Enna spunti riflessioni su continuità caos viario

INCANALIAMOCI MEGLIO!

Le strade, le vie le piazze sono come il nostro cervello. Devono funzionare bene per evitare di impazzire.

Il quadrilatero di Enna Bassa comunemente inteso “il quadrivio” è stato oggetto di lavori le cui finalità non riusciamo a comprendere o forse perché impreparati o forse perché soluzioni così tecnicamente valide non trovano similitudini in altri contesti urbani o forse perché non riusciamo a trovare la corretta motivazione. Dobbiamo pur darci qualche colpa se per i nostri limiti non riusciamo a percepire soluzioni avveniristiche e risolutive.
Ma no! Ci stiamo sbagliando.
Alla prima avvisaglia di proteste, malumori e raccolte di firme qualcuno, sollevandosi dal torpore quotidiano, ci dirà che è soltanto una soluzione temporanea e sperimentale: solo con questa motivazione possiamo dare una giustificazione momentanea a tanto inutile lavoro. Si perché speravamo, almeno questa volta, che la pedonalità dei cittadini di Enna bassa potesse avere riconosciuto il loro giusto diritto ad una mobilità sicura e libera. Invece no. Dopo tanta fatica emerge ai nostri occhi un ristretto filo di marciapiede che non consente nemmeno a due persone “ad ombrello aperto” di transitarlo figuriamoci se dovessimo occuparci del cittadino disabile. In questa città non ha diritto d’esistere.
Tempo fa, quando abbiamo assistito a soluzioni effimere e tecnicamente deboli, occupandoci delle rotatorie, dei sensi di marcia, dei parcheggi creati attorno al Viale Diaz, dicemmo che questa città, se vuole assumere tale rango, deve affrontare globalmente e in maniera tecnicamente appropriata e significativa il problema della mobilità ed accessibilità. Auspicavamo allora il ritorno al passato non perché ci piacciono i medievalismi ma perché ritenevamo quelle soluzioni inappropriate e inidonee a risolvere i problemi che Enna oramai vive, senza prospettiva di soluzione da molti anni.
Se è stato ripristinato tutto a com’era prima, auspicavamo, nello stesso tempo, che con una coralità di sforzi ed intendimenti, sia l’Amministrazione che il Consiglio comunale, potessero finalmente dotare questa città degli scenari di riferimento per qualsiasi politica urbanistica sostenibile incentrata al risparmio del suolo ed alla riqualificazione e rivitalizzazione del centro storico. A cominciare fra tutti di quel fondamentale atto che è il P.R.G. ed in successione un buon piano della mobilità urbana. Niente di tutto ciò. Conviene far continuare il silenzio della sfera pubblica mentre il sottobosco politico prospera di disegni e prossime cementificazioni anche della parte di città di cui ci stiamo occupando. Conviene a tutti continuare nel favoritismo delle singole lottizzazioni invece di occuparsi del quadro generale di riferimento che diventando pubblico e bene comune sarebbe un ostacolo ai rovinosi trasformisti del territorio.
Come non amiamo il medievalismo culturale e politico in cui ristagna questa città non ci piace nemmeno il bizantinismo e la complicazione tecnica frutto di approssimazione e superficialità.
Ecco perché anche questa volta la soluzione pensata per “il quadrivio” di Enna bassa è una soluzione puntuale e superficialmente affrontata senza alcuno studio di base sui flussi di traffico, le intensità e le tipologie.
Se la tecnica della progettazione delle infrastrutture stradali ci dice che in un incrocio a quattro rami, privo di regolamentazione semaforica, i punti di conflitto sono trentadue (diversamente articolati tra punti di convergenza, divergenza ed intersezione stradali) – ma ricordiamoci che l’incrocio di Sant’Anna era regolamentato – adesso che abbiamo moltiplicati i nodi, nel raggio di appena cento metri, (quadrivio – intersezione tra la Pergusina ed il rifornimento di benzina – doppia intersezione tra la Via Raffaello Sanzio e la strada extraurbana per la Baronessa – tra quest’ultima e il Viale (solo di nome) Unità d’Italia- tra il Viale Unità d’Italia e la doppia forchetta che adesso congiunge, in accentuata pendenza, la Via Pergusa) i punti di conflitto si sono triplicati.
Con buona pace della tecnica e della sicurezza!
Quest’enigmatica soluzione (in un contesto pieno di funzioni urbane contraddittorie tra di loro) priva di qualsiasi riferimento ad atti di pianificazione generale e settoriale, non fa altro che innescare ulteriori elementi di conflitto e invece di rendere fluido e sicuro il traffico che ha in quell’ambito il livello urbano, territoriale e regionale, rappresenterà un aumento del tasso di incidentalità e rende cervellotico e caotico l’assetto viabilistico con ulteriori incrementi dell’inquinamento e del rumore urbano dal momento che, adesso, l’attraversamento taglia il quartiere che è stato interessato da questa approssimativa soluzione.
Ancora una volta diciamo che questa città deve essere restituita ai cittadini, che devono – però – reclamare il loro diritto di cittadinanza, e alle migliori energie tecniche e professionali ed evitare che anche Enna possa rappresentare l’appropriazione indebita di gruppi di potere autoreferenziali ed arroganti. Con buona pace di una Consiglio comunale sornione di parenti ed amici.

Ippodamo da Mileto