martedì , Ottobre 19 2021

La Resistenza celebrata a Piazza Armerina con l’omaggio a Salvatore Principato

ANPI e Comune di Piazza Armerina hanno ricordato, per il secondo anno, il martirio di Salvatore Principato ponendo una corona di fiori sotto la sua lapide in via Libertà. Maestro elementare, nato a Piazza Armerina il 29 aprile 1892, vi frequentò le scuole fino al conseguimento del diploma. Già sul finire del 1911 Salvatore fu coinvolto, ma assolto, in un processo per aver animato una protesta popolare contro il monopolio di una locale impresa di trasporti, terminata con l’incendio di alcune carrozze. Due anni dopo lasciò la Sicilia per Milano, spinto dal desiderio di incontrare i massimi rappresentanti del movimento ispirato da Filippo Turati e da Anna Kuliscioff. Attivo in “Giustizia e Libertà” con lo pseudonimo di Socrate, Principato fu in contatto con Carlo Rosselli, con Rodolfo Morandi, e fu tra gli artefici nell’aprile 1931 della fuga di Giuseppe Faravelli in Svizzera, dopo l’arresto del professore belga Léo Moulin. Arrestato il 19 marzo 1933, fu deferito al Tribunale Speciale di Roma, nell’ambito di un’operazione di polizia molto vasta che coinvolse i rami milanese e genovese del movimento. Nell’ottobre 1942 fu con l’amico Roberto Veratti tra i fondatori del M.U.P., Movimento di Unità Proletaria, in una riunione clandestina in casa di Ivan Matteo Lombardo, e negli anni della guerra divenne uno dei punti di riferimento del P.S.I.U.P., Partito Socialista di Unità Proletaria. Fece parte della 33ª brigata Matteotti, del secondo e del terzo comitato antifascista di Porta Venezia e del Comitato di Liberazione Nazionale della Scuola. A Milano, in via Cusani 10, con lo schermo di una piccola officina meccanica, la ditta F.I.A.M.M.A. (Fabbrica Insegne Arredi Mobili Metallo Affini), mascherava e gestiva lo smistamento di stampa socialista e antifascista. Qui, forse tradito dalla delazione di un giovane operaio, venne arrestato dalle S.S. l’8 luglio 1944. Imprigionato nel carcere di Monza, fu torturato dalla polizia nazi-fascista e, ai primi d’agosto, fu trasferito nel carcere milanese di San Vittore dove fu rinchiuso con Eraldo Soncini e Renzo Del Riccio, fucilati con lui in Piazzale Loreto il 10 agosto.


Antonella Santarelli