giovedì , Gennaio 28 2021

L’antica Assoros nel nuovo numero della rivista Kalós – arte in Sicilia

Diodoro Siculo cita sovente nelle sue opere l’antica Assoros, da cui proviene il nome odierno di Assoro. Nel territorio dell’antica città si trovano ancora resti della vicina necropoli. Sempre in quell’area, negli anni Cinquanta del secolo scorso, fu trovato un tesoretto di monete d’argento del VI e V secolo d.C. che si conserva nel Museo “Paolo Orsi” di Siracusa. Ad Enna, invece, si trovano alcuni arredi tombali; in epoca romana furono anche coniate monete d’argento con la legenda Assoron (210 a.C.).
Nelle sue Verrine, Cicerone ricorda un santuario situato sulla strada che da Assoro conduce ad Enna. E il ricordo di Verre, celebre trafugatore di beni, cade proprio a taglio per ricordare la storia di Assoro, che è una storia di ruberie ad opera di Verre, governatore della Sicilia. Ci fu un famoso processo provocato da Cicerone, che venne appositamente nell’Isola per sostenere la difesa contro Verre a sostegno dei Siciliani, allora, come sovente accade, derubati.
Per restare all’antichissima e nobile Assoro, centro dell’Ennese a 850 metri sul livello del mare, oggi possiamo consolarci con il ritorno alla luce della sua splendida chiesa madre, la basilica di San Leone, d’origine normanna, i cui lavori di restauro condotti dalla Soprintendenza di Enna si sono conclusi da qualche mese. Rivelando, dal buio del degrado in cui era rimasta sommersa, uno scrigno straordinario di opere d’arte. Sorprende soprattutto la sua struttura architettonica di affascinante spazialità, che ha conservato i più bei segni della sua trasformazione nel corso dei secoli, dal Medioevo al Settecento tardo barocco, summa di stili e poetiche che, giunti da culture artistiche internazionali, sono stati accolti, filtrati e reinterpretati dall’ambiente locale.
Una bella notizia per i nostri beni culturali, spesso disastrati o trascurati. Talmente bella che – nella linea editoriale che caratterizza “Kalós” – ci ha indotto a dedicare ben quattordici pagine al monumento ritrovato. Ma anche un motivo in più per spingere visitatori, turisti e amanti delle nostre bellezze a riscoprire una cittadina ingiustamente trascurata dagli itinerari d’arte.
Così come un’altra buona notizia ci viene dal complesso di Maredolce, a Palermo, regio solatio e giardino di delizia in epoca normanna, poi violentato nel corso del tempo, e da qualche tempo tornato al centro dell’interesse per una sua definitiva valorizzazione. E ciò grazie alla sinergia fra Università di Palermo, Soprintendenza, studiosi, ambientalisti, associazioni culturali e – non ultimi – gli abitanti del quartiere Brancaccio, dove ricade il monumento. Un bel segnale. Occorre, comunque, non fermarsi lungo il lavoro fin qui svolto, che ha dato finora, oltre al restauro del palazzo, una certezza, quella delle sue origini arabe (grazie agli ultimi ritrovamenti archeologici), e una proposta, quella di trasformarlo in un grande parco.
E con una punta d’orgoglio troviamo la presenza di Palermo alla 9ª Biennale d’arte contemporanea di Shanghai, invitata fra altre trenta città del mondo. Al di là dei criteri con cui sono stati scelti gli artisti (sempre opinabili, come ogni scelta), resta il fatto che, nonostante tutti i suoi bubboni, la città venga riconosciuta per le sue grandi potenzialità, per la sua particolarissima complessità e le sue infinite contraddizioni, per il suo glorioso passato ed il suo vitale presente.
E a proposito del suo passato, in questo numero vi proponiamo anche un excursus nella Palermo a cavallo tra Settecento e Ottocento, quando un’aristocrazia colta e intraprendente diede vita ad alcune innovative iniziative nel campo agricolo e industriale, che seppero coniugare imprenditorialità, modernità ed interessi collettivi. (Da cui dovrebbe prendere esempio la classe dirigente d’oggi.)
Ma accanto alle buone nuove, “Kalós” denuncia anche vecchi problemi che affliggono i nostri beni culturali, dai musei ai siti archeologici: mancanza di finanziamenti e sprechi, disorganizzazione ed incapacità di programmazione, scarsa accoglienza turistica e degrado. Una nostra piccola inchiesta vi farà toccare con mano alcuni clamorosi paradossi, fra i quali una “chicca”: quella di un faraonico progetto di catalogazione informatica dei nostri beni, miseramente fallito nel silenzio. Al neo-presidente della Regione il compito di risollevare le sorti di quella che potrebbe (dovrebbe) essere la risorsa più fruttuosa per la Sicilia.

a.s.
g.v.