martedì , Gennaio 19 2021

Cerami (EN)

Cerami-panoramaCerami è unico comune della provincia ennese che ricade nel Parco dei Nebrodi, gode di un clima mite ed un paesaggio suggestivo che rendono gradevole il soggiorno.

È Comune di origine antichissima; come dimostrano i ruderi di edifici siculi, le urne cinerarie, gli oboli improntati dell’effige di Nettuno e di Giano, i simulacri di Cibele e le monete degli imperatori e dei re di Siracusa.

Nella parte alta della città si trova la Chiesa Madre, risalente al XVI sec. ed ampiamente rimaneg­giata nel 1925 anche nella facciata. Dal sagrato della chiesa di San Sebastiano si può ammirare tutto il paese che digrada lentamente verso la vallata.

In posizione dominante i ruderi del castello. La chiesa di San Benedetto conserva una scultura del Gagini ed una tela di Velasquez. Nei pressi di Cerami, oltre Portella dell’Obolo (1503 m. s.l.m.) si raggiunge l’area attrezzata di Sorgente Nocita, gestita dall’Azienda Foreste Demaniali.

 

Cerami, è situato sul versante meridionale dei Nebrodi, immerso nel verde incontaminato, a poco più di 1000 m s.l.m. Nella Chiesa di S.Benedetto si possono ammirare una scultura del Gagini e una tela del Velasquez. Sul monte che domina le sottostanti case è stata ritrovata un’antica necropoli. L’immagine di un leone scolpito sulla roccia fa da guardiano all’abitato sottostante. Da Portella dell’Obolo (1503 m) si raggiunge la sorgente Nocita, un’area attrezzata e gestita dall’Azienda Forestale, ci si immerge nel verde dei boschi, dove godere rilassanti giornate. Speciali tramonti si possono ammirare dall’immensa mole rocciosa e dai boschi delle Caronie, il patrimonio boschivo, ricco ed esteso, conta una moltitudine di querce, castagni e agrifogli. In queste aree trovano il loro abitat il coniglio selvatico, il falco pellegrino, la pernice e la poiana. La “Gemma tra i monti”, come è stato definito Cerami, è l’unico centro dell’ennese compreso nel “Parco naturale regionale dei Nebrodi”. Un centro rurale, che non ha cambiato la sua economia agricola, causata, anche, della lontananza delle vie di grande comunicazione e dagli itinerari turistici. Il paesaggio è spesso sferzato, in inverno, dal vento di tramontana; la neve regolarmente lo imbianca. La popolazione, oggi, è ridotta a circa 3000 abitanti. Diverse le sorgive che contribuiscono ad alimentare il fiume Cerami, che dopo essere confluite con le acque del Salso, vengono versate nell’invaso artificiale del Lago di Pozzillo, in territorio di Regalbuto. Ben cinque mulini ad acqua erano funzionanti. L’ultimo, il “Mulino Grande” è stato in piena attività fino agli sessanta. La fiera del bestiame si svolge annualmente il 25 agosto. La Settimana Santa è caratterizzata da tradizionali canti. Il più noto:’Popule Meus’, rievoca la passione di Gesù Cristo. In contrada Raffo si possono ammirare i resti della necropoli greca, in località Raghali ruderi di epoca bizantina. Per raggiungere il ponte Vecchio, sul fiume Cerami, percorrere la SS.120 direzione Nicosia, al bivio a sinistra direzione Gagliano. Scendere costeggiando il letto del fiume fino al moderno ponte in cemento.

Calendario delle principali feste religiose Festa dell’Incontro il 26 maggio. S.Antonio Abate, si celebra l’ultima domenica di luglio, il sabato precedente si svolge una sfilata di cavalli. Madonna del Carmelo, seconda domenica di agosto. S.Sebastiano, il 28 agosto la processione del Santo con una pesante “vara” da cui pendono colorati cordoni trattenuti dai fedeli. Il 27 cavalcata con gli animali riccamente bardati. Madonna della Lavina, 7 e 8 settembre, processione per le vie del paese.

I prodotti maccheroni caserecci al sugo; asparagi; formaggi; ricotta; salami e salsiccia; pepe; cerali, uva, olive; bovini e ovini.

I prodotti tipici Polenta ceramese (farina di rumaneddi) ‘cavatieddi atturrati’ (biscotti ricoperti di mandorle)

The ancient sculptured image of a lion on the rock which guards the houses below, welcomes visitors arriving at Cerami via the main 120 road from Troina. A series of small roads, unchanged for centuries, seem to have been deliberately designed to take you directly to the church of San Sebastiano, from the parvis of which you see the town slowly exetending downwards and the countryside expanding over the horizon. From there, go up through the narrow streets of the old town centre, till you reach the main church dedicated to St. Ambrogio, situated on the highest point of the town. The prospectus of the recent construction (1925) conceals the 16th century construction, already restored in the 18th century. A little farther on you reach the castle, or rather what remains of it. Among the works of art on display are, a sculpture of Gagini and a painting of Velasquez kept in the beautiful church of San Benedetto. Cerami is the only district in the province of Enna which lies in the conservation area of the Nebrodi Park. On entering the Park, drive along the provincial road, or on foot, along the paths which lead into the woods, and you will find yourself in an inconceivable environment in Sicily. From Partella dell’Obolo (1503m above sea level) you can reach the stream of Nocita, a well equipped area run by the State Foresty Commission, where the green woods and fresh water are a relaxing break during the summer months. It has been built by the Count Ruggero in the highest part of the town. There existed an inaccessible fortress dug in the sandstone. Widened by the several landlords that possessed it, this Castle is an effective example of Sicilian architecture of castles which is able to create an harmonic union between the part dug in the rock and the built part. This fortification till today constitutes one of the most interesting example of the Medieval Sicilian architecture of castle, characterized by the use of the natural irregularities as many architectural elements.

Cerami (EN) – video

Cerami dal greco cheramos, che al plurale fa cheramoi ossia antro o cavità nella roccia, ha origine remote risalenti ai Sicani del XIII secolo a.c. ed ai Siculi tra il XII e il IX a.c..Nel VII secolo a.c. si riscontra la presenza dei Greci, subendo nel IV e III secolo a.c. la civiltà ellenistico-romana. I Bizantini nel VI secolo d.c., sembra abbiano fondato Bizantina, la mitica città di Mersi. Tra il IX e X secolo d.c. gli Arabi, allontanando i Bizantini, si stanziarono, fra l’altro a Garàmi, costruendovi al monte Parco un castello che dominava l’intera vallata.

Diversi furono i villaggi realizzati all’epoca, fra i quali Rahai e un monastero in contrada Gargia. Nell’XI secolo giungono i Normanni. Ruggero, figlio di Tancredi, nella battaglia contro gli Arabi, costituì un presidio a Cerami nominando capo il nipote Serlone, protagonista della famosa battaglia di Cerami contro i musulmani. Dalla stirpe di Ruggero la Contea di Cerami passò alla famiglia lombarda degli Aleramici, poi ai Ventimiglia e ai Rosso.

Cerami-ponte-vecchioCon gli Svevi il feudo passò agli Antiochia e successivamente agli Angioini e quindi agli Aragonesi. Particolarmente interessante si rilevò la dominazione Spagnola, sotto la quale iniziarono la costruzione delle chiese di Sant’Antonio e dell’Annunziata, oggi Carmine.

Con i Savoia il paese fu amministrato dal principe Domenico Camoli-Polizzi-Rosso e successivamente fino al 1780 dal principe Giovanni Rosso Paterno Castello. Con i Borboni, continuò la Cerami feudale, governata da Baroni e Principi, sino all’Unità d’Italia, quando si instaurano i primi consessi pubblici locali che si susseguono nei decenni successivi, subendo le vicende delle due guerre, della miseria, della disoccupazione, dell’emigrazione, sino ai nostri giorni. Cerami, è anche sito di importanti testimonianze archeologiche, rinvenute negli scavi effettuati nei decenni passati, soprattutto in contrada Rahai, dove sono stati rinvenuti, materiale ceramico, ansetti insellati, corni fittili, vasi di argilla acroma, una statuetta di Demetra o Cerere, dea che ha insegnato la coltivazione del grano.

Tant’è che si tramanda il rituale di mangiare la “cuccia”, ossia grano bollito durante la festa di Santa Lucia. Inoltre, sono state portate alla luce statuette, maschere teatrali di età ellenistica, documenti di culto del dio Dionisio, il dio del vino, da qui il culto di bere vino nelle “bippite” durante le processioni dei Santi, o usato cotto come ingrediente nei biscotti “cavatelli” e negli “gnucchittì”, conditi con mandorle tostate e tritate, zucchero e cannella. Tutti questi reperti, si trovano oggi nel museo dei Paterno Castello principe di Discari a Catania, ad Enna nel museo Alessi e a Siracusa al museo Paolo Orsi.