Enna. Processo su morte operaio colpito dal braccio di una ruspa

Il 14 febbraio di 4 anni fa, Salvatore Rausa,44 anni, in un cantiere di campagna, veniva colpito dal braccio di una ruspa, finiva in un fosso, decedendo sul colpo. Il medico legale che ha effettuato l’autopsia, nominato dal Pm, ha concluso il suo esame dicendo che Rausa fu colpito una prima volta da un braccio meccanico, rovinando all’interno di un fosso, dove sarebbe stato travolto da una massa di terreno ed il decesso sarebbe avvenuto per il tentativo successivo di rianimarlo, solo che il manovratore della ruspa tentò di tirarlo fuori dal fosso con il braccio ma lo colpì nuovamente involontariamente. Gli imputati sono il titolare della ditta, Giuseppe L. di 51 anni, e il macchinista dell’escavatore Massimiliano C., 36 anni. I due sono difesi dall’avvocato Sinuhe Curcuraci. La parte civile, rappresentata dalla moglie e dalle tre figlie di Rausa, vengono assistite dall’avvocato Pietro Marino; mentre l’Inail è rappresentata dall’avvocato Giovanni Consolo. Citati come responsabili civili il legale responsabile di un’altra ditta e un’assicurazione, assistiti dagli avvocati Norberto Liggieri e Giuseppe Gioia. Ha deposto anche un ispettore del commissariato di Piazza Armerina, che ha effettuato i rilievi ed il consulente medico legale della parte civile, che ha anche depositato la perizia ed ha concluso condividendo la ricostruzione del consulente del Pm. La prossima udienza è in programma il 9 ottobre, saranno sentiti quattro testimoni della parte civile. Il processo si celebra di fronte al giudice monocratico Elisabetta Mazza. Gli imputati, interrogati hanno parlato di un terribile incidente, dunque un evento assolutamente accidentale, negando ogni addebito.