venerdì , Settembre 17 2021

In visita ad Aidone, gli itinerari

Aidone-CastellaccioNon si hanno notizie certe sulla nascita di Aidone. La tradizione vuole che nell’862 sia stata conquistata dagli Arabi e all’arabo si fa risalire l’etimologia dello stesso nome Aidone, che in quella lingua suonerebbe “fonte d’acqua”. Agli Arabi si attribuisce l’introduzione, nella contrada Baccarato, dell’allevamento del baco da seta e la costruzione del Castello e di alcune moschee, trasformate poi in chiese cristiane.

I Normanni. La storia più antica potrebbe essere conosciuta solo con scavi archeologici sistematici, quella, invece, ben documentata ha inizio con la conquista normanna della Sicilia nel 1061, quando Ruggero d’Altavilla vi condusse una colonia formata in gran parte da gente proveniente dall’Italia Settentrionale, l’antica Lombardia, come testimonia la presenza del singolare dialetto, che gli studiosi antichi chiamarono ‘lombardo-siculo’ e i moderni ‘gallo-italico’. All’epoca medievale risale il definitivo assetto urbanistico di Aidone con il centro situato nell’odierna piazza Umberto, da cui si dipartono a raggiera le principali strade cittadine.

I Normanni fortificarono il Castello, costruito in posizione strategica a controllo delle maggiori vie di comunicazione della Sicilia centrale, permisero agli Aidonesi di edificare un tempio in onore del loro compaesano Papa Leone II (682), nell’anno in cui fu proclamato santo (1090), e costruirono la chiesa di Santa Maria Lo Plano (1134), poi La Cava, nel luogo occupato, secondo la tradizione, dal cimitero saraceno.

Da questo momento le vicende di Aidone si confondono in quelle della storia siciliana; singolari aneddoti, monumenti e toponimi continuano a testimoniare la presenza nella nostra cittadina di tutti i conquistatori succedutisi sul suolo siciliano: Svevi (1194-1267), Angioini (1267-1282), Aragonesi (1282-1412), Castigliani (1412-1516), Austriaci (1516-1700), Borboni (1700-1860).

Durante la dominazione aragonese Aidone venne data in qualità di feudo a Manfredi Chiaramonte. Il potere passò nel 1296 al conte Enrico Rosso e nel 1373 a Bartolomeo Gioieni, la cui famiglia mantenne la feudalità fino al 1812.

aidone-panorama-1950Il Cinquecento e il Seicento, nell’ambito della ricristianizzazione dell’isola, seguita alla Controriforma, videro l’arrivo di vari ordini monastici. Carmelitani, Domenicani, Cappuccini, Minori Conventuali, Paolotti, Domenicane arricchirono il paese di conventi e chiese e segnarono la nascita di numerose confraternite, nonché di riti e di feste religiose che si protraggono ancora ai nostri giorni.

Il Risorgimento. Aidone partecipò attivamente ai moti risorgimentali del 1848 con una compagnia della guardia nazionale, e un aidonese, Filippo Cordova la rappresentò al Parlamento Siciliano; con la liberazione e l’annessione al Regno d’Italia, Aidone diede al nuovo Stato il suo contributo di uomini eminenti tra cui lo stesso Filippo Cordova che, eletto deputato al primo Parlamento, fu nominato da Cavour nel 1861 Ministro dell’Agricoltura, dell’Industria e del Commercio e nel 1862 Consigliere di Stato, e che, fino alla sua morte, avvenuta nel 1868, ricoprì incarichi prestigiosi.

Oltre a visitare la zona archeologica di Morgantina e il suo Museo, è senz’altro consigliabile una visita al centro storico e alle sue chiese, Aidone infatti conta un numero di chiese impressionante, se rapportato alla popolazione che non ha mai superato i diecimila abitanti. Per una visita sistematica sono consigliabili i seguenti itinerari da percorrere a piedi, tutti prendono le mosse dalla piazza Umberto o del Municipio: 1° da via Roma, 2° dalla discesa di via d. Minolfi, 3° dal corso Vittorio Emanuele e la Villa Comunale.

Itinerario n° 1: via Roma e via Erbitea

Aidone_piantaPiazza Umberto: è il centro nevralgico del tessuto urbano medievale, da cui si dipartivano tutte le strade principali, un piccolo gioiello su cui si affacciano il Municipio, una rigorosa costruzione risalente alla fine del ‘700, e la Chiesa di S. Leone, eretta nel 1090 utilizzando per la costruzione anche conci megalitici provenienti dalle rovine di Morgantina. La chiesa fu dedicata a papa Leone II, nell’anno della sua proclamazione a santo. Secondo la tradizione egli aveva origini aidonesi ed era stato cresciuto ed educato nel convento dei Benedettini che sorgeva sul colle di Cittadella. L’antico tempio fu distrutto dal terremoto del 1693, la ricostruzione risente del gusto barocco, che caratterizzò in Sicilia le ricostruzioni del dopo terremoto.

La Via Roma era caratterizzata, nel suo primo tratto, dalle case dei signorotti locali; a raccontarcene i fasti rimangono oggi solo i bei portali. Essa, allargandosi nella bella piazza Dante, culmina scenograficamente nella magnifica ed imponente facciata di aidone_san_domenicoSan Domenico, dalla singolare decorazione in bugnato a punta di diamante. La chiesa fu costruita a partire dal 1419 dal beato Vincenzo da Pistoia. ll motivo a punta di diamante fa pensare alla seconda metà del Quattrocento, quando lo stile ‘plateresco’ si diffuse dalla Catalogna anche in Sicilia e nell’Italia meridionale. Questo motivo decorativo rappresenta un unicum in un edificio religioso, gli altri esempi conosciuti, infatti, appartengono tutti all’architettura civile.

La chiesa subì molti danni per il terremoto del 1693, la data del 1741 impressa sul portale si riferisce certamente ai lavori di consolidamento; a questi restauri appartengono anche i cantonali del prospetto, in blocchi regolari di arenaria locale incisi con un motivo decorativo a chiocciola, nonché l’elegante portale barocco.

La Chiesa Madre o di S. Lorenzo sorge in fondo alla via Roma. La chiesa, nei pressi del Castello, è probabilmente la più antica di Aidone, ma la forma attuale risale alla ricostruzione settecentesca, dopo il terremoto del 1693. La facciata fu ricostruita utilizzando il materiale antico. Fu recuperato il bel portale gotico ma non l’antica iscrizione i cui frammenti sono sparsi per tutta la facciata.

Il Castellaccio – Proseguendo, da dove la via Roma si restringe nella via Castello, si giunge davanti ai ruderi del Castello medievale, costruito in cima ad un colle inespugnabile dal quale si controllano, quasi a 360° , le pendici meridionali dell’Etna, la piana di Catania, il versante orientale dei Monti Erei, la valle del Gornalunga, il sistema collinare di Morgantina, il Castello dei Pietratagliata. Le rovine sono poco leggibili ma la vista gode di un panorama impareggiabile. Secondo la tradizione il castello era una fortificazione araba, secondo gli studiosi risale invece all’epoca normanna.

La via Erbitea come un lungo serpentone, dalla piazza Umberto si snoda ripidamente attraverso tutto il quartiere di S. Giacomo e più giù fino alle due chiesette appaiate, la Madonna delle Grazie e Sant’Antonio, e poi prosegue quasi direttamente fino alle rovine di Herbita, ovvero di quella che per secoli fu ritenuta Herbita e che solo negli anni cinquanta è stata identificata come Morgantina. Il quartiere di San Giacomo, abbarbicato al monte e ai piedi del Castello, oggi è in parte abbandonato, è certamente il più antico ed era caratterizzato dalle case basse dei contadini e da un dedalo di viuzze, nonché dalla presenza di numerose chiese inserite nel fitto tessuto urbano.

Chiesa di Maria SS. Delle Grazie – La chiesa deve la sua nascita al leggendario ritrovamento nel 1618 della sacra immagine della Madonna, che allatta il Bambino, dipinta su lastra di pietra. In seguito al ritrovamento fu costruita probabilmente una cappella, la chiesa attuale risale al Settecento. Sull’altare laterale è un pregevole dipinto secentesco che raffigura il corteo delle Sante Vergini siciliane (datato 1642).

La chiesa di Sant’Antonio Abate è posta all’ingresso orientale del paese e costituisce uno dei suoi monumenti più suggestivi e ricchi di storia. La tradizione l’ ha sempre ritenuta una piccola moschea trasformata in chiesa cristiana dai Normanni, lo testimonierebbe il bel portale a sesto acuto nella parete di mezzogiorno, oggi murato, e le piccole feritoie ai suoi lati. Gli ultimi restauri hanno portato alla luce un affresco, datato 1581, che illustra, con un tecnica oserei dire fumettistica, le tentazioni di Sant’Antonio. L’icona centrale, che raffigura il Santo, nei modi tradizionali del vecchio con una lunga barba e il porcellino ai piedi, è contornata, in ciascuno dei due lati, da quattro riquadri; a sinistra sono rappresentati episodi della vita del santo, a destra le tentazioni del diavolo; ogni riquadro è illustrato da didascalie in siciliano.

Itinerario n°2: Piazza Cordova, Chiesa di Sant’Anna

Via Domenico Minolfi Ritornati in Piazza Umberto si prenda questa volta per la breve e ripida discesa a destra del Municipio, la via D. Minolfi . La strada sfocia in Piazza Cordova, “U chian”, ‘Il piano’, sede privilegiata delle infinite passeggiate e delle chiacchiere di pensionati, disoccupati, e delle ore di riposo dal lavoro.

Sulla piazza si affaccia maestosa la Torre Adelasia . La torre, oggi campanile dell’annessa chiesa di S. Maria La Cava, era in origine una delle torri di difesa. Dell’impianto originario, di epoca normanna, conserva il piano inferiore dall’alto portale ogivale e, all’interno, la magnifica volta a crociera. Nei secoli ha subito molti rimaneggiamenti e sovrapposizioni ben testimoniati dai diversi stili.

La chiesa di S. Maria La Cava ha origini antichissime. Con il nome di S. Maria Lo Plano, fu fondata nel XII sec. da Adelasia, nipote del conte Ruggero d’Altavilla Dell’impianto medievale conserva solo l’abside e la torre di cui abbiamo parlato. Allo stesso modo anche la chiesa ha subito numerosi restauri e rimaneggiamenti, L’attuale facciata, incompleta, frutto di un ambizioso progetto tardo secentesco per una chiesa a tre navate, presenta il meglio dell’arte barocca, nel rispetto di quella compostezza e classicità di linee che sono una costante dell’architettura aidonese.

Il portone in bronzo della facciata, rappresenta episodi della vita di S. Filippo Apostolo, il Nero , cosiddetto per le singolari sembianze nere, date dall’ebano in cui è scolpita la statua che risulta di epoca e stile incerti. Il simulacro del santo miracoloso, custodito in una cappella riccamente decorata di stucchi, è oggetto di grande venerazione e il 1° maggio convengono in Aidone, per celebrarlo, decine di migliaia di pellegrini provenienti da tutti i comuni della provincia e oltre.

Chiesa e convento del Carmelo, Biblioteca Comunale – Dalla piazza si risalga per la via Abbate Scovazzo e, subito dopo l’edificio comunale, sulla destra si incontra il convento dei Carmelitani, sede della Biblioteca Comunale. Vale la pena fare una visita e chiedere alla Bibliotecaria di poter visionare il fondo antico, ricco incunaboli, cinquecentine, manoscritti e molte pubblicazione del ‘600 e del 700; vi si conserva anche una preziosa divisa militare appartenuta al Conte di Cavour e da lui donata al suo amico e prezioso collaboratore, Filippo Cordova, ed altri cimeli civili e militari.

Aidone-Cristo-di-Frate-Umile-da-PetraliaChiesa di Sant’Anna e Chiostro del convento – Svoltando a destra si raggiunge la via Fratelli Palermo, meta preferita dello struscio dei più giovani. La si percorra tutta fino alla piazza Vittorio Veneto e da lì si imbocchi la stretta via Sant’Anna, che si apre sul largo omonimo. La chiesa di Sant’Anna ha origini molto antiche, la tradizione vuole addirittura che fosse una moschea. Le sue fattezze attuali risalgono al XVII sec.. La chiesa, ad una sola navata, presenta uno stile architettonico semplice e disadorno che contrasta con la ricchezza barocca dell’altare centrale, finemente decorato con tarsie marmoree in bicromia, bianche e nere. Vi si conservano preziose tele, un’ acquasantiera del ‘500 di scuola gaginiana, e, nella Sacrestia, un prezioso armadio intarsiato, opera, si dice, di frate Innocenzo da Petralia.

Ma il più prezioso monumento conservato in questa chiesa è il Crocefisso in legno di Frà Umile Pintorno da Petralia del 1635 . Sul volto lo scultore riuscì mirabilmente ad imprimere i segni non solo dell’agonia e dello spasimo ma anche della serenità e quasi della gioia. Molti l’ hanno riconosciuto come il capolavoro tra i Crocefissi del Frate che adornano altre chiese in Sicilia.

Del convento dei Padri Riformati non restano che i ruderi dello splendido chiostro: il porticato con arcate sagomate da mattoni in cotto e poggianti su esili colonne in stile dorico.

ITINERARIO n° 3: San Michele, Villa Comunale e Museo Archeologico

Per questo terzo itinerario si può partire dalla piazza Vittorio Veneto, prospiciente la stretta via Sant’Anna, ma anche dalla solita piazza Umberto attraverso l’arco che porta alla villa Comunale o dalla angusta via sen: Camerata.

Percorrendo la via Sen. Camerata, sempre sulla sinistra, si incontra il rudere di San Michele. La chiesa , cui appartiene la torre, in parte diruta, sembra risalisse all’epoca medievale. La costruzione del convento risale al XVI secolo; è rimasto famoso per essere stato nel XVI secolo sede di un Tribunale segreto del tipo dell’Inquisizione. Fu probabilmente distrutto dal terremoto del 1693 e non più riedificato.

A pochi passi, continuando su per la salita, si entra nella parte alta della la Villa comunale. Questo giardino pubblico, costituito da una serie di viali riccamente e variamente alberati, è molto apprezzato per la magnifica vista che vi si gode e per la bellezza dei viali. Superati i viali alti, caratterizzati dall’originario boschetto di olmi e querce, si giunge alla porta superiore che dà sul largo “Torres Truppia”, dove si affaccia l’edificio della scuola Elementare e il Convento e la Chiesa dei Cappuccini, sede del Museo Archeologico. Il complesso risale ai primi decenni de 1600, la sua architettura è caratterizzata da linee sobrie e chiuse, quasi severe. La chiesa, adibita ad auditorium, era dedicata a San Francesco d’Assisi; è a navata unica, con due cappelle sul lato sud, e conserva pregevoli arredi e dipinti secenteschi. Dalla seconda cappella si accede ad una cripta e ad un antico sottopassaggio che la tradizione vuole sia collegato, attraverso un complesso sistema di cunicoli, agli altri conventi aidonesi. Interessante anche il chiostro, porticato su un solo lato, dal quale si accede al Museo, che ha trovato ospitalità nei locali del convento.

Si giunge infine sul corso Vittorio Emanuele II, un lungo balcone che si affaccia su un magnifico panorama, sede privilegiata delle passeggiate dei paesani di tutte le età.

Aidone-biblioteca-piazza-chiesa-CarmineLa Biblioteca Comunale di Aidone è ospitata nei locali dell’ex convento dei Carmelitani, in via Abate Scovazzo, a poche decine di metri dalla Piazza Cordova; è dedicata a Gaetano Scovazzo (Aidone 1782-Palermo 1868), il Ministro del Regno delle due Sicilie (1848), che nel 1868 donò i suoi 9600 volumi al Comune che gli aveva dato i natali perché costituisse una biblioteca a lui intestata. L’edificio che ospita la Biblioteca, in origine era un convento annesso alla chiesa della Madonna Del Carmelo; ora è occupato quasi per intero dalla Biblioteca; fino a qualche decennio fa oltre alla biblioteca ospitava le Scuole femminile e poi la Scuola Media “F. Cordova”. Oltre ai preziosi manoscritti, ai due incunaboli ed a numerose cinquecentine, conserva la divisa che Camillo Benso Conte di Cavour regalò all’amico Filippo Cordova; poi altre divise dello stesso Cordova e dello Scovazzo.

Nel 1934 vi si contavano oltre 15.000 volumi provenienti da varie donazioni: infatti nell’anno di fondazione l’esempio dello Scovazzo fu subito emulato dal Reverendo Francesco Ranfaldi, che legò alla biblioteca i suoi 800 libri, tra cui si trovavano le copie manoscritte dei Capibrevi di Giovanni Luca Barberi. Vi confluirono inoltre i 1500 volumi, provenienti dalle librerie dei Domenicani, dei Cappuccini e dei Padri Riformati, in seguito alla soppressione delle congregazioni e all’abbandono dei conventi, e i 1700 libri che avevano costituito la biblioteca popolare circolante fondata nel 1884 da alcuni benemeriti cittadini.

Aidone_bibliotecaAd arricchire ancora di più la biblioteca intervennero le donazioni del Commendatore Domenico Minolfi e l’intera biblioteca privata di Filippo Cordova.

In tal modo è venuta in possesso di opere di gran pregio; oltre ai preziosi manoscritti, conserva circatrecento cinquecentine e cinque incunaboli, i più antichi dei quali risalgono al 1493; sono due opuscoli di Alberto Magno -il “De duabus sapientiis et de recapitulatione omnium librorum astronomiae”, in tutto 12 pagine, e il “De natura ac immortalitate animi cum commento compendioso”, in tutto 81 pagine – entrambi stampati a Norimberga da Gaspare Hochfever nel 1493. Purtroppo questa ricco patrimonio è stato lasciato per decenni in stato di abbandono, costretto in stanze piccole e umide; nei vari trasferimenti molti tra i volumi più antichi sono rimasti confinati in casse di legno. Solo le operazioni di recupero eseguite nei locali dell’ex Scuola Media hanno permesso finalmente di portare alla luce, sottoponendoli ai dovuti restauri, quasi tutti i volumi conservati, ma alcuni ormai erano stati irrimediabilmente distrutti dall’umido, le muffe e i topi. Oggi finalmente è possibile consultarli agevolmente e vi si contano oltre 30.000 volumi.

Franca Cianta