Nicosia. Discarica Canalotto chiusa dal 2006 è una “bomba ecologica”, diversi indagati
Enna-Cronaca - 09/06/2013
Nicosia. Nessun intervento di messa in sicurezza sulla discarica Canalotto chiusa dal 2006. Sono queste le conclusioni alle quali è giunta l’inchiesta del procuratore capo Fabio Scavone sul sito di raccolta degli Rsu voluto strenuamente dall’ex sindaco Piergiacomo La Via, attivata dall’ex sindaco Pino Castrogiovanni, affidato in custodia giudiziaria, perché nel frattempo sequestrata, prima a Castrogiovanni e poi all’ex sindaco Antonello Catania, infine ritornata nella disponibilità del Comune che ne è proprietario. L’inchiesta sui rischi di inquinamento provocato dal sito era partita a metà dicembre del 2011, quando il capo della procura nicosiana aveva aperto un fascicolo per accertare se durante il periodo di sequestro e successivamente a questo, l’area era stata oggetto di interventi, sicuramente necessari perché il provvedimento era scattato per un anomalo accumulo di percolato. In sostanza la procura ha voluto inizialmente accertare se Canalotto era rimasto nelle condizioni che avevano portato ai sigilli. Adesso il perito avrebbe accertato che dal 2006 ad oggi nulla è stato fatto per impedire che la discarica diventasse quella bomba ecologica che si temeva. L’indagine estremamente complessa perché è risalita indietro nel tempo per quasi 7 anni, è adesso prossima all’avviso di conclusione delle indagini.
Ci sono diversi indagati che a vario titolo avrebbero responsabilità omissive, non avendo provveduto a garantire la salute dei cittadini e l’ambiente, con gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza che erano indispensabili. Inoltre dall’inchiesta sarebbe anche emerso che in realtà la discarica era satura già nell’ottobre 2006, quando venne sequestrata e che i rifiuti sarebbero stati conferiti anche oltre la capienza della vasca per la quale era previsto l’ampliamento, dal momento che l’apertura era stata autorizzata dalla prefettura per consentire in primo luogo lo smaltimento della spazzatura accumulata nella vicina discarica provvisoria, anche questa chiusa tempo prima perché sequestrata a causa di una situazione di totale degrado. Malgrado la zona fosse soggetta a movimenti franosi si decise di realizzare la nuova discarica a poche centinaia di metri, su un’area dove si troverebbe anche una sorgente della quale nessuno in sede di sopralluoghi e autorizzazioni tenne conto. L’inchiesta della procura riguarda comunque solo l’aspetto delle responsabilità per i mancati interventi di messa in sicurezza. Gli indagati avrebbero omesso di disporre lavori indispensabili.