IV Novembre 1918. Enna diede un grande contributo di sangue e ospitò profughi friulani e ungheresi
Enna-city - 04/11/2011
Enna oggi ricorda il IV Novembre 1918, data storica della fine della Prima Guerra Mondiale che si inserisce a pieno titolo nelle commemorazioni inerenti il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Un conflitto che ha determinato il compimento del disegno del risorgimento italiano e che proprio per questo motivo è stato anche definito come la “Quarta guerra d’Indipendenza”. Una guerra quella del 1915-1918 che rappresentò una carneficina senza precedenti, alla quale –ricorda il Comitato promotore per i diritti dei cittadini- Enna diede un grande contributo di sangue e di eroismo con oltre 300 caduti. Fra questi il cap. Alberto Colajanni, nipote del grande Napoleone, al quale fu intestata l’ex via fra Diavolo; altre vie furono intestate al ten. Salvatore Cajafo, ai sottotenenti Ignazio Cristadoro e Giuseppe Gervasi, all’allievo ufficiale Giuseppe Arangio, al soldato Filippo Di Stefano. Mentre al sergente Gesualdo La Paglia fu intestato il Distretto militare e al caporale Mariano Cascio con il fratello Luigi l’Istituto regionale d’Arte”. Il contributo di Enna non fu solo in termini di mobilitazione e di sangue di una intera generazione, ma anche di altro tipo. “Nel 1913 –dice il coordinatore Gaetano Vicari-, nel corso della tradizionale fiera di bestiame di maggio che si svolgeva nella zona Monte, degli ufficiali di cavalleria requisirono muli e cavalli per l’esercito che nel conflitto furono utilizzati per trasportare soldati, armamenti, vettovaglie e quant’altro”. Enna, allora Castrogiovanni, si dimostrò anche una città umanitaria. “Trovarono ospitalità –aggiunge Vicari- e rifugio profughi del Friuli, dopo la disfatta di Caporetto, e furono ben accolti anche profughi ungheresi per la maggior parte contadini. Castrogiovanni visse un periodo di grande difficoltà per la deficienza dell’acqua, per gli approvvigionamenti, ma anche per la tensione della guerra che imperversava. Ogni sera al circolo dei civili don Luigi Mazzola leggeva il bollettino del Comando supremo, sulle operazioni di guerra. I problemi civici più importanti erano stati accontonati per riparlarne della loro soluzione a guerra finita. Infatti terminata la guerra, ritornati i combattenti, la vita ritornò a fluire. I due più importanti ed urgenti problemi che vennero affrontati furono quello dell’approviggionamento idrico e l’illuminazione elettrica che mancava. Due opere che furono realizzate nel 1923 grazie alla progettazione dell’ing. Giuseppe Panvini.
Pietro Lisacchi