Enna. Incontro tra Sindaci su patto di stabilità
Enna-Provincia - 09/11/2012
Collaborazione a tutto campo dei sindaci della provincia di Enna per affrontare la grave situazione economica e sociale che sta attraversando il paese ed in maniera particolare la Sicilia, che oggi registra 800.000 siciliani che continuano a vivere in condizioni di indigenza. I continui tagli dei trasferimenti regionali e nazionali e il famigerato Patto di Stabilità, impedisce ai Comuni di potere elargire i servizi, anche quelli essenziali, e vieta, di fatto, la spesa per investimenti anche quando l’Ente locale è nelle condizioni di potere procedere con interventi nel settore dei lavori pubblici, avendone la disponibilità. Dopo il varo della petizione, firmata da tutti i sindaci della provincia di Enna per ottenere una modifica ai vincoli del patto di stabilità per gli anni 2012 e 2014, martedì scorso si sono riuniti quindici primi cittadini dei comuni della provincia. E’ stato, quindi, costituito una sorta di tavolo tecnico-finanziario permanente che si riunirà con scadenza quindicinale per affrontare gli argomenti comuni e fare fronte unico a difesa delle comunità amministrate. Tra gli argomenti posti in primo piano, la questione della raccolta dei rifiuti, il taglio dei costi di gestione, il patto di stabilità, la questione del precariato negli Enti locali e il taglio dei trasferimenti. Nel documento sottoscritto si fa presente lo stato di difficoltà in cui comuni impossibilitati a concretizzare i programmi già varati in favore della cittadinanza. Si fa presente, nel documento, che le conseguenze sono evidenti nella diminuzione delle percentuali di ribasso applicate nella gare dei lavori pubblici per recuperare gli interessi dei ritardati pagamenti. Praticamente lo stesso lavoro costa di più per l’ente pubblico rispetto al privato. Inoltre, il ritardo dei pagamenti incrina la solidità delle imprese sane del Paese, costrette a ricorrere a prestiti bancari sempre più difficili da ottenere, consegnando gli imprenditori nelle mani di pseudo-finanziarie o usurai, e quindi nelle mani della criminalità organizzata. Tutto questo allarga la distanza tra Istituzioni e cittadini, avvicinando questi ultimi verso “soccorritori” finanziari e imprese poco sane. Un’impresa controllata dalle mafie ha il solo problema di riciclare denaro proveniente da attività illecite e criminali è nelle condizioni di aspettare i tempi di pagamento che lo Stato impone, mentre le imprese sane rischiano il tracollo finanziario per ogni ritardata liquidazione di lavori eseguiti con fondi anticipati da istituti bancari ad alti tassi di interesse.La chiusura di aziende ed imprese sane, che hanno avuto l’ardire di partecipare ad un appalto pubblico e di eseguire i lavori a regola d’arte, è diventata purtroppo una costante, come il conseguente licenziamento di maestranze e dipendenti che vanno ad arricchire l’esercito dei disoccupati, diventando facili elemento di reclutamento della malavita organizzata, che gode del privilegio di un mercato viziato. Non vanno certamente meglio le attività commerciali ed artigianali. L’aumento di disoccupati, e l’aumento dei prezzi dei beni sono una facile conseguenza. Tutto questo comporta un circolo vizioso, soprattutto nelle zone ad alto rischio di criminalità mafiosa, oggi sempre più estese nella geografia italiana, dove viene favorito il mercato per imprese prestanome, a danno di imprese sane che, con le regole del Patto, hanno perso uno degli elementi necessari alla libera concorrenza nel mercato. Per evitare ulteriori disagi in un territorio martoriato e fortemente penalizzato da un elevato tasso di disoccupazione si chiede al Governo la modifica del patto di stabilità che vada nella direzione di:consentire ai Comuni di completare le opere avviate e di poter pagare le proprie obbligazioni nei confronti delle imprese a cui l’ente locale ha commissionato i lavori; tenere fuori dal patto di stabilità gli investimenti che riguardano la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio, degli edifici pubblici e dell’edilizia scolastica, la produzione di energia alternativa, la riqualificazione e il potenziamento del patrimonio immobiliare con particolare riferimento all’edilizia residenziale e popolare.;sostenere politiche di crescita del territorio e di tutela degli interessi dei cittadini, come previsto dalla nostra Costituzione, nonché di azioni a tutela della legalità e di contrasto alla criminalità.