Enna. Ricorso sull’assoluzione dell’imprenditore Gloria

E’ stato presentato ricorso alla Corte d’Appello contro l’assoluzione dell’imprenditore ennese Angelo Gloria, 40 anni da parte della Dda di Caltanissetta. Angelo Gloria è stato prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il pm Roberto Condorelli, coordinatore delle indagini effettuate dagli agenti della squadra mobile, diretti dal vicequestore Giovanni Cuciti, e che hanno portato all’operazione antimafia “Game Over”, ha deciso di opporsi alla sentenza; questa mattina al tribunale di Caltanissetta si aprirà proprio l’appello nei confronti di Angelo Gloria , difeso dagli avvocati Egidio La Malfa e Francesco Tavella. L’accusa viene sostenuta dal procuratore generale Ferdinando Asaro. Non è sicuro che questa mattina al Tribunale nisseno si operi concretamente perché in atto c’ è in corso una protesta degli avvocati. Angelo Gloria viene definito amico del boss Giancarlo Amaradio, quest’ultimo vicino a Gaetano Leonardo, e secondo la difesa non avrebbe commesso alcun reato, né vi sarebbe prova che vi stata alcuna collusione con la famiglia di Cosa Nostra. Giancarlo Amaradio, dopo l’arresto di Gaetano Leonardo, era diventato il personaggio di spicco della famiglia ennese di Cosa Nostra, ma con Angelo Gloria c’era un’amicizia sin dall’infanzia, abitavano nello stesso quartiere, ma nessun contatto su attività malavitose tra i due, ne d’altra parte non ci sono episodi che legano i due amici in operazioni di stampo mafioso. La sentenza di primo grado parte da questo punti fondamentali, grande amicizia, ma nulla di più e Gloria non mai operato nell’interesse dalla famiglia. L’accusa invece la pensa diversamente tanto è vero che il pm Condorelli, nella sua requisitoria, aveva chiesto la condanna di Angelo Gloria a 9 anni di carcere, evidenziando che le prove c’erano per giungere a una condanna per concorso esterno, dati i contatti accertati dagli agenti della Mobile tra lui a Amaradio, inoltre è stata accertata la presenza di Gloria in posti e ore dove c’erano gli agenti che seguivano i movimenti di Giancarlo Amaradio.