Richiesto più tempo per ricostruire i beni di Turi Seminara

Ricostruire la provenienza e l’entità dei beni di “zio Turi” Seminara, l’imprenditore agricolo di 64 anni di Mirabella Imbaccari, condannato perché ritenuto il responsabile provinciale della famiglia di Cosa Nostra non è una cosa molto facile. A questo compito erano stati incaricati un agronomo ed un ingegnere e per fare questo lavoro non sono bastati cinque mesi per completare la perizia tecnica d’ufficio. I due periti, nominati dal collegio penale, hanno chiesto un rinvio ai giudici per ultimare il lavoro di indagine che stanno compiendo. La ragione della richiesta di ulteriore tempo non è dato sapere, probabilmente ci sono stati intoppi di varia natura o se il calcolo dei beni effettivamente presenta dei problemi di notevole difficoltà facile. La richiesta è di un ulteriore mese di lavoro per avere un quadro reale della situazione dei beni mobili ed immobili di Turi Seminara . Si tratta di società, allevamenti di buoi e cavalli, appartamenti e fabbricati rurali tra Piazza Armerina e Mirabella Imbaccari per un valore che viene stimato dagli inquirenti intorno ai 10 milioni di euro , sequestrati dalla Dia di Caltanissetta e dai carabinieri del comando provinciale di Enna. Per l’accusa questi beni sarebbero il frutto di attività illecite specie nel campo delle estorsioni e andrebbero dunque confiscate. Il tribunale, presieduto da Elisabetta Mazza e composto dai giudici a latere Andrea Salvatore Romito e Calogero Commandatore, a fine marzo aveva accolto l’istanza del pm Roberto Condorelli e del legale di Seminara, l’avvocato Franco Azzolina, quindi era stata disposta un’integrazione della perizia iniziale, nominando un agronomo e un ingegnere, al fine di approfondire alcuni aspetti legati alla prima perizia che era stata fatta redigere dal tribunale. All’inizio un commercialista designato dai giudici aveva concluso la perizia che i beni di “zio Turi” sarebbero frutto del suo lavoro; oltre che dai contributi ricevuti dallo Stato e dall’Unione Europea come incentivi per le produzioni e per gli allevamenti. La prima perizia è stata contestata non solo dall’accusa ma anche dalla difesa, che non condivide alcune conclusioni peritali, riferite alle spese sostenute dal presunto boss. Il pm Condorelli chiede la confisca dei beni di Seminara, mentre l’avvocato Azzolina è fiducioso che sarà dimostrata l’assoluta provenienza lecita dei beni”, specie dopo la riduzione in appello della condanna per il presunto boss per cui chiede il dissequestro definitivo dei beni.