Enna. Francesco Terracina: “L’ultimo volo per Punta Raisi”
Enna-city - 15/05/2012
Enna. Un anno e mezzo di ricerche, tre per scrivere il libro. In “L’ultimo volo per Punta Raisi” (Stampa Alternativa), presentato alla Libreria Minerva affollata di pubblico, Francesco Terrracina – giornalista Ansa già collaboratore de L’Ora, Il Diario, Il Manifesto, L’Europeo – ricostruisce accuratamente, nella migliore tradizione del giornalismo d’inchiesta, la tragedia che provocò 115 morti, del DC 8 Alitalia AZ 112, schiantatosi contro la Montagna Longa di Punta Raisi la notte del 5 maggio 1972. E lo fa con quella passione civile, calda di umanità e nello stesso tempo asciutta, capace di tirare fuori dai fatti quella trama inquietante di misteri stragi e segreti, che allunga la sua ombra nefasta sugli ultimi quarant’anni della nostra storia.
Se fu sciagura, perchè tante bugie, depistaggi e omissioni? L’indagine fu chiusa con velocità sospetta, dopo solo 12 giorni. Senza seguito le testimonianze che videro l’aereo in fiamme prima dell’impatto. Nessuna acquisizione del tracciato radar. Nessuna spiegazione convincente del perchè il nastro della scatola nera fosse stato trovato spezzato senza che nulla lo segnalasse. Nessuna perizia sull’altimetro. E inoltre: nessuna autopsia (se non sui due piloti), nessuna verifica di tracce di esplosivo, nessun esame degli orologi che, bloccati sull’impatto avrebbero consentito di stabilire l’ora del disastro misurando il tempo e lo spazio percorso dall’ultima tranquilla comunicazione alla tragedia.
Come mai questo aereo comunica di trovarsi sulla verticale dell’aereoporto, pista 25 visibile, e dopo due minuti si schianta contro la montagna? Perchè il processo si incentra su un faro a terrra non funzionante, quando tutti ne confermano l’inutilità? E quando i responsabili degli apparati luminosi furono assolti, perchè tutta la colpa fu attribuita ai piloti morti, dipinti come degli irresponsabili talmente stravaganti da scambiare le luci dei paesi vicini per quelle dell’aeroporto. Eppure Roberto Bartoli, 41 anni, era uno dei migliori comandanti dell’Alitalia, atterrato 57 volte a Punta Raisi, mentre il copilota Bruno Dini, 37 anni, lo aveva fatto 36 volte. Con loro il motorista Gino Di Fiore, 28 anni, ingegnere, che non era obbligatorio avesse il brevetto di pilota, ma ce l’aveva ed erano dunque in tre.
Masssacrato, trasferito, confinato in un sottoscala, demolito nella sua credibilità, fatto passare per psicopatico, Giuseppe Peri, vicequestore di Trapani che investigando sui sequestri di persona, scopre il nesso tra terrorismo eversivo nero e mafia, e la strategia della tensione. Su quell’aereo – dice – c’era un magistrato scomodo, Ignazio Alcamo, 44 anni, che aveva firmato misure di prevenzione per Ninetta Bagarella, allora fidanzata di Totò Riina, e Francesco Vassallo, tra i protagonisti del sacco edilizio di Palermo. Un giudice antimafia da uccidere, lo stesso giorno in cui l’anno prima era stato ucciso Scaglione. Sopravvissuto a un sabotaggio della maccchina, Peri morì poi a 54 anni per presunto infarto, dopo un brindisi con i suoi colleghi. Nessuna autopsia.
Su quell’aereo c’era anche una giornalista scomoda, Angela Fais, 27 anni, che lavorava all’Ora e stava raccogliendo dati importanti intorno all’eversione nera. Era in contatto con un altro giovane collega, Giovanni Spampinato che a sua volta indagava sulla presenza a Ragusa di Stefano delle Chiaie e Vittorio Quintavalle e sui legami tra terrorismo di destra e mafia. Spampinato verrà ucciso nell’ottobre dello stesso anno.
Un rapporto, un’inchiesta storica, questa di Terracina, ricchissima di documenti, da cui emerge – tra rabbia, incredulità e dolore – un pezzo ingombrante di passato mai concluso, mai risolto. “La speranza – dice Terracina – è che questo lavoro, questo libro possa fornire l’occasione per una revisione del processo che ci conduca fuori da questo asfissiante sudario di silenzio”.
Cinzia Farina