Enna. Per la terza volta i beni ATO al Tribunale del riesame
Enna-Cronaca - 09/12/2011
Enna. Il tribunale del riesame a gennaio e per la terza volta in poco più di un anno, sarà chiamato a pronunciarsi sulla richiesta della Procura della Repubblica di sequestro dei beni, immobili e titoli, per un ammontare di 8 milioni 915 mila euro che di proprietà dell’Ato rifiuti. La richiesta era stata avanzata dal procuratore Calogero Ferrotti nell’ambito di un’inchiesta in quanto si presumeva una presunta truffa ai danni della Regione nel richiedere soldi dal fondo di rotazione. L’udienza è prevista per mercoledì 11 gennaio di fronte al tribunale collegiale, presieduto da Elisabetta Mazza, dopo che per ben due volte la Cassazione ha rinviato gli atti a Enna annullando le ordinanze del Tribunale del Riesame. L’Ato Rifiuti viene assistito dall’avvocato Massimiliano La Malfa. Pochi giorni fa sono state depositate le motivazioni dell’ultima decisione della Cassazione. I giudici della Suprema Corte di Cassazione, per motivi tecnico-giuridici, l’ultimo dei quali sembra essere un cavillo, è legato al fatto che il Tribunale del Riesame, nominando un commissario giudiziale, non ha scritto quali dovevano essere i suoi “compiti e poteri”, la prima volta ha detto no al sequestro e la seconda al dissequestro. Conformandosi all’ultima decisione, teoricamente, ora il Tribunale del Riesame potrebbe ordinare un nuovo sequestro, indicando i poteri del commissario. La Procura o l’Ato, chiunque dei due dovesse “perdere” l’11 gennaio, si potrebbero ripercorrere lo stesso cammino, vale a dire ripresentando ricorso nuovamente in Cassazione. Intanto i beni, attualmente, sono scongelati. La vicenda parte da lontano e riguarda una presunta truffa da nove milioni. Per l’accusa, il vecchio Consiglio di Amministrazione dell’Ato, composto per lo più dalla deputazione nazionale regionale ennese avrebbe avuto accesso al fondo di rotazione e con i soldi arrivati veniva consentito ai componenti del consiglio di amministrazione di pagare i lavoratori ecologici e affrontare le spese di gestione, attraverso false comunicazioni societarie e falsi in bilancio, inviati alla Regione.