superare logiche di consenso e autoreferenziali per acquisire quell’autorevolezza che Jenkins sottolinea, per costruire un percorso di reciproca comprensione che ci permetta di fare tesoro del patrimonio culturale sin qui maturato e di continuare a costruire cultura.
Si deve compiere una completa e “reale” fusione con il virtuale, consapevole e guidata in modo che attraverso regole, strumenti e cultura si contribuisca alla crescita della società.
Questa sfida riguarda in particolar modo il nostro paese, che seppure in testa alle classifiche per numero di profili Facebook registrati, resta in fondo alle classifiche per capacità di utilizzo della rete, poca digitalizzazione dei servizi, ancora scarsa efficienza della PA. Dalla maggior parte di noi Internet fondamentalmente è utilizzato per l’invio di mail e le ricerche, molto poco rispetto a chi utilizza anche i social network per ampliare il dialogo, per creare opportunità di partecipazione continuativa e informale con i cittadini.
E’ un momento cruciale in cui è necessario acquisire competenza e consapevolezza al fine di governare il fenomeno e non lasciare che gli individui si trasformino semplicemente in consumatori.
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